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| di giuseppe fava | ||
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L’ultimo scritto di Giuseppe Fava come direttore de “Il Giornale del Sud”: la risposta ad una lettera con la quale si inaugurava la rubrica delle lettere al Direttore. Il suo licenziamento ebbe luogo il giorno dopo. Caro Direttore, siamo tre catanesi, per l’esattezza un magistrato, un medico e un avvocato. Diciamo anche che siamo giovani e che ci lega un’antica consuetudine di studio e di sport. Insomma, ci è rimasto il gusto intatto di discutere, anzi di affrontarci e confrontarci su tutti i temi. Per ulteriore precisione, diciamo di appartenere a tre concetti politici diversi il che, senza mai ferire l’amicizia, rende i nostri incontri particolarmente dibattuti. Poi alla fine, esauriti tutti gli argomenti possibili, naturalmente ognuno fermo sulla sua opinione, decidiamo di andare a cena insieme (di solito questi incontri avvengono nel tardo pomeriggio di sabato). Un’ultima precisazione: siamo tutti e tre sposati e nessuna delle rispettive mogli è d’accordo con il marito. Men che meno in politica. Ebbene ci è accaduto per bel tre volte, nell’ultimo anno, di litigare accanitamente sul Giornale del Sud. Non era tanto un contrasto sullo stile tecnico del giornale, cioè sulle capacità culturali e professionali dei giornalisti che vi lavorano, (e che noi immaginiamo quasi tutti molto giovani, forse per questo talvolta ingenui e comunque sempre molto combattivi), quanto sul contenuto, meglio sul significato politico del Giornale del Sud. Su un punto siamo stati tutti e tre d’accordo (ed eccezionalmente), il Giornale del Sud è un foglio con una personalità precisa. Noi vogliamo qui riferire le nostre opinioni su questo significato politico. Vorremmo che fosse lei a definirlo, nel modo più semplice. Noi riteniamo che un cittadino abbia diritto di conoscere sempre l’identità politica di quello che legge, e un giornale ha dunque il dovere di dichiararla. Egregi amici, voi avete tre idee politiche diverse, e mi piace immaginare
che siate un democristiano, un socialista e un comunista cioè che
copriate sostanzialmente l’arco politico che conta oggi in Italia.
Io sono un socialista senza mai tessera (l’ho scritto altre volte)
e perciò ferocemente critico nei confronti di tutti gli errori
socialisti, continuamente pieno di passione e speranze, e continuamente
deluso nei miei sogni civili. Ma evidentemente la vostra richiesta non
riguardava il mio ideale politico (che è comunque un fatto gelosamente
personale) e nemmeno la posizione politica del giornale, che è stata
chiara e trasparente fin dal primo numero, quanto quello che voi chiamate
il significato e più esattamente vorrei definire lo spirito politico
del Giornale del Sud. Una identità nella quale non gioca più la
politica intesa nel senso grossolano del termine, ma il concetto di politica
come criterio morale della vita sociale. |