|
|
Con l’incontro di Orvieto
si è aperto ufficialmente la stagione che, con il prossimo svolgimento
dei congressi dei D.S. e della Margherita, dovrebbe sancire la fine dei
due partiti o meglio l’unificazione di essi per dare vita al P.D.
Ha ragione Michele Prospero quando afferma che il P.D. è “ una
sorta di partito preterintenzionale che nessuno ha voluto con convinzione
ma che tutti si trovano dinanzi come un inevitabile destino”. Fassino
sostiene che questo partito è già un giovinetto di 11 anni
nato con l’Ulivo del 1996, affermando ciò il segretario ritengo
che compia una ideale mutazione genetica: il progetto dell’Ulivo
fu allora un progetto totalmente differente dall’attuale P.D. Quando
nacque l’Ulivo si presentò alle elezioni del ’96, nel
maggioritario, come un’alleanza di tutte le forze del centro sinistra
escluso RC ed i DS aderirono a quell’idea sulla parola d’ordine
del congresso di Torino che era: “una grande sinistra in un grande
Ulivo”. Oggi la prospettiva è, come dice Mussi, che” l’Ulivo
sia più piccolo di allora e che la sinistra non ci sia più”.
E’ rimasta in campo l’unificazione tra DS e Margherita.
Da quando fu fatta, tre anni fa, la lista unica per le europee in Italia
non si è fatto un solo passo avanti nella definizione di valori,
programma fondamentale, identità, collocazione internazionale di
questo ipotetico PD.
Rutelli sostiene che il futuro partito debba avere radici cristiane. Questa
idea è ben altra cosa rispetto alla capacità che ebbe il
PCI prima ed il PDS ed i DS dopo, di accogliere la cultura ed i valori
cattolici. Nei Democratici di Sinistra c’è addirittura una
componente cattolica organizzata, i Cristiano Sociali. Invece il presidente
della Margherita ritiene che è l’identità del PD che
deve essere riferita a valori cristiani. Un’identità che la
storia ha già bocciato, quella era l’identità della
Democrazia Cristiana.
Rutelli ha anche ribadito che il nuovo partito deve avere fra i suoi elementi
fondanti l’idea dei limiti della scienza e della ricerca. Questi
limiti da chi e da cosa sarebbero imposti? Problema serio, di vitale importanza
che deve essere posto ora, nel momento della formazione di un nuovo partito
che dovrà confrontarsi, fra poco, con norme che affronteranno questa
delicatissima questione.
Che collocazione deve avere in Europa questo nuovo partito? Le famiglie
europee sono il Gruppo Socialista, espressione del Partito del Socialismo
Europeo, poi ci sono Liberaldemocratici, i Democristiani, i Verdi etc.
Come si sa la Margherita ha sempre rifiutato l’adesione del PD al
PSE a cui sono iscritti invece i DS. Sono in corso colloqui fra i dirigenti
dei DS e della Margherita con i leaders dei socialisti europei per definire
una possibile soluzione che veda una modificazione del nome del gruppo
delPSE, ma la risposta di Rasmussens e Schulz, al momento, è che
questo partito democratico potrebbe benissimo iscriversi al gruppo socialista,
considerandola questa un’occasione di allargamento della famiglia
socialista! La reazione all’interno della Margherita a questa ipotesi è stata
molto aspra.
Con la scomparsa dei DS dal panorama politico italiano, assisteremmo ad
un evento di grandissimo peso nella storia del nostro paese e dell’intero
panorama europeo. Per la prima volta una grande democrazia europea non
avrebbe un partito che faccia riferimento al socialismo. Proprio oggi in
cui molti partiti socialisti sono al governo e che si sta riqualificando
l’idea del socialismo sul piano dei diritti, ciò che Zapatero
chiama il “socialismo dei cittadini”. Da questa capacità di
rappresentare diritti, il socialismo ha saputo sempre mantenere, in tutti
i paesi d’Europa, un luogo di rappresentanza della sinistra. In molte
realtà, come in Italia, si è aperto al centro per vincere,
ma non è mai successo che si sia trasformato in una forza di centro
per poi, magari, dialogare con la sinistra.
Quest’estate sul quotidiano “Repubblica” si è sviluppato
un interessantissimo confronto sul superamento del socialismo, tesi questa
che ha fra i suoi massimi teorici Antony Giddens, che è stato il
guru del blairismo e che lo sta accompagnando a questo “malinconico
tramonto” come scrivono sull’Unità del 29/9 Piero Di
Siena e Cesare Salvi. Dentro questo mondo è vero che un’idea
socialista non ha più cittadinanza? Penso di no se è vero
che come scrive Massimo Salvatori (Repubblica 5/9) “ l’obiettivo
proprio dei partiti socialisti democratici è fare leva sugli interessi
colpiti, offrire loro un referente politico organizzato, affidare al potere
pubblico il compito di regolare con obiettivi sociali il mercato, avendo
come stella polare una più giusta distribuzione delle risorse così da
consegnare importanti valori ed un ordine civile più umano”.
entra
nel vivo la discussione sulla nascita del partito democratico
|
|