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Vi scrivo con grande preoccupazione
per la situazione culturale della mia città. Un evento in particolare
mi ha scosso e vorrei proporvi dei quesiti da cui non mi attendo una
risposta ma una riflessione profonda.
Da poco sono tornato dal Nepal dove sono andato con l’associazione
Clown One, referente in Italia della Gesundheit di Patch Adams; sono stato
li, con un equipe internazionale di medici, operatori sociali e artisti,
a fare il clown in orfanotrofi, lebbrosari, case alloggio per donne vittime
di violenza etc etc etc. (vedi il numero di numero di ottobre del vostro
giornale)
Quando sono tornato ho deciso che volevo raccontare questo viaggio per
offrire uno spunto di riflessione ai giovani, ma anche agli adulti di questo
territorio.
Una classe del liceo classico Megara mi aveva chiamato perché raccontassi
loro del mio viaggio ma il Consiglio d’istituto, contro il volere
degli studenti, vieta categoricamente la mia presenza a scuola, riducendo
il mio lavoro e la mia presenza nel territorio a un fatto di appartenenza
a gruppi politici.(vedasi La Sicilia, giovedì 30 novembre)
Ma questo non ha nulla che vedere con il lavoro socio-culturale, che voi
e i vostri lettori conoscete benissimo, che io porto avanti con dedizione
e costanza ad Augusta.
Fra l’altro nella scuola dove mi è stato vietato di andare
a parlare d’amore, di clown-terapia, d’amicizia universale,
dei bambini di strada di Katmandù e della condizione della donna
in Nepal, tre anni fa ho coordinato le attività teatrali di un progetto
con la cui messa in scena la suddetta scuola ha vinto il premio regionale
sulla legalità dal tema “Lavoro Nero Lavoro Vero”.
Mi chiedo: il fatto che io parli di lavoro nero, del clown come figura
sociale, della storia dei pescatori di Augusta, di gioia, di passione,
di pace, di sogni possibili , progetti umanitari a cui si può partecipare
da qui, di agire umano all’interno di questo contesto per far progredire
una società, una città con l’arte e la cultura è motivo
valido per negare agli studenti di invitarmi a scuola?
Questo è il trattamento che molti docenti riservano a chi fa cultura
in questa città?
Non ho alcuna tessera di partito ma anche se fosse è legale processare
le mie idee e sminuire così la portata e l’importanza di un
lavoro artistico-sociale-culturale che da anni è al servizio di
questo territorio?
Sarebbe come chiedere di escludere dai programmi didattici di italiano
D’Annunzio visto che aderì al partito fascista; oppure da
quello di storia togliere Garibaldi perché l’idea dell’Italia
unificata in questo momento storico è faziosa!
Sembra che la scuola sia in preda a una psicosi collettiva, che ci sia
una caduta libera di valori: atti di vandalismo, bullismo, sfiducia verso
docenti e dirigenti (anche da parte dei genitori) sono all’ordine
del giorno.
La scuola è ostaggio di quei pochi teppistelli che accusano con
faziosità chiunque gli parli male del Grande Fratello o delle sale
giochi, della dipendenza verso telefonini, o chi dice loro che una poesia
o la musica è meglio della play-station, e che è meglio spendere
i soldi per uno spettacolo teatrale piuttosto che per una pasticca, con
i risultati che sentiamo ogni giorno sui tg per quanto riguarda violenze
in classe addirittura riprese coi video-fonini come azioni di cui vantarsi
e da divulgare .
In questo modo si lascia libero spazio a quel pensiero mafioso strisciante
che si insinua tra i giovani e che li porta alla violenza che a sua volta
li porta alla legge del più forte, legge che da grandi applicheranno
nei loro posti di lavoro e che insegneranno ai figli: questo è solo
il risultato manifesto della povertà di riflessione e di cultura
(scusate mi è scappata, ma la scelta di utilizzare la parola “manifesto” non è ideologica,
lo specifico casomai qualcuno la utilizzi per attivare un’altra squallida
polemica).
Tutto ciò è provocato e sostenuto da chi evita che si parli
ai ragazzi di cose interessanti su cui riflettere o stimolanti verso la
vita e l’autostima!
Anche il tacere di genitori e cittadini davanti a un fatto così grave
sarebbe complice colpevole di una cultura mafiosa, che non si presenta
a noi con la coppola, ma nella quotidianità attraverso mandanti
ed esecutori non solo materiali ma anche morali, con questi bisogna avere
il coraggio culturale di scontrarsi e di agire.
Sono seriamente preoccupato per la situazione culturale di quella scuola
e della mia città.
E’ il momento che si decida che importanza dare alla cultura e alle
persone che per essa operano.
Vi saluto calorosamente.
lettera
aperta alla redazione da augusta
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