|
|
Ad aprile, il congresso nazionale
dei Democratici di Sinistra deciderà se e come avviare la fase
costitutiva del Partito Democratico. Molti di noi, impegnati con convinzione
nei DS, abbiamo deciso dopo lunga riflessione che parteciperemo a questo
percorso.
Non per lasciarci alle spalle la sinistra ed i valori del socialismo, che
rimangono nostri punti di riferimento, ma per stringere intorno ad essi
nuove alleanze, oltre le definizioni e gli schieramenti di rito: chi conosce
la realtà, sa bene infatti quanta distanza corra fra il comodo dichiararsi
e il fare cose “di sinistra” e quanto concretamente, in altri
ambiti politici o culturali, sia vissuto l’impegno per gli ultimi
da parte di tanti con cui domani potremmo condividere uno stesso partito.
Non per uccidere il partito che abbiamo, come è nella preoccupazione
di alcuni, ma per fecondarne un altro: anche in politica generare qualcosa
da sé, esserne padri senza pretendersi eterni, non ci sembra affatto
una maniera di morire bensì di vivere.
Non per inseguire dentro i DS nuovi equilibri e ruoli: rinnovamento ed
allargamento sono sempre nostri obiettivi, oltre le regole dell’appartenenza
ed a dispetto di chi, facendosene scudo, ancora s’illude di poter
mantenere tutto nelle mani proprie ed in quelle di pochi accoliti.
E nemmeno per rinnegare legami ed amicizie profonde: rispetto a tanti compagni
con i quali abbiamo condiviso valori comuni, ci differenziano oggi le modalità con
cui darvi seguito e corpo, ma non i valori stessi, che rimangono intatti
e che ancora ci vedranno insieme.
Il Partito Democratico non è una certezza ma una possibilità.
Non abbiamo la sfera di cristallo per essere certi che sarà un successo
o un fallimento, dunque non ci iscriviamo alla lista degli scettici né a
quella tifosi, bensì avvertiamo tutta la nostra responsabilità nel
dire che molto dipenderà dalle donne e dagli uomini che vi prenderanno
parte. Per questo ci sembra doveroso non tirarci indietro, perché non
sia solo la somma di ceti dirigenti ma un partito nuovo e plurale, che
interpreti la nuova società italiana e le dia risposte nel contesto
dei mutamenti mondiali che la coinvolgono.
Per segnare l’adesione a questo percorso, in molti abbiamo sottoscritto
il documento pubblicato all’interno di questo giornale. Qui sento
il bisogno di sottoporre la stessa scelta a quanti abbiano condiviso con
noi, in questi anni, il medesimo impegno politico e civile. Perché se è vero
che in questa provincia una significativa parte della società si è riconosciuta
in ciò che abbiamo fatto e, non ultimo, anche in ciò che
questo giornale ha rappresentato e detto, divenendo altresì area
di visibile consenso politico, integrando e fondendo ambiti della cultura
laica, di quella socialista e di quella cattolica, esponenti del volontariato
sociale o del mondo delle professioni, uomini e donne di ogni ceto sociale,
io credo che proprio quest’area rappresenti oggi una base forte di
quel Partito Democratico che serve. E che, non meno di altre, abbia il
diritto e possa sentire il dovere di impegnarsi unita in questa avventura.
il
dibattito sul partito democratico
«un uomo con un'idea nuova è un matto finché quell'idea
non ha successo» (Mark Twain) |
|