e lo chiamano sviluppo

  di roberto de benedictis  

 

Siracusa doveva avere il suo porto turistico, su questo non ho mai avuto tentennamenti. Quello che avrà è lo scarto di quello che avrebbe meritato, solo a non essere trattata come terra di conquista, di gente con l’anello al naso. Il Consiglio Comunale ha approvato infatti, nella seduta del 18 gennaio scorso, un progetto estraneo al luogo, calato dall’alto come un tappo, che ignora la città esistente, non la riqualifica e non la pone in rapporto al mare bensì la separa da esso con un albergo lungo 140 metri. Un progetto mediocre che interra oltre 30 mila metri quadrati di mare per costruirvi sopra una serie di edifici a servizio del porto, il vero cuore dell’operazione che un privato realizza con il contributo pubblico di 11 milioni di euro.
Un tempo queste cose si chiamavano speculazioni immobiliari, ora tutti le chiamano “sviluppo” e nessuno si può opporre. Quasi nessuno: contro Mimmo Richiusa, che si è permesso di astenersi dal coro di voti favorevoli, ha parlato per tutti il sindaco Bufardeci, additandolo quale membro di un gruppo di nemici della città. I dittatori ci provano spesso, ma io, che sono suo amico e credo di far parte di quel gruppo, mi chiedo: siamo noi i nemici della città? Quel che è certo, questo si, è che ci possono essere differenti concezioni sul bene della propria città. Il giorno dopo anche il Presidente Marziano, dalle pagine della stampa, non ha mancato di esprimere il plauso a quella scelta del consiglio comunale.
Ma è sempre vero sviluppo quello a cui le nostre amministrazioni hanno fatti ponti d’oro? Per esempio, io che non nutro pregiudizi ideologici contro i villaggi turistici, non capisco tuttavia come ci si possa ostinare a dire che aiutano la nostra economia, sol perché d’estate assumono camerieri ed animatori, quando poi trattengono al loro interno quasi tutto quello che i clienti spendono e portano altrove il denaro guadagnato.
E che dire dei grandi centri commerciali, Carrefour, Auchan e tutti gli altri? Non solo strozzano i nostri piccoli commercianti ma drenano alle nostre famiglie denaro che, da multinazionali quali sono, trasferiscono altrove, con un doppio effetto di impoverimento complessivo del nostro tessuto sociale. Anche in questo caso, confesso di non aver capito perché la Provincia di Siracusa abbia sempre concorso favorevolmente al rilascio delle relative autorizzazioni. Così come concorre, senza mai un distinguo, a questa sorta di partito unico dello “sviluppo”, che tuttavia vede, in molte classifiche nazionali, la nostra provincia fra le ultime d’Italia. Pochi esempi, se ne potrebbero fare altri.
Certo, ben altrimenti la retorica suona le sue trombe.
Come a proposito dell’INDA, coacervo di clientelismi e sprechi, baraccone da migliaia di spettatori ma quasi tutti siciliani.
Cosa spero fortemente, qual è l’obiettivo per cui lavorare? Che le prossime elezioni del Presidente della Provincia e del Sindaco di Siracusa, insieme ai rispettivi consigli, siano un’occasione per discutere del futuro del nostro territorio e non del futuro dei nostri ex sindaci ed ex presidenti.

... un tempo si chiamavano speculazioni edilizie

«i sogni si realizzano; senza questa possibilità, la natura non ci spingerebbe a farne» (John Updike)