quale sinistra nel pd?

  di antonio rotondo  

 

Con l’incontro di Orvieto si è aperto ufficialmente la stagione che, con il prossimo svolgimento dei congressi dei D.S. e della Margherita, dovrebbe sancire la fine dei due partiti o meglio l’unificazione di essi per dare vita al P.D.
Ha ragione Michele Prospero quando afferma che il P.D. è “ una sorta di partito preterintenzionale che nessuno ha voluto con convinzione ma che tutti si trovano dinanzi come un inevitabile destino”. Fassino sostiene che questo partito è già un giovinetto di 11 anni nato con l’Ulivo del 1996, affermando ciò il segretario ritengo che compia una ideale mutazione genetica: il progetto dell’Ulivo fu allora un progetto totalmente differente dall’attuale P.D. Quando nacque l’Ulivo si presentò alle elezioni del ’96, nel maggioritario, come un’alleanza di tutte le forze del centro sinistra escluso RC ed i DS aderirono a quell’idea sulla parola d’ordine del congresso di Torino che era: “una grande sinistra in un grande Ulivo”. Oggi la prospettiva è, come dice Mussi, che” l’Ulivo sia più piccolo di allora e che la sinistra non ci sia più”. E’ rimasta in campo l’unificazione tra DS e Margherita.
Da quando fu fatta, tre anni fa, la lista unica per le europee in Italia non si è fatto un solo passo avanti nella definizione di valori, programma fondamentale, identità, collocazione internazionale di questo ipotetico PD.
Rutelli sostiene che il futuro partito debba avere radici cristiane. Questa idea è ben altra cosa rispetto alla capacità che ebbe il PCI prima ed il PDS ed i DS dopo, di accogliere la cultura ed i valori cattolici. Nei Democratici di Sinistra c’è addirittura una componente cattolica organizzata, i Cristiano Sociali. Invece il presidente della Margherita ritiene che è l’identità del PD che deve essere riferita a valori cristiani. Un’identità che la storia ha già bocciato, quella era l’identità della Democrazia Cristiana.
Rutelli ha anche ribadito che il nuovo partito deve avere fra i suoi elementi fondanti l’idea dei limiti della scienza e della ricerca. Questi limiti da chi e da cosa sarebbero imposti? Problema serio, di vitale importanza che deve essere posto ora, nel momento della formazione di un nuovo partito che dovrà confrontarsi, fra poco, con norme che affronteranno questa delicatissima questione.
Che collocazione deve avere in Europa questo nuovo partito? Le famiglie europee sono il Gruppo Socialista, espressione del Partito del Socialismo Europeo, poi ci sono Liberaldemocratici, i Democristiani, i Verdi etc. Come si sa la Margherita ha sempre rifiutato l’adesione del PD al PSE a cui sono iscritti invece i DS. Sono in corso colloqui fra i dirigenti dei DS e della Margherita con i leaders dei socialisti europei per definire una possibile soluzione che veda una modificazione del nome del gruppo delPSE, ma la risposta di Rasmussens e Schulz, al momento, è che questo partito democratico potrebbe benissimo iscriversi al gruppo socialista, considerandola questa un’occasione di allargamento della famiglia socialista! La reazione all’interno della Margherita a questa ipotesi è stata molto aspra.
Con la scomparsa dei DS dal panorama politico italiano, assisteremmo ad un evento di grandissimo peso nella storia del nostro paese e dell’intero panorama europeo. Per la prima volta una grande democrazia europea non avrebbe un partito che faccia riferimento al socialismo. Proprio oggi in cui molti partiti socialisti sono al governo e che si sta riqualificando l’idea del socialismo sul piano dei diritti, ciò che Zapatero chiama il “socialismo dei cittadini”. Da questa capacità di rappresentare diritti, il socialismo ha saputo sempre mantenere, in tutti i paesi d’Europa, un luogo di rappresentanza della sinistra. In molte realtà, come in Italia, si è aperto al centro per vincere, ma non è mai successo che si sia trasformato in una forza di centro per poi, magari, dialogare con la sinistra.
Quest’estate sul quotidiano “Repubblica” si è sviluppato un interessantissimo confronto sul superamento del socialismo, tesi questa che ha fra i suoi massimi teorici Antony Giddens, che è stato il guru del blairismo e che lo sta accompagnando a questo “malinconico tramonto” come scrivono sull’Unità del 29/9 Piero Di Siena e Cesare Salvi. Dentro questo mondo è vero che un’idea socialista non ha più cittadinanza? Penso di no se è vero che come scrive Massimo Salvatori (Repubblica 5/9) “ l’obiettivo proprio dei partiti socialisti democratici è fare leva sugli interessi colpiti, offrire loro un referente politico organizzato, affidare al potere pubblico il compito di regolare con obiettivi sociali il mercato, avendo come stella polare una più giusta distribuzione delle risorse così da consegnare importanti valori ed un ordine civile più umano”.

entra nel vivo la discussione sulla nascita del partito democratico