buon compleanno unione

  di michele accolla  

 

Tra qualche giorno sarà un anno dall'elezione della maggioranza di centrosinistra che esprime il governo Prodi. Certo di fiato per spegnere la prima candelina non ne rimane molto. È stato un anno vissuto pericolosamente, con alcuni risultati importanti, ma con un costante affanno, con tante crisi annunciate, momenti di grande difficoltà, e perfino le dimissioni risolte con il rinvio alle Camere e il voto di fiducia solo qualche settimana fa.
Auguriamo a Prodi e alla sua maggioranza un buon compleanno e tanti ancora di questi giorni.
Ma dal governo Prodi ci saremmo aspettati iniziative e provvedimenti di pacificazione e ricostruzione del tessuto sociale e identitario del nostro paese, quel tessuto devastato dai cinque lunghi anni del governo Berlusconi.
Ci saremmo aspettati la lenta, faticosa, ma ineludibile, costruzione di un clima il più possibile unitario, che rendesse sostenibili gli sforzi del risanamento economico.
Sembra invece di vivere un clima da assalto alla vertenza che meglio rappresenta l'impegno di ogni gruppo, meglio se piccolo ma determinante per gli equilibri della maggioranza, nel quale spicca l'atteggiamento di una parte della sinistra radicale, che pretende di essere 'di lotta e di governo', con comportamenti, anche di singoli parlamentari, al limite dell'irresponsabilità e del ricatto politico.
Eppure avevamo sperato in un rasserenamento della società che, spianate le barricate delle reciproche appartenenze, permettesse di aprire un confronto sereno sui temi del nuovo modello di società.
Un disegno di società, uno sfondo verso cui proiettare il futuro dello stare assieme, nella stessa società, anche fra diversi, è proprio quello che sembra mancare oggi al centrosinistra. La foga di abbattere i tabù di un modello sociale, i valori che, piaccia o no, ne hanno regolato e guidato le modalità di aggregazione, allarma e inquieta gran parte del paese reale.
La vertenza dell'allargamento della base americana di Vicenza ha finito per rappresentare la caricatura di un governo guerrafondaio.
Ma è lo stesso governo cha ha ritirato a pochi mesi dal suo insediamento i nostri militari dall'Iraq e ha deciso la chiusura della base militare americana della Maddalena. Quando Zapatero ritirò le truppe spagnole dall'Iraq fu elevato a eroe del pacifismo mondiale, un esempio da seguire. Quando sono tornati i nostri militari è sembrato non importasse granché a nessuno; poche righe nelle cronache dei giornali, e giù a suonarsele sulla legge finanziaria.
E il recupero dei ruolo internazionale del nostro paese? E il seggio al consiglio di sicurezza ONU? Per non dire delle questioni economiche, del risanamento, questioni drammatizzate in modo angosciante fino a qualche mese fa e oggi liquidate come risultati quasi scontati, banali. Si preferisce sottolineare, con incredibile autolesionismo e tafazziana tenacia, i temi che dividono piuttosto che quelli che uniscono. Le inevitabili insufficienze piuttosto che i risultati raggiunti, che pure ci sono. Si sente forte la mancanza di una cultura maggioritaria di riferimento, capace di interpretare la modernità, di parlare e dare risposte alle sensibilità e ai nuovi soggetti della società di oggi.
Non bisogna nascondere le importanti differenze, su alcuni temi soprattutto, che esistono tra le varie componenti della maggioranza, ma è un errore il rifiuto di lavorare alla costruzione uno spazio politico condiviso, oltre le identità di provenienza, in cui elaborare le soluzioni di sintesi, laddove possibile. L'obiettivo deve essere quello di governare la società intera, nella sua complessità, solo così si porrà il freno alle tentazioni del ritorno a una cultura del governo dei ceti maggioritari con l'emarginazione politica dei segmenti più radicali, perché questo è sostanzialmente il centrismo.
Andando avanti così, con questa litigiosità che stanca e sfinisce gli italiani, compresi i più motivati, oltre a vanificare l'ottimo lavoro di gran parte del governo e dello stesso Prodi, ci ritroveremo presto una nuova maggioranza pronta a banchettare per scialacquare le risorse tanto faticosamente recuperate con la dura politica di risanamento.

un anno dopo le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006

du' ggiorni perzi a parla' der monno e bbastava chiede' a Pallaro: 'a Palla', che voti?»
(Francesco Storace dopo il voto di fiducia al Senato al Governo Prodi)