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Nel momento in cui avete ricevuto
questo giornale, la legge finanziaria regionale per il 2007 deve ancora
esser discussa dal parlamento siciliano. Il principale motivo di questo
ritardo - risiede nella drammatica situazione finanziaria della Regione
e nella conseguente difficoltà a “chiudere i conti”.
Un elemento determinante di tale dissesto è la spesa sanitaria,
che sotto il governo Cuffaro è cresciuta senza controllo. Così,
ora che la Regione rischia la bancarotta e che lo Stato impone una netta
inversione di tendenza, si assiste alle autentiche acrobazie contabili
con le quali il governo Cuffaro per tre volte consecutive nel giro di
pochi giorni ha profondamente cambiato la manovra per cercare un pareggio
di bilancio almeno formale a fronte di un deficit sostanziale e certo.
Qui voglio accennare ad alcuni aspetti della spesa sanitaria in Sicilia
ed alle sue conseguenze sulla finanziaria in discussione, rimandando
appositamente ad altra occasione ogni valutazione sul servizio sanitario.
Prima domanda: in Sicilia spendiamo per la sanità più che
nel resto del Paese? Dai dati del 2005 (i più recenti disponibili)
la risposta è no: a fronte della media nazionale di 1.645.000 euro/abitante,
nella nostra regione si spendono 1.584.000 euro/abitante. Inoltre, c’è da
dire che queste sono le cifre del sistema sanitario nazionale nel suo complesso,
che somma la spesa delle strutture pubbliche con quella delle strutture
private pre-accreditate, quindi anch’esse a carico del sistema pubblico
per la parte di prestazioni convenzionate. Rimane fuori la spesa corrisposta
direttamente dai cittadini alle strutture private, assai trascurabile in
Sicilia, maggiore in altre regioni del Paese, facendo crescere dunque la
differenza di spesa complessiva fra Sicilia e Italia.
Ciò detto, se il costo della sanità incide in Sicilia più che
in quasi tutto il resto d’Italia, al punto da assorbire quasi il
47% dell’intera spesa della Regione, ciò è dovuto al
valore relativamente modesto di tale spesa complessiva. In altre parole,
siamo una regione relativamente “povera” che spende quasi quanto
quelle ricche: basta osservare i valori dei PIL regionali, strettamente
correlati alle entrate pubbliche: sebbene ultimamente sia cresciuto, in
Sicilia registriamo un rapporto PIL/abitante di 14.670 euro a fronte dei
27.740 euro nell’Emilia Romagna, 28.170 euro nella Lombardia, 25.030
in Veneto, 24.460 in Toscana. Anche al sud siamo dietro a tutti, o quasi,
sia pur di poco: Basilicata, Puglia, Campania... Peggio di noi sta solo
la Calabria. Torna al centro, dunque – e non può essere diversamente – il
problema di una Sicilia che non produce ma che qui non affrontiamo per
rimanere strettamente della questione sanità.
Seconda domanda: qual è la spesa complessiva per la sanità in
Sicilia e come è distribuita? Nel 2005 è costata complessivamente
alla Regione poco più di 7,86 miliardi di euro (oltre 15.200 miliardi
delle vecchie lire). La sua articolazione è riportata in tabella
1. Osservando solo le differenze principali si rileva, rispetto alla media
nazionale, una minore spesa percentuale in beni e servizi (- 3.4%), ed
una maggiore spesa farmaceutica (+3.3%). È interessante notare altresì che
sommando le 4 funzioni convenzionate, svolte cioè da strutture private
ma pagate dal pubblico, si perviene ad una incidenza del 20.67% sul totale,
contro il 20.71% della media nazionale. Alla luce di ciò, considerando
quanto il settore privato nella sanità sia cresciuto in Sicilia
negli anni di Cuffaro e come il rapporto con il pubblico rimanga un nodo
cruciale del nostro sistema politico ed istituzionale, credo tuttavia che
l’argomento meriti una analisi più attenta di quanto non si
sia soliti fare e che riservo ad altro intervento.
Terza domanda: perché il “buco” nella sanità se
sono questi i numeri? Per la risposta ci soccorre la tabella
2. In Sicilia,
come si vede, la spesa è compartecipata fra Stato e Regione. Le
risorse indicate nel rigo “Stato - riparto FSN” comprendono
la quota del Fondo Sanitario Nazionale assegnata alla Sicilia, l’addizionale
IRPEF ed il 90% dell’IRAP versata nella nostra regione. Per legge,
negli ultimi anni e fino a tutto il 2006, tali risorse hanno coperto il
57,5% dell’intero fabbisogno stimato, ponendo a carico della Regione
Siciliana il rimanente 42,5%. Come si nota, a fine anno la spesa ha regolarmente
superato le previsioni. Dal disavanzo del 2000 di 229,5 milioni di euro
si è arrivati ai 1.152 milioni stimati nel 2006! Dunque, una spesa
sanitaria non eccessiva in termini assoluti ma che assorbe gran parte delle
risorse pubbliche disponibili ed è in più clamorosamente
fuori controllo, superando regolarmente i tetti previsti. Poiché il
disavanzo deve essere coperto con fondi della Regione, qui sta uno dei
principali, se non il maggiore, dei problemi del bilancio regionale. La
copertura di tali disavanzi e l’impegno al contenimento della spesa,
sono stati oggetto di varie iniziative del governo centrale, sia esso guidato
da Berlusconi che, ora, da Prodi. In questa ottica va forse intesa la previsione
della finanziaria nazionale 2007 (articolo 1, comma 435) di ridurre gradualmente
fino al 50% la compartecipazione dello Stato alla spesa sanitaria siciliana,
sebbene sospesa fino al 30 aprile e discutibilmente compensabile con le
accise sui prodotti petroliferi lavorati in Sicilia (comma 436). In questi
giorni, inoltre, lo Stato sta definendo con le regioni in deficit, prima
fra tutte la Sicilia, un maggior contributo del FSN in cambio dell’impegno
ad attuare un concordato piano di rientro che azzeri i disavanzi entro
il 2009. In conseguenza di ciò, poiché la finanziaria regionale
prevede per il 2007 una spesa sanitaria di circa 8.38 miliardi di euro,
dei quali 7,75 coperti dalla quota ordinaria del FSN (Stato e Regione),
il disavanzo stimato di 630 milioni di euro, sarebbe coperto per 244 milioni
da un contributo straordinario dello Stato, mentre i rimanenti 386 da maggiori
entrate e minori spese da parte della Regione. Il cuore della finanziaria
regionale, per la sanità, è qui: i risparmi riguardano soprattutto
riduzioni alla spesa sanitaria, pubblica e privata, ed a quella farmaceutica.
Le maggiori entrate, stimate in 250 milioni di euro, deriverebbero dalla
vendita di immobili delle aziende sanitarie, compresi ospedali, che tuttavia
continuerebbero a rimanere tali grazie ad una sorta di “affitto” che
la Regione corrisponderebbe ai futuri proprietari: ogni commento è rimandato
alla prossima puntata!
i
costi della sanità in sicilia
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