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La riforma del sistema-turismo in
Sicilia che la Legge Regionale 10/2005, voluta e quasi imposta dall’allora
assessore regionale al turismo Fabio Granata nonostante molti dubbi e
resistenze parlamentari che fecero quasi entrare in crisi il governo
Cuffaro (il Governatore si presentò in aula a Palazzo dei Normanni
minacciando le dimissioni se la Legge non fosse stata approvata), , avrebbe
dovuto introdurre sembra avviarsi a diventare una delle tante occasioni
perdute per la Sicilia. Quella Legge continua a restare, nei suoi aspetti
più importanti ed innovatori, inapplicata e il nuovo assessore
regionale al Turismo Dore Misuraca ha più volte manifestato il
convincimento che andrebbe modificata sostanzialmente. Una Legge, insomma,
nata sotto una cattiva stella e che conteneva parecchie contraddizioni
applicative così come è emerso nel tempo. In particolare
non si è riusciti ancora a dare applicazione agli articoli che
prevedevano la soppressione delle Aziende Autonome Provinciali per il
Turismo (APIT), delle aziende Autonome Turismo (AST), il passaggio delle
competenze delle APIT alle Province, la istituzione dei Servizi Turistici
locali quali Uffici periferici dell’assessorato regionale al turismo,
la regolamentazione dei Distretti Turistici previsti dalla normativa
quali strumenti di promozione e sviluppo turistico del territorio. Insomma
la parte più sostanziale e innovativa della Legge resta al palo.
Le difficoltà di ordine amministrativo ed economico che hanno impedito
e ritardato finora l’applicazione delle parti sopra ricordate della
Legge, avevano suggerito al Governo Cuffaro di presentare in aula, durante
la discussione sulla Legge finanziaria 2007, un emendamento che prevedeva
la modifica della Legge 10/2005 per quanto riguarda APIT e AST, con l’istituzione
di un nuovo Ente territoriale su base provinciale (EPAT – Ente Provinciale
Attività Turistiche) che avrebbe assorbito APIT e AST e gestito
sul territorio provinciale la promozione turistica e le attività amministrative
connesse al settore turismo. Sembrava una soluzione di buon senso, immediatamente
applicabile, che avrebbe risolto i problemi legati alla gestione del personale
delle due aziende, che rispondeva alle esigenze poste dalle province di
vedere riconosciute le competenze in materia di turismo così come
previsto dalla Legge istitutiva delle stesse province, che veniva incontro
alle esigenze degli operatori del settore di avere a livello locale un
interlocutore che li accompagni e li sostenga nelle loro iniziative, che
avrebbe razionalizzato il sistema di gestione locale del settore turistico
attraverso l’eliminazione di doppioni amministrativi (due Enti quasi
fotocopia APIT e AST) che avrebbe semplificato nel complesso le procedure
burocratiche. Ma questo emendamento è stato bocciato in aula (è stato
una delle vittime illustri dei veti incrociati e dei conflitti in seno
alla maggioranza che hanno caratterizzato l’iter della finanziaria
regionale 2007).
Ora si torma ai blocchi di partenza, cioè agli stessi problemi.
Intanto il governo regionale per correre ai ripari ha dovuto presentare
in extremis, durante la discussione sulla finanziaria, un ulteriore emendamento,
approvato, col quale si proroga al 30 settembre 2007 l’attività delle
APIT e delle AST, per evitare un pericoloso vuoto normativo ed amministrativo.
Si ricomincia, dunque, ma non sembra ci siano le idee chiare.
Nel frattempo il settore turismo in Sicilia, che gode fortunatamente di
un momento di crescita in termini di arrivi e presenze e di investimenti,
non riesce a trovare, a livello regionale e a livello locale, una sistemazione
istituzionale chiara e definitiva che ne consenta il governo per poterne
progettare il futuro. E si continua con molta improvvisazione, con i vecchi
particolarismi municipalistici (ognuno fa per se credendo di poter fare
tutto), senza una programmazione chiara di quale sviluppo turistico vogliamo.
Perché non esiste un solo modello di sviluppo turistico ed ogni
scelta comporta conseguenze significative in termini strettamente economici
( ricadute di ricchezza sul territorio) ed in termini più ampi di
sostenibilità ambientale e di configurazione dello stesso territorio.
Basti pensare al dibattito, giustamente molto acceso, che si registra a
Siracusa in merito ai grandi insediamenti turistico-alberghiero come i
villaggi turistici.
A tal proposito occorrerebbe chiedersi: quali sono le risorse più attraenti,
che hanno più appeal, sul mercato turistico nazionale e internazionali?
Nessun dubbio: città d’arte, bellezze naturali, buona cucina,
servizi di qualità. E poi: la capacità di generare emozioni
positive: un continuum senza intervalli tra alta tecnologia, raffinatezza,
eleganza presente nelle città e nei borghi, esuberanza nell’offerta
di bellezza, sensazione di vivere un tempo intenso.
Tutto ciò significa che la nostra provincia deve saper orientare
quella che comunemente viene chiamata offerta turistica, verso la “persona” che
si muove ed entra in contatto con il territorio siracusano per un periodo è più o
meno lungo e deve trovare facilmente le chiavi di lettura per fruirlo appieno.
La formula vincente è quella di un mix di eccellenza e arte. Esempio:
offrire ipotesi di soggiorno integrate che abbinano alla visita culturale
di una città d’arte un periodo di vacanza in una località balneare.
una
legge nata sotto una cattiva stella
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