i numeri e il buco

  di roberto de benedictis  

 

Nel momento in cui avete ricevuto questo giornale, la legge finanziaria regionale per il 2007 deve ancora esser discussa dal parlamento siciliano. Il principale motivo di questo ritardo - risiede nella drammatica situazione finanziaria della Regione e nella conseguente difficoltà a “chiudere i conti”. Un elemento determinante di tale dissesto è la spesa sanitaria, che sotto il governo Cuffaro è cresciuta senza controllo. Così, ora che la Regione rischia la bancarotta e che lo Stato impone una netta inversione di tendenza, si assiste alle autentiche acrobazie contabili con le quali il governo Cuffaro per tre volte consecutive nel giro di pochi giorni ha profondamente cambiato la manovra per cercare un pareggio di bilancio almeno formale a fronte di un deficit sostanziale e certo. Qui voglio accennare ad alcuni aspetti della spesa sanitaria in Sicilia ed alle sue conseguenze sulla finanziaria in discussione, rimandando appositamente ad altra occasione ogni valutazione sul servizio sanitario.
Prima domanda: in Sicilia spendiamo per la sanità più che nel resto del Paese? Dai dati del 2005 (i più recenti disponibili) la risposta è no: a fronte della media nazionale di 1.645.000 euro/abitante, nella nostra regione si spendono 1.584.000 euro/abitante. Inoltre, c’è da dire che queste sono le cifre del sistema sanitario nazionale nel suo complesso, che somma la spesa delle strutture pubbliche con quella delle strutture private pre-accreditate, quindi anch’esse a carico del sistema pubblico per la parte di prestazioni convenzionate. Rimane fuori la spesa corrisposta direttamente dai cittadini alle strutture private, assai trascurabile in Sicilia, maggiore in altre regioni del Paese, facendo crescere dunque la differenza di spesa complessiva fra Sicilia e Italia.
Ciò detto, se il costo della sanità incide in Sicilia più che in quasi tutto il resto d’Italia, al punto da assorbire quasi il 47% dell’intera spesa della Regione, ciò è dovuto al valore relativamente modesto di tale spesa complessiva. In altre parole, siamo una regione relativamente “povera” che spende quasi quanto quelle ricche: basta osservare i valori dei PIL regionali, strettamente correlati alle entrate pubbliche: sebbene ultimamente sia cresciuto, in Sicilia registriamo un rapporto PIL/abitante di 14.670 euro a fronte dei 27.740 euro nell’Emilia Romagna, 28.170 euro nella Lombardia, 25.030 in Veneto, 24.460 in Toscana. Anche al sud siamo dietro a tutti, o quasi, sia pur di poco: Basilicata, Puglia, Campania... Peggio di noi sta solo la Calabria. Torna al centro, dunque – e non può essere diversamente – il problema di una Sicilia che non produce ma che qui non affrontiamo per rimanere strettamente della questione sanità.
Seconda domanda: qual è la spesa complessiva per la sanità in Sicilia e come è distribuita? Nel 2005 è costata complessivamente alla Regione poco più di 7,86 miliardi di euro (oltre 15.200 miliardi delle vecchie lire). La sua articolazione è riportata in tabella 1. Osservando solo le differenze principali si rileva, rispetto alla media nazionale, una minore spesa percentuale in beni e servizi (- 3.4%), ed una maggiore spesa farmaceutica (+3.3%). È interessante notare altresì che sommando le 4 funzioni convenzionate, svolte cioè da strutture private ma pagate dal pubblico, si perviene ad una incidenza del 20.67% sul totale, contro il 20.71% della media nazionale. Alla luce di ciò, considerando quanto il settore privato nella sanità sia cresciuto in Sicilia negli anni di Cuffaro e come il rapporto con il pubblico rimanga un nodo cruciale del nostro sistema politico ed istituzionale, credo tuttavia che l’argomento meriti una analisi più attenta di quanto non si sia soliti fare e che riservo ad altro intervento.
Terza domanda: perché il “buco” nella sanità se sono questi i numeri? Per la risposta ci soccorre la tabella 2. In Sicilia, come si vede, la spesa è compartecipata fra Stato e Regione. Le risorse indicate nel rigo “Stato - riparto FSN” comprendono la quota del Fondo Sanitario Nazionale assegnata alla Sicilia, l’addizionale IRPEF ed il 90% dell’IRAP versata nella nostra regione. Per legge, negli ultimi anni e fino a tutto il 2006, tali risorse hanno coperto il 57,5% dell’intero fabbisogno stimato, ponendo a carico della Regione Siciliana il rimanente 42,5%. Come si nota, a fine anno la spesa ha regolarmente superato le previsioni. Dal disavanzo del 2000 di 229,5 milioni di euro si è arrivati ai 1.152 milioni stimati nel 2006! Dunque, una spesa sanitaria non eccessiva in termini assoluti ma che assorbe gran parte delle risorse pubbliche disponibili ed è in più clamorosamente fuori controllo, superando regolarmente i tetti previsti. Poiché il disavanzo deve essere coperto con fondi della Regione, qui sta uno dei principali, se non il maggiore, dei problemi del bilancio regionale. La copertura di tali disavanzi e l’impegno al contenimento della spesa, sono stati oggetto di varie iniziative del governo centrale, sia esso guidato da Berlusconi che, ora, da Prodi. In questa ottica va forse intesa la previsione della finanziaria nazionale 2007 (articolo 1, comma 435) di ridurre gradualmente fino al 50% la compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria siciliana, sebbene sospesa fino al 30 aprile e discutibilmente compensabile con le accise sui prodotti petroliferi lavorati in Sicilia (comma 436). In questi giorni, inoltre, lo Stato sta definendo con le regioni in deficit, prima fra tutte la Sicilia, un maggior contributo del FSN in cambio dell’impegno ad attuare un concordato piano di rientro che azzeri i disavanzi entro il 2009. In conseguenza di ciò, poiché la finanziaria regionale prevede per il 2007 una spesa sanitaria di circa 8.38 miliardi di euro, dei quali 7,75 coperti dalla quota ordinaria del FSN (Stato e Regione), il disavanzo stimato di 630 milioni di euro, sarebbe coperto per 244 milioni da un contributo straordinario dello Stato, mentre i rimanenti 386 da maggiori entrate e minori spese da parte della Regione. Il cuore della finanziaria regionale, per la sanità, è qui: i risparmi riguardano soprattutto riduzioni alla spesa sanitaria, pubblica e privata, ed a quella farmaceutica. Le maggiori entrate, stimate in 250 milioni di euro, deriverebbero dalla vendita di immobili delle aziende sanitarie, compresi ospedali, che tuttavia continuerebbero a rimanere tali grazie ad una sorta di “affitto” che la Regione corrisponderebbe ai futuri proprietari: ogni commento è rimandato alla prossima puntata!

i costi della sanità in sicilia