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  di salvo baccio  

 

Con più del 50% di italiani che non legge libri, una rubrica dedicata ai lettori non è solo una scelta politica, ma un preciso dovere civico.
Partiamo dall'ecologia. In queste settimane abbiamo visto insorgere una nuova emergenza ambientale, come testimonia anche il "fondo mondiale per la natura" e gli esperti della Columbia University.
Sembra che le profezie che, 50 anni fa, si trovavano solo nei romanzi di fantascienza, si stiano puntualmente avverando e il nostro pianeta rischi, giàÊnei prossimi decenni, il collasso e l'esaurimento delle risorse.
Un saggio di qualche anno fa, ma ancora attualissimo è "Ultimo avviso prima del collasso" (Ellin Selae € 12,00). Qui Franco Del Moro espone tematiche ecoesistenziali.
Scrive l'autore: "Se il progresso, la tecnologia, la società economica e tutte le conquiste della modernità producessero,anche solo accidentalmente, entusiasmo, elasticità del pensiero, aperture spirituali e gioia, potremmo astenerci dal giudicarli.
Ma c'è qualcosa che non va, che non funziona come dovrebbe. Nel paradiso tecnologico in cui siamo costretti a vivere constatiamo ovunque il dilagare di un tangibile senso di frustrazione, perdita d'identità,ansia esistenziale... e poi l'insorgere di varie forme d'ignoranza,arroganza, prevenzione, isteria collettiva e disagio."
Per Del Moro è difficile che un mutamento di rotta parta dall'alto, è la spinta nostra dal basso che può modificare gli stati generali della politica tecnocratica.
Gli fa da ideale complemento un testo più recente "La decrescita felice" (editori riuniti € 12.00) di Maurizio Pallante.
Contro l'isteria della crescita del prodotto interno lordo, che misura il flusso di denaro e merci, ma non le risorse naturali e il lavoro, Pallante chiede una politica che impedisca che l'ottanta per cento delle risorse sia in mano al venti per cento dell'umanità.
Ha fondato per altro il Movimento per la decrescita felice che si propone la più ampia sostituzione possibile delle merci prodotte industrialmente ed acquistate nei circuiti commerciali con l'autoproduzione di beni e il rifiuto consapevole del superfluo.

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