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“Exagero”, un itinerario
che invita ad uscire dal proprio io per incontrare l’altro, oltre
che a percorrere (o ad intraprendere) un cammino di impegno personale
(politico, sociale, culturale, religioso, ecc.) nel proprio contesto
di riferimento: ecco il senso profondo del 61°convegno giovani “‘exagero’:
la lanterna magica dei sensi e del tempo”, organizzato dalla Cittadella
di Assisi, in collaborazione con l’Agesci, il Centro Sportivo Italiano,
Pax Christi, Exodus, che si è svolto nel suggestivo paese natale
di S. Francesco dal 27 al 31 dicembre 2006 presso la sede della comunità di
laici della Pro Civitate Christiana. Che colore ha il nostro tempo? O
meglio, di quale varietà di colori coloriamo la nostra vita? E
quale può essere la nostra “lanterna magica” nel dipanarsi
della nostra esistenza e nel leggere i “segni” del tempo
in una realtà che spesso cambia in modo vertiginoso? Questi sono
stati alcuni degli interrogativi cui hanno cercato di suggerire una risposta
i vari relatori, ciascuno dal proprio punto di vista, personale e professionale,
ma, soprattutto, attraverso il confronto con la platea ampia di giovani,
in particolare giovanissimi, convenuti da diverse parti d’Italia
ad Assisi.
Così, solo per citare qualche intervento, Roberto Natale, giornalista
Rai, parlando dei tempi dell’informazione, ha ribaltato la prospettiva
giornalistica televisiva e non solo, del “battere sul tempo”i
colleghi di un’altra testata, a tutti i costi, anche creando “casi
di razzismo”- così ha definito la tragica vicenda di Erba – con
la filosofia del “battere sul senso”, cioè interrogandosi
sul significato profondo dei fatti della realtà, evitando semplificazioni
e/o strumentalizzazioni, o l’eccessivo risalto alle “soft news”,
ovvero, il “gossip”, oggi tanto diffuso. Varia e articolata
anche la “lettura”del tempo in Africa di Pascal Nshombo, universitario
congolese, il quale ha raccontato come, diversamente che nella cultura
occidentale, il tempo in questo continente “è gioia, solidarietà,
scambio di informazioni in una cultura a prevalente oralità”.
E, ancora, l’esperienza umana e professionale di Francesco Rigitano,
del centro “Don Milani” per il recupero dei minori a rischio,
in una realtà di “frontiera” come la Locride, il quale
raccontando senza reticenze o falsi pudori la propria adolescenza in una
famiglia indigente e una sofferta quanto ingiusta (e, a tratti, allucinante)
parentesi di circa due anni al carcere di Rebibbia, non si è, per
questo, lasciato vincere dallo sconforto né dalla (facile e, forse
anche scontata) fuga dalla propria realtà di provenienza (la Locride),
ma anzi, si è adoperato per la creazione del centro stesso, che
oggi, dopo quindici anni, rischia la chiusura per mancanza di fondi.
Insomma, è multiforme il colore del nostro tempo e, per fortuna,
non sempre prevale il grigio, o qualche tinta fosca, anche grazie all’impegno
e alla testimonianza e all’impegno di questi uomini. L’esperienza
alla Cittadella non è, però, stata soltanto un alternarsi
di relatori che si confrontano con garbo e disponibilità con un
pubblico giovane, ma anche occasione di incontro, confronto e amicizia
tra i partecipanti, anche attraverso i laboratori pomeridiani (danza, drammatizzazione,
manualità, psicoterapia, educazione alla pace).
Due, infine, i momenti culminanti: l’incontro con don Antonio Mazzi,
fondatore della comunità “Exodus” e il missionario comboniano,
Alex Zanotelli, i quali si sono raccontati attraverso la loro pregnante
testimonianza di vita, attivamente vissuta nella “trincea”delle
periferie degradate delle nostre città o nell’altrettanto
difficile realtà dei villaggi africani, ma, soprattutto, hanno “gridato” una
volta per tutte che per dare un senso e un colore alla nostra vita, bisogna
passare “dal cammino esteriore all’interiore” (don Mazzi)
per “uscire fuori dal bozzolo” (Zanotelli) e “incontrare
l’altro senza paure”.
il
61mo convegno giovani ad assisi |
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