giannella d'izzia

  di adriana canclini  

 

Città del Teatro Greco, Siracusa incarna nell’immaginario collettivo, la “fascinazione” dello spettacolo teatrale anche in un’epoca disincantata e confusa come la nostra.
Di fatto, spesso capita alla popolazione residente e ai turisti di assistere a lavori prodotti altrove e “importati”; a volte il livello è buono, altre volte appena accettabile.
Manca una attenta e lungimirante consapevolezza della necessità di valorizzare le idee e le persone che, operando all’interno della città e della provincia, possono fare la differenza, dare un destino diverso al comodo dormiveglia abituale. La politica culturale appare timidamente ancorata alla ricerca di ossigeno esterno, rinunciataria e ripiegata su schemi vincolanti, riconducibili a quelli dei restanti settori, caratterizzati dal vivere sotto tutela: ogni gruppo si occupi dei propri protetti, indipendentemente dal merito.
Ma cosa è il merito? Come distinguerlo dalla banalità imperante?
Iannacci direbbe:”…ci vuole orecchio”; un famoso poeta russo “… un genio è un genio pur se lo diffami”; mi accontenterei di un maggiore utilizzo dell’attenzione e di aperture possibili alla fruizione di spazi e, quando attuabile, di risorse.
Il teatro di ricerca, ad esempio, è vivo e presente in città, ed opera sotto la regia di Giannella D’Izzia producendo spettacoli di livello con la compagnia locale da lei fondata,“La Metamorfosi”.
Come molte persone che lavorano seriamente nel mondo dello spettacolo, la regista preferisce parlare di sé attraverso le sue realizzazioni, frutto di uno studio rigoroso e approfondito.
Ha contribuito con successo alla formazione di giovani studenti-attori, operando all’interno dei Licei cittadini con i quali collabora attivamente.
Per suo interessamento, hanno avuto luogo a Siracusa incontri e stages con esponenti del teatro di ricerca tra i più significativi, in grado di fornire ai giovani attori possibilità di confrontarsi con esperienza diverse e, nello stesso tempo, maturare nuove tecniche espressive.
Grande costante sforzo di ricerca per esprimersi con il corpo, che è già messaggio, con il suono che si fa parola, e rendere partecipe di questa energia positiva anche lo spettatore: questo è il teatro della regista Giannella d’Izzia, frutto di ore e ore di esercizi su un dettaglio, per avvicinarsi alla irraggiungibile perfezione; grande scuola di vita per i giovani, grande medicina per il nostro tempo malato.
Perché fare teatro, come sostiene Pippo Delbono, “è andare nelle zone ancestrali dove non esiste il tempo che siamo abituati a vivere, non c’è passato presente futuro, c’è l’attimo, c’è l’istante che cattura la vita.

nella città del teatro, il teatro di ricerca