la politica del governatore

  di enzo parisi  

 

Non riesco ancora a spiegarmi perché li chiamano “Governatori”, forse perché nei film sui pirati visti da ragazzo il governatore era spesso una povera animella o un pazzo criminale che massacrava il popolo.
Niente a che vedere con Totò Cuffaro, anch’egli chiamato “governatore” sebbene a me pare lampante che lui ha solo trascurato la cura della Regione che gli elettori (ah, malaccorti!) gli avevano affidato e portato la barca a sfasciarsi sugli scogli.
Gli anni di Cuffaro - oltre ad essere segnati dalle gravi ed inquietanti vicende giudiziarie del governatore e di alcuni suoi amici, compagni di partito e assessori del suo governo – sembrano destinati ad essere ricordati per la miseria e le macerie, morali e materiali, che lasceranno. È forse bizzarro ma la vittoria di Cuffaro contro la Borsellino – apparsa allora come la posa di una pietra tombale sulle vive speranze dei siciliani di uscire dal fangoso pantano cuffariano e berlusconiano – gioca oggi a suo sfavore, è costretto a fare i conti con quel mostro burocratico / clientelare / dilapidatore che finora ha assicurato clientele e consenso. Ma il tram è ora arrivato al capolinea, non ci sono soldi ma solo debiti. Ed allora Cuffaro recita la parte della vittima del Governo Prodi, di quello a cui sono stati tagliati i fondi per vendetta politica e, rabbiosamente, alza la voce e minaccia di lasciare al buio ed a piedi tutto il Paese chiudendo le raffinerie e le centrali elettriche. Infatti, a fasi alterne Cuffaro ed i suoi scoprono che queste industrie inquinano e provocano danni alla salute e per questa ragione va imposto un tributo ambientale. Gli inceneritori invece no, quelli producono aria fine di montagna e vanno pagati profumatamente dai siciliani.
Il coraggio di Cuffaro nello sfidare Prodi e le multinazionali del petrolio sarebbe ammirevole se non fosse poi in stridente contraddizione con la sua tenace volontà di favorire la realizzazione dei rigassificatori di Priolo e Porto Empedocle, le trivellazioni in Val di Noto ed i ricordati inceneritori. La tesi, sostenuta anche dal MPA di Lombardo, sarebbe che quando la Sicilia diventerà il più grande terminale d’Europa per l’importazione del metano, sarà più facile far pesare la posizione del governo siciliano. Se abbiamo capito bene, vogliono assicurarci che si può anche barattare la salute e la sicurezza delle nostre popolazioni per un altro strumento di pressione economica da mettere nelle mani di integerrimi politici siciliani.
No, davvero Cuffaro non è il Robin Hood che ruba alle multinazionali per dare ai poveri e la sua politica è ormai arrivata a quei livelli di meschinità e di accattonaggio che sono la conferma della fine del governatorato. Facciamo però tutti qualcosa per accelerare la liberazione della Sicilia dal governatorato dei cialtroni.

il baratto della salute e della sicurezza dei siciliani

«ora è arrivato il tempo di riaccendere le stelle»
(Apollinaire)