uomini e centri (antiviolenza)

  di raffaella mauceri  

 

Non più di venti o trenta anni fa, sarebbe stato impensabile, inimmaginabile, inconcepibile, che le donne 'alzassero la cresta' così tanto da organizzarsi per difendersi dalla violenza. E in molti paesi lo è ancora, basti pensare a quelle immense aree geografiche dove subiscono la più devastante delle violenze: l'infibulazione. Da noi, invece, fondano addirittura associazioni di volontariato per aiutare le vittime ad imparare due cose fondamentali: 1° tollerare la violenza non è una virtù, 2° uscire dalla violenza si può. Sembra facile a dirsi, ma per far questo bisogna studiare molto, lavorare moltissimo e mettersi in gioco ancora di più. Ebbene, qual è la reazione degli uomini davanti a tutto questo? Dipende dagli uomini, naturalmente.
Alcuni ci provocano, nel senso che, per esempio, ci invitano a fondare un Centro antiviolenza anche per gli uomini. Richiesta che una volta ci faceva arrabbiare ma che adesso ci suscita soltanto un pizzico di tenerezza materna: "Di uomini maltrattati dalle donne ce ne sono sicuramente -rispondiamo - ma se davvero fossero così tanti da costituire un fenomeno sociale, i centri antiviolenza per loro li avreste già fondati senza bisogno di chiedere il permesso a noi!"
Altri, più comodamente, ci chiedono di essere assistiti proprio da noi. Spiacenti: non abbiamo alcuna formazione per assistere uomini maltrattati dalle donne. Semmai abbiamo quella per assistere le donne maltrattate dalle donne, lì siamo preparatissime! Altri ancora ci danno lezioni gratuite su come svolgere il nostro lavoro, ma chissà perché appena chiediamo se invece di consigli sono disposti a darci una mano, subito si tirano indietro dicendo che hanno da fare.
E per finire ci sono quelli che si sentono feriti nel loro orgoglio maschile e tirano fuori la solita vecchia, noiosa e deficiente accusa del quiz: 'Voi odiate gli uomini!'. Ed è assolutamente tempo perso spiegare e rispiegare che noi non odiamo gli uomini (tant'è che li sposiamo, li partoriamo e li alleviamo) ma i mostri prodotti dalla cultura patriarcale. cioè quegli emeriti galantuomini che disprezzano/sequestrano/massacrano/affamano/terrorizzano/abbandonano/torturano le donne e i loro stessi bambini. Soggetti che di umano non hanno nulla e dai quali bisogna prendere le distanze per salvarsi la vita. E siamo pronte a confrontarci con chiunque sostiene che invece bisogna amarli fino a farsi uccidere. Per fortuna, sono moltissimi quelli che ci rispettano, ci aiutano, ci mandano le vittime, definiscono il nostro lavoro nobile e prezioso. Per esempio un maresciallo che una volta ci ha detto: 'Questo genere di cosiddetti uomini, noi li conosciamo molto bene. Sono degli emeriti delinquenti che pensano di poter trattare la moglie come un cane. Noi non abbiamo nessuna indulgenza verso questi signori che si sentono dei grand'uomini davanti ad una donna indifesa e ai loro figli innocenti'. Ma resterà agli annali, la dichiarazione di Padre Salvatore Arnone che, partecipando ad un nostro seminario al commissariato di Avola, come cappellano della Polizia, ha esordito con questa coraggiosa e ineguagliabile affermazione: "Gli uomini, inclusi noi preti, abbiamo fatto un gran danno al popolo delle donne, ritenendole inferiori, schiavizzandole e pretendendo che sopportassero l'insopportabile. Signori miei, riconosciamolo e chiediamo perdono!".

uscire dalla violenza è possibile