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Non sono un critico d’arte.
Prendo la parola anzitutto per un testimonianza di amicizia nella quale
si addensano ricordi sui quali si proietta l’ombra di una profonda
tristezza. Voglio aggiungere che essendo un professionista del diritto
nel mio spirito è vivo il significato di un etima profonda ed
antica.Carmen non fu nell’etimo soltanto espressione d’arte – fu
anche norma agendi. Esiste una genesi unica di tutte le manifestazioni
dello spirito umano nella quale si fondono intuizioni ed emozioni –C
he sono nelle radici espressioni d’arte: A ben riflettere è questa
radicalità artistica che si avverte in livelli esistenziali più alti.
Emilio Prazio scultore del ferro non conobbe le ufficialità patinate – anche
se non mancano cospicui riconoscimenti. Aveva vivo il pudore dei suoi
sentimenti e del suo mondo.
Ha vissuto tutti i momenti della sua vita come esperienza d’arte
riflettendo in ogni sua opera preziosi frammenti di una singolare vocazione
che non fu estranea alle contraddizioni del suo tempo pur nelle vibrazioni
inesauribili di una personalità non ancora interamente decifrata.
Il suo itinerario umano ed artistico da Bologna a Siracusa fu scandito
da ritmi evolutivi pur di dispari intensità ma sempre dominati da
empiti fortemente universalizzanti.
Il tratto umano era caratterizzato da disarmante semplicità e bontà.
Ricordo il mio ultimo incontro con Lui in occasione dei cent’anni
del sen. Di Giovanni.
Fu l’autore della targa – ricordo, partecipe della emozione
collettiva per un avvenimento indimenticabile e consapevole del suo significato
nella vita cittadina. Ma soprattutto consapevole della caducità di
tutte le vicende umane tristi e liete che erano in Lui motivo di una perenne
malinconia non sempre avvertita da interlocutori superficiali in quanto
avvolta di una garbata riservatezza.
Aveva intensamente vissuto ed intensamente sofferto – come per gli
uomini che lasciano un segno.
Così Lo abbiamo conosciuto ed interpretato.
Così Lo ricorderemo per sempre.La sua arte è stato il prisma
conoscitivo della realtà umana è l’apotesi della sua
intelligenza, emozione intuitiva dell’assoluto nella quale credeva:
emozione che non è un momento sensoriale o sentimentale – ma
un atto creativo, il più alto del quale l’uomo è capace – nel
quale il sogno dell’Artista si confonde con il senso dell’ignoto
da raggiungere, da scoprire.
E’ davvero la condizione evolutiva lo stato di grazia dell’artista.
Questo vale per tutti – il senso vero della vita si conquista quanto
si accende il lume della razionalità.Ma nei veri artisti come Emilio
Prazio – vi è un ambito di impenetrabilità le cui frontiere
sono inviolabili.Entro questa frontiera è il mistero dell’artista – in
questo mistero possiamo per tratti anche incerti avvertire quel magico
fenomeno di ogni vero artista – l’auto-oblio: che poi è la
tragicità silenziosa della sua vita che si manifesta nel drammatico
rapporto tra l’oblio e memoria. E’domandato: ma tutto questo
ha un senso?
Ha certamente un senso: e il senso vivo e palpitante della vita ossia la
tragedia vissuta e sofferta di ogni artista – ma anche di ciascun
uomo anche se non sempre con profonda consapevolezza.
Questi pensieri mi ha ispirato la straordinaria avventura artistica e umana
di un vero artista, di un grande amico, di un uomo che lascia traccia indelebile
nella cultura del nostro tempo.
trent'anni dalla sua morte |
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