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La costruzione di un soggetto politico
come il Partito Democratico richiede uno “spirito ideale” che
affonda le radici diverse idealità politiche.
Occorre avere la consapevolezza che questo soggetto, “Partito Democratico” non
sembra nascere dai migliori auspici, tutto sembra andare contro. In questi
mesi il dibattito sulle radici del partito democratico è parso più paradossale.
Siamo stati socialisti, Comunisti, riformisti, cattolici democratici, democristiani,
cattocomunisti?
A mio parere siamo stati tutti e nessuna di questa radice dovremmo rinunciare.
Non ci vogliamo separare da quei ideali perché sono la base solida
per dare origine qualcosa di nuovo, che vada in una direzione nuova, che
dia un modo nuovo di creare un rapporto tra cittadino-elettore e cittadino-aderente.
Ma per fare questo bisogna scongiurare che il partito democratico diventi
alla fine la somma di due partiti. Per evitare questo c’è bisogno
di metodologie politiche nuove che devono basarsi su alcune basi fondamentali:
Prima base: la corresponsabilità. Per anni la parola “partecipazione” ha
dato il senso del nostro agire e partecipare alla Politica. Ma con il Partito
Democratico non basta. L’articolo 2 della Costituzione recita che “la
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo,
sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e
richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,
economica e sociale”
A ciascuno di noi la Repubblica ci chiede di essere responsabili degli
altri e di non derogare a nessuno il nostro agire politico.
Questo ci aiuta verso un modello di politica dove il cittadino è protagonista
non solo nella partecipazione, ma anche nella corresponsabilità delle
scelte del partito. Questo comporta che ogni scelta sia consapevole e condivisa
con tutti gli aderenti, che svolgono funzioni di progetto politico e di
controllo.
La seconda base: la fraternità. La rivoluzione francese ci ha illuminato.
Da quella esperienza nacque l’idea di una politica basata sui tre
elementi naturali dell’uomo: la libertà, l’uguaglianza,
e la fraternità.
Da quella esperienza sono nati due modelli di politica. Il liberismo che
ha portato a politiche economiche che hanno portato sfruttamento, ricchezza
per pochi, il mercato che comanda non solo la politica, ma l’uomo
stesso.
L’altro tentativo è stato il Comunismo, dove a fronte di un
sistema rigidamente egualitario ha fatto si che le persone fossero veri
schiavi dello Stato ed un ideale forzatamente in possesso di una oligarchia.
Il terzo modello, non provato, è quello della fraternità,
dell’essere corresponsabili. Le decisioni, le scelte, l’impegno
ha senso solo nella misura sia condiviso. Il partito democratico deve tendere
a questo modello della politica.
La terza base: il dogma del dialogo come agire politico. In politica i
Dogmi non esistono, ma ogni politico tende ad essere dogmatico, cioè pensa
di portare verità assolute. Questo porta frizioni, personalismi
e incapacità di dialogo. Dobbiamo essere desiderosi di confrontarci
con gli altri partiti, con la società, per migliorarci. Un nuovo
rapporto che dia occasioni di relazioni, spazi di dialogo, elementi di
crescita a coloro chiedono una Italia più giusta e meglio vivibile
La quarta base: uno stile Democratico. Che senso ci sarebbe se non saremo
in grado di realizzare uno stile di “partito democratico” nelle
sue fondamenta, nelle sue organizzazione, andando a sperimentare nuove
forme di adesione, basate anche su vecchi stili. Se non si attuerà questo
stile, il partito Democratico sarà solo la somma di due partiti
e questa sarebbe il più grande fallimento politico dall’Unità d’Italia
in poi.
La quinta base: il ricambio della dirigenza. Ma la vera domanda sarà basata
sulla scelta della classe dirigente e come garantire il ricambio generazionale.
Ci sono zone del paese che il ricambio avviene lentamente, e attraverso
il continuo pescare della nuova classe dirigente nel sindacato.
Questo non è più possibile.
il
progetto del partito demoratico |
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