Yes I am, young, socialist, european..

  di enzo quadarella  

 

Il tesseremanto del 2005 della Sinistra giovanile, portava come effige proprio questa affermazione forte; presa di posizione chiara e precisa, motto incoraggiante ed invitante: Sì, io sono giovane, socialista, europeo. Per caratterizzare ulteriormente la connotazione europea la trascinante affermazione era addirittura scritta in inglese.
Quel 2005 oggi, a poco più di un anno di distanza, sembra essere lontano anni luce, ere geologiche.
Oggi non si discute più della mutazione generazionale del socialismo, della connotazione europea che ridà dignità a quel nome e a quella ideologia, trasformandola, attualizzandola.
Non si discute della radice socialista dei Democratici di sinistra, della naturale predisposizione a “dire cose di sinistra”, della nuova concezione di “uomo socialista”.
Oggi si parla del Partito Democratico.
Ho riflettuto molto su questa “novità”, andando ad ogni incontro (pochi a dire il vero) e seguendo il dibattito a tutti i livelli. Sono giunto a delle conclusioni, credo ormai nette e precise sebbene qualche piccolo particolare risulti ancora sfuocato, come avvolto da una sottile pellicola di plastica.
Io sono contro il Partito Democratico.
Per una serie di ragioni ponderate che cercherò di esprimere in pochi punti.
Io mi chiedo : perché un partito nuovo? Su quali basi? Con quali motivazioni logiche o elettorali? Un partito è cosa ben diversa da una coalizione. Un partito non ha bisogno solo di un programma elettorale, ma di un progetto comune, di un comune sentire, di valori pienamente condivisi tali da diventare obiettivi comuni. La maggioranza di questi “valori”, è inutile girarci intorno, non sono affatto condivisi con la Margherita.
Parlando con molti amici di partito, quello che emerge, è che questa fusione rappresenta una scelta, assolutamente personale: siamo disposti a rinunciare al socialismo e al laicismo? Possiamo riconoscere la laicità di uno Stato nella capacità di perseguire il bene di tutti i suoi consociati indipendentemente dalla diverse convinzioni religiose. La sfera e i valori religiosi devono essere intesi come appartenenti alla coscienza di ogni cittadino e pur potendo condizionare l’agire politico, non possono essi stessi essere l’unico obiettivo di quell’agire. Molte componenti dei Ds sono cattoliche, ma assolutamente convinte della laicità dello Stato. Alcune frange consistenti della Margherita, invece, pretendono di realizzare attraverso gli strumenti della politica, una società del tutto regolata dalla dottrina cattolica ignorando che la società italiana non professa in toto quella religione. Questa sorta di “integralismo” cattolico, lontano dal concetto di laicità dello Stato, lontano dal concetto stesso di “buon cristiano”, trova, a mio giudizio, molto spazio nella Margherita. Ergo, la fusione con questo partito, implica la rinuncia, da parte nostra, a quello che è da sempre stato un nostro principio portante: la laicità dello Stato. Dovremmo dunque rinunciare al socialismo per vestire i panni di moderni, evoluti, europei democratici cristiani? Nulla di negativo in questo, ma è un passo importante, una trasformazione, una mutazione genetica di un partito i Ds, che è si vicino alla sinistra democristiana ma non è e non può essere la sinistra democristiana.
Altra nota dolente tutta interna ai Ds invece: chi ha deciso questo cambiamento epocale? A chi l’avete chiesto? Con quale “spinta dal basso” avete intrapreso una strada così importate?
E’ il metodo dunque che mi lascia perplesso. Sono assolutamente convinto che così non si crea nulla, si può solo distruggere.
Io mi sento e sono socialista. In un paese dove socialismo è stato sinonimo di craxismo, mi rendo conto essere poco credibile in questa mia affermazione. So però che il craxismo era parecchio lontano dalle idee socialiste, che oggi invece potremmo identificare in quelle di Zapatero.
In una Spagna paradossalmente più bigotta e condizionata dal cristianesimo dell’Italia, un socialista “puro”, un “riformista socialista” ha avuto il coraggio di affermare principi e attuare, nel concreto una politica socialista. Una politica di libertà, che vieti qualsiasi discriminazione razziale, di sesso e religiosa. Una politica che ha saputo essere anche dura, fin troppo forse, con l’emergenza migranti, ma è riuscita a rivoluzionare uno Stato spento, immobilizzato da anni di centrismo destrorso che l’aveva in parte rallentato. Una politica europea, che mira all’eguaglianza sostanziale, che ripudia, senza mezzi termini, lo jus ad bellum. Un socialismo dunque strappato dal novecento e rimodernizzato.
La Spagna di Zapatero è molto simile all’Italia. Siamo un paese che ha subito, per cinque anni, l’immobilismo di una destra vecchia. Siamo un paese che pensa in maniera antica, che cerca soluzioni a problemi nuovi utilizzando vecchi schemi inservibili e, a volte, deleteri.
Ecco perché questo “ritorno al passato”, questa “virata al centro” dei Ds mi lascia perplesso, confuso, amareggiato. Qualcuno scomoda Gramsci, qualcun altro Moro.
Forse è meglio non cercare basi ideologiche per un partito, il Pd, che non ha e non può avere radici, basi comuni, sentimenti di appartenenza forti e coalizzanti.
Credo che il Pd sia la risposta sbagliata ad un problema nuovo. Occorre guardare il mondo con altri occhi, da altre prospettive. Occorre dire le cose e farle. Occorre prendere decisioni nuove. Ma il Pd è gia vecchio prima di nascere.
Sono convinto che siano due le soluzioni per uscire dal pantano in cui il nostro paese sguazza:
lo svecchiamento della classe dirigente non solo anagrafico, ma soprattutto mentale, culturale. Devono cambiare le funzioni dei partiti, i politici stessi, i modi di fare politica, pena il collasso di un sistema oramai compromesso.
Noi, gente di sinistra, consci del fallimento del comunismo ma convinti dell’esigenza del socialismo; noi, con il cuore a sinistra, gente che vorrebbe che alle parole seguissero sempre i fatti, gente che si sbraccia per adeguare l’idea universale di uguaglianza alle esigenze moderne; noi gente comune, vogliamo si un riformismo drastico, ma lo vogliamo socialista. Vogliamo essere riformisti socialisti.
O forse, è meglio dire socialisti riformisti.

la posizione sul partito democratico del segretario della sinistra giovanile di siracusa