|
|
Tra qualche giorno sarà un
anno dall'elezione della maggioranza di centrosinistra che esprime il
governo Prodi. Certo di fiato per spegnere la prima candelina non ne
rimane molto. È stato un anno vissuto pericolosamente, con alcuni
risultati importanti, ma con un costante affanno, con tante crisi annunciate,
momenti di grande difficoltà, e perfino le dimissioni risolte
con il rinvio alle Camere e il voto di fiducia solo qualche settimana
fa.
Auguriamo a Prodi e alla sua maggioranza un buon compleanno e tanti ancora
di questi giorni.
Ma dal governo Prodi ci saremmo aspettati iniziative e provvedimenti di
pacificazione e ricostruzione del tessuto sociale e identitario del nostro
paese, quel tessuto devastato dai cinque lunghi anni del governo Berlusconi.
Ci saremmo aspettati la lenta, faticosa, ma ineludibile, costruzione di
un clima il più possibile unitario, che rendesse sostenibili gli
sforzi del risanamento economico.
Sembra invece di vivere un clima da assalto alla vertenza che meglio rappresenta
l'impegno di ogni gruppo, meglio se piccolo ma determinante per gli equilibri
della maggioranza, nel quale spicca l'atteggiamento di una parte della
sinistra radicale, che pretende di essere 'di lotta e di governo', con
comportamenti, anche di singoli parlamentari, al limite dell'irresponsabilità e
del ricatto politico.
Eppure avevamo sperato in un rasserenamento della società che, spianate
le barricate delle reciproche appartenenze, permettesse di aprire un confronto
sereno sui temi del nuovo modello di società.
Un disegno di società, uno sfondo verso cui proiettare il futuro
dello stare assieme, nella stessa società, anche fra diversi, è proprio
quello che sembra mancare oggi al centrosinistra. La foga di abbattere
i tabù di un modello sociale, i valori che, piaccia o no, ne hanno
regolato e guidato le modalità di aggregazione, allarma e inquieta
gran parte del paese reale.
La vertenza dell'allargamento della base americana di Vicenza ha finito
per rappresentare la caricatura di un governo guerrafondaio.
Ma è lo stesso governo cha ha ritirato a pochi mesi dal suo insediamento
i nostri militari dall'Iraq e ha deciso la chiusura della base militare
americana della Maddalena. Quando Zapatero ritirò le truppe spagnole
dall'Iraq fu elevato a eroe del pacifismo mondiale, un esempio da seguire.
Quando sono tornati i nostri militari è sembrato non importasse
granché a nessuno; poche righe nelle cronache dei giornali, e giù a
suonarsele sulla legge finanziaria.
E il recupero dei ruolo internazionale del nostro paese? E il seggio al
consiglio di sicurezza ONU? Per non dire delle questioni economiche, del
risanamento, questioni drammatizzate in modo angosciante fino a qualche
mese fa e oggi liquidate come risultati quasi scontati, banali. Si preferisce
sottolineare, con incredibile autolesionismo e tafazziana tenacia, i temi
che dividono piuttosto che quelli che uniscono. Le inevitabili insufficienze
piuttosto che i risultati raggiunti, che pure ci sono. Si sente forte la
mancanza di una cultura maggioritaria di riferimento, capace di interpretare
la modernità, di parlare e dare risposte alle sensibilità e
ai nuovi soggetti della società di oggi.
Non bisogna nascondere le importanti differenze, su alcuni temi soprattutto,
che esistono tra le varie componenti della maggioranza, ma è un
errore il rifiuto di lavorare alla costruzione uno spazio politico condiviso,
oltre le identità di provenienza, in cui elaborare le soluzioni
di sintesi, laddove possibile. L'obiettivo deve essere quello di governare
la società intera, nella sua complessità, solo così si
porrà il freno alle tentazioni del ritorno a una cultura del governo
dei ceti maggioritari con l'emarginazione politica dei segmenti più radicali,
perché questo è sostanzialmente il centrismo.
Andando avanti così, con questa litigiosità che stanca e
sfinisce gli italiani, compresi i più motivati, oltre a vanificare
l'ottimo lavoro di gran parte del governo e dello stesso Prodi, ci ritroveremo
presto una nuova maggioranza pronta a banchettare per scialacquare le risorse
tanto faticosamente recuperate con la dura politica di risanamento.
un
anno dopo le elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006
du'
ggiorni perzi a parla' der monno e bbastava chiede' a Pallaro: 'a
Palla', che voti?»
(Francesco Storace dopo il voto di fiducia al Senato al Governo Prodi) |
|