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In Sicilia la questione ambientale è sempre
fonte di contraddizioni e terreno di scontro tra le forze politiche e
tra queste e la società civile.
Seppure abbia un po’ il sapore del compromesso, il decreto interministeriale
con il quale i ministri dell’ambiente Pecoraro Scanio, dello sviluppo
economico Bersani e della sanità Turco hanno sospeso le autorizzazioni
alle emissioni dei quattro megainceneritori di Augusta, Paternò,
Palermo e Agrigento, risponde (finalmente!) alle attese dei cittadini siciliani
ed alle infinite e fondate denunce delle associazioni ambientaliste. Ce
ne sono volute di battaglie, mobilitazioni e lotte per arrivare ad uno
stop temporaneo che non è ancora il definitivo e sacrosanto annullamento
del mostruoso Piano Rifiuti di Totò Cuffaro.
Il governo Prodi, oltre ad aver avviato una politica energetica volta a
favorire le rinnovabili e a ridurre le emissioni di gas climalteranti,
sembra adesso voler affrontare le emergenze ambientali e sanitarie collegate
alla Sicilia ed ai suoi poli industriali. Anche la Commissione Ambiente
del Senato, per iniziativa del Sen. Francesco Ferrante, ha deliberato di
condurre un’indagine conoscitiva sulle condizioni ambientali e sanitarie
delle aree industriali di Priolo, Gela e Milazzo.
L’indagine ha tra i suoi obiettivi pure quello di individuare gli
strumenti per rendere compatibile – nei fatti e non solo nelle dichiarazioni
di principio – l’industria chimica ed energetica con l’ambiente
e la salute di lavoratori e popolazioni.
E mentre Cuffaro grida al complotto politico per il temporaneo stop ai
suoi inceneritori, gli assessori della sua giunta e componenti della stessa
maggioranza bloccano i porti siciliani per impedire l’arrivo dei
rifiuti campani, manifestano a Gela contro l’uso del petcoke (ma
non erano gli stessi che 2002 insultavano la Magistratura e facevano emettere
a Berlusconi quel famoso decreto che trasformava il petcoke da rifiuto
in combustibile?) e si oppongono alla realizzazione dei rigassificatori
a Priolo ed a Porto Empedocle.
Questi nuovi paladini dell’ambiente – che sul tema del petcoke
e dei rigassificatori, ma non sul ponte sullo Stretto – scoprono
inedite sintonie con le associazioni ambientaliste e con i cittadini delle
aree a rischio, sono però schierati con Cuffaro e la lobby degli
inceneritori per ciò che riguarda il business dei rifiuti.
In questa situazione, nella quale sarebbe opportuno che si facesse leva
sulle contraddizioni per renderle insopportabilmente evidenti ed ottenere
una radicale modifica delle politiche cuffariane in campo ambientale, è sorprendente
lo scarso attivismo della sinistra siciliana, forse più interessata
a stabilire l’assetto del futuro partito democratico piuttosto che
a governare le emergenze e determinare quelle scelte fondamentali che avranno
effetti di lunghissima durata nell’isola.
A questo torpore della sinistra contribuisce il recente intervento a Palermo
del segretario dei DS, Piero Fassino, il quale ha sostenuto la bontà e
l’utilità di realizzare i rigassificatori in Sicilia e aggiunto
che bisognerà ritornare al nucleare. La sinistra siciliana ha ora
due compiti: ritrovare la vitalità e le ragioni del chiamarsi sinistra,
spiegare a Fassino che le sciocchezze, anche se dette da lui, restano sciocchezze.
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