una avventura da affrontare insieme

  di roberto de benedictis  

 

Ad aprile, il congresso nazionale dei Democratici di Sinistra deciderà se e come avviare la fase costitutiva del Partito Democratico. Molti di noi, impegnati con convinzione nei DS, abbiamo deciso dopo lunga riflessione che parteciperemo a questo percorso.
Non per lasciarci alle spalle la sinistra ed i valori del socialismo, che rimangono nostri punti di riferimento, ma per stringere intorno ad essi nuove alleanze, oltre le definizioni e gli schieramenti di rito: chi conosce la realtà, sa bene infatti quanta distanza corra fra il comodo dichiararsi e il fare cose “di sinistra” e quanto concretamente, in altri ambiti politici o culturali, sia vissuto l’impegno per gli ultimi da parte di tanti con cui domani potremmo condividere uno stesso partito.
Non per uccidere il partito che abbiamo, come è nella preoccupazione di alcuni, ma per fecondarne un altro: anche in politica generare qualcosa da sé, esserne padri senza pretendersi eterni, non ci sembra affatto una maniera di morire bensì di vivere.
Non per inseguire dentro i DS nuovi equilibri e ruoli: rinnovamento ed allargamento sono sempre nostri obiettivi, oltre le regole dell’appartenenza ed a dispetto di chi, facendosene scudo, ancora s’illude di poter mantenere tutto nelle mani proprie ed in quelle di pochi accoliti.
E nemmeno per rinnegare legami ed amicizie profonde: rispetto a tanti compagni con i quali abbiamo condiviso valori comuni, ci differenziano oggi le modalità con cui darvi seguito e corpo, ma non i valori stessi, che rimangono intatti e che ancora ci vedranno insieme.
Il Partito Democratico non è una certezza ma una possibilità. Non abbiamo la sfera di cristallo per essere certi che sarà un successo o un fallimento, dunque non ci iscriviamo alla lista degli scettici né a quella tifosi, bensì avvertiamo tutta la nostra responsabilità nel dire che molto dipenderà dalle donne e dagli uomini che vi prenderanno parte. Per questo ci sembra doveroso non tirarci indietro, perché non sia solo la somma di ceti dirigenti ma un partito nuovo e plurale, che interpreti la nuova società italiana e le dia risposte nel contesto dei mutamenti mondiali che la coinvolgono.
Per segnare l’adesione a questo percorso, in molti abbiamo sottoscritto il documento pubblicato all’interno di questo giornale. Qui sento il bisogno di sottoporre la stessa scelta a quanti abbiano condiviso con noi, in questi anni, il medesimo impegno politico e civile. Perché se è vero che in questa provincia una significativa parte della società si è riconosciuta in ciò che abbiamo fatto e, non ultimo, anche in ciò che questo giornale ha rappresentato e detto, divenendo altresì area di visibile consenso politico, integrando e fondendo ambiti della cultura laica, di quella socialista e di quella cattolica, esponenti del volontariato sociale o del mondo delle professioni, uomini e donne di ogni ceto sociale, io credo che proprio quest’area rappresenti oggi una base forte di quel Partito Democratico che serve. E che, non meno di altre, abbia il diritto e possa sentire il dovere di impegnarsi unita in questa avventura.

il dibattito sul partito democratico

«un uomo con un'idea nuova è un matto finché quell'idea non ha successo» (Mark Twain)