gesù l'ebreo

  di domenico loreto  

 

Il romanzo di Dan Brown "Il Codice da Vinci" e il saggio di Corrado Augias e Mauro Pesce "Inchiesta su Gesù" sono diventati bersaglio polemico di certi settori ecclesiali nostalgici forse dell'Indice dei libri proibiti e della Santa Inquisizione. L'autore americano dà la sua versione sulla leggenda del Santo Graal e ci costruisce sopra una trama poco avvincente in cui l'Opus Dei vuole uccidere gli ultimi appartenenti ad una setta discendente dai Cavalieri Templari, custode della verità sul Graal. Santo Graal sarebbe appunto una deformazione di Sang Real e la discendenza reale è quella nata dall'unione carnale del Cristo con la Maddalena secondo Brown raffigurata accanto a Gesù nell'"L'ultima Cena" di Leonardo da Vinci.
Il saggio di Augias, giornalista di Repubblica e Pesce, storico del cristianesimo e biblista, docente all'università di Bologna, nella forma dell'intervista-dialogo, fa il punto sulle conoscenze storiche intorno alla figura di Gesù. Ripercorriamo con gli autori il costituirsi dell'insieme dei Vangeli riconosciuti dalla Chiesa e apprendiamo che i nomi di Matteo, Marco, Luca e Giovanni non si riferiscono a singoli compilatori ma a più autori poi riuniti e i quattro vangeli appartengono a periodi diversi anche distanti dalla morte del Maestro.
Chi era dunque l'uomo che ha cambiato la storia? Gesù-Yehosua, figlio di Giuseppe e Maria, era un ebreo, affermazione questa solo in apparenza ovvia perché l'ebraicità di Gesù è spesso sottaciuta per vedere in lui l'oppositore dell'Ebraismo. Ma gli strali polemici di Gesù contro i Farisei o le sue interpretazioni originali della Legge non contraddicono il suo essere per altri riguardi un ebreo ortodosso, fedele alla Torah. Indossava il Tallit, il manto di preghiera degli ebrei con le frange annodate, particolare questo ricordato due volte da Matteo ma che sparisce nell'iconografia tradizionale. Era monoteista, come ogni ebreo, e credeva nella resurrezione dei corpi non solo dell'anima, variante questa che il Cristianesimo prenderà dalla cultura ellenistica. Gesù rispettava le prescrizioni alimentari della Bibbia, come fanno ancora oggi gli ebrei ortodossi, e preparava i suoi adepti all'avvento imminente del Regno di Dio, una sorta di Era felice dove Israele avrebbe prosperato nella pace, sotto la guida di Dio, e sarebbe divenuta un modello per gli altri popoli.
Gesù pregava da ebreo; nel Padre Nostro parla della santificazione del nome di Dio e del perdono dei peccati non in forza del suo sacrificio ma per una sorta di condono a catena: Dio rimette i nostri peccati come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La parabola evangelica del padrone che rimette un debito al suo servo è emblematica perché poi il padrone punisce il servo cattivo quando scopre che lui ha ucciso un suo debitore insolvente. Ma il suo messaggio era rivolto solo alle pecorelle smarrite di Israele, i gentili cioè i non ebrei solo molto tempo dopo la sua morte saranno raggiunti per mezzo della predicazione degli apostoli. Ma il Cristianesimo per vivere e prosperare dovrà rendersi più simile ai diversi contesti culturali e sociali dell'immenso impero di Roma e spesso distinguersi dalla sua matrice ebraica. Nel corso dei secoli, tale opposizione all'Ebraismo nei popoli cristiani muterà spesso in odio verso gli ebrei uccisori di Dio con le conseguenze nefaste che tutti conosciamo e che ancora pesano sulla nostra storia attuale.

chi è l'uomo che ha cambiato la storia?