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“Il giornalista non è una
persona che vive al di fuori del mondo; è un cittadino al quale
il sistema democratico affida un lavoro che è quello di andare
a vedere e poi raccontare ad altri cittadini. Ma ciò non servirebbe
a nulla se per esempio il giornalismo d’inchiesta rimanesse fine
a se stesso”. Lo dice Fabrizio Gatti, al quale è stato assegnato
il Premio Fava 2007. Ha lo sguardo fermo, diritto. Come ferme, decise,
sono le sue parole…Lo abbiamo incontrato lo scorso 4 gennaio, al
Cine Teatro “King” di Palazzolo, ad un forum dal titolo “Persone
informate dei fatti. Il giornalismo d’inchiesta in Italia”,
al quale erano presenti anche i giornalisti Michele Gambino e Claudio
Fava.
Il forum è stato organizzato da Nuccio Gibilisco e Francesco Ortisi
per Agire Solidale e in collaborazione (come già è avvenuto
in passato per altre iniziative) con la Fondazione Nazionale Fava, in occasione
dell’istituzione di un premio intitolato al giornalista Giuseppe
Fava morto ammazzato dalla mafia il 5 gennaio 1984. “Le ragioni che
hanno indotto la Fondazione a pensare il Premio sono l’amore per
questo mestiere e la volontà di praticare il dovere della memoria”.
A dirlo è Claudio Fava. E in questa sua prima edizione il premio è stato
assegnato al giornalismo d’inchiesta che dice Michele Gambino “ è sempre
un momento in cui un giornalista si ferma e, molto spesso, dubita dei fatti”.
E’ questo che fa Fabrizio Gatti. E ad essere premiato è il
suo modo – libero - di fare il suo mestiere, il suo stare “con
la schiena dritta”. La sua concezione sull’essere un giornalista è la
stessa che era di Giuseppe Fava, maestro che Gatti non ha conosciuto personalmente
ma dal quale ha appreso la grande lezione del reporter che ha voglia di
raccontare le cose, di raccontare la verità. Il giornalista premiato è milanese,
scrive per “L’Espresso”. E’ l’inviato speciale
che, fingendosi per un mese addetto alle pulizie, ha scritto ancora una
delle sue memorabili inchieste giornalistiche - dopo quelle sui centri
di permanenza temporanea degli immigrati a Lampedusa e quella sul caporalato
mafioso legato alle migrazioni degli extracomunitari in Puglia, nel foggiano – questa
volta andando a vedere che cosa succede nei reparti del Policlinico Umberto
I di Roma, e scoprendo una realtà drammatica, infernale, incivile,
che è sotto gli occhi di tutti. Egli, con una interessante chiave
di lettura ha affermato che in una inchiesta è importante non solo
l’autore ma anche il pubblico. “Il compito del lettore, e quindi
del cittadino, è quello di assumersi la responsabilità di
decidere – e si decide quando si è informati altrimenti non
si può essere liberi – e di migliorare le cose. In questo
senso l’inchiesta ha due autori: giornalista e pubblico. Il giornalista
deve fare i conti con la realtà che lo circonda e le inchieste possono
anche cadere nel vuoto; e in Italia c’è poca possibilità di
fare le inchieste giornalistiche. Lo dimostra il fatto che in Parlamento
c’è un gran numero di persone condannate…”. E
ancora: “L’onestà della politica – che è occuparsi
dell’interesse di tutti i cittadini – è uno dei beni
che i cittadini devono pretendere, perché se rinunciano a questo
vuol dire che qualcosa non ha funzionato, o che è stato condonato
o perdonato qualcosa”. In una tale situazione non c’è spazio
per la libertà d’informazione. “No, altrimenti non ci
sarebbero episodi di giornalisti uccisi come Giuseppe Fava e di giornalisti
isolati o dimenticati; o non ci sarebbero scrittori come Roberto Saviano,
costretto a vivere sotto scorta per quello che ha scritto. Non ci sarebbero
regioni sottoposte al peso della criminalità. La libertà è un
diritto, è uno status che nessuno ci regala e il giornalista esercita
uno degli ambiti della libertà; poi è necessario che ci siano
i cittadini che applicano questa libertà, altrimenti questo lavoro
cade nel vuoto”. Conclude così il suo intervento . E’ commosso.
A proposito del premio - che gli è stato consegnato il 5 gennaio
al centro culturale “Zo” di Catania - dice che esso non va
a lui ma al suo lavoro. E lo dedica a coloro che soffrono.
la
prima edizione del premio fava a palazzolo |
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