|
|
Da qualche tempo mi capita con una
certa frequenza, mio malgrado, di urtare la suscettibilità di
Roberto De Benedictis. Dal suo stizzito intervento sull’ultimo
numero di Idea solidale apprendo di averlo rattristato parlando di un
mancato valore aggiunto nella sua candidatura a sindaco di Siracusa nel
2004: cerco di spiegarmi e così, mi auguro, rasserenarlo.
Anzitutto, si tratta di intendersi sul significato di “valore aggiunto”:
per me, consiste nella differenza tra la percentuale ottenuta dalla coalizione
nel raffronto con le altre liste e quella riportata dal suo candidato sindaco
nella competizione con gli altri concorrenti. E’ questo, credo, che
dà la misura della maggiore o minor “resa” del candidato
rispetto al suo schieramento.
Ora, nelle amministrative di due anni fa le liste che sostenevano Roberto
ottennero il 30.5%, il candidato sindaco De Benedictis il 31.1%; secondo
il mio criterio di valutazione, il valore aggiunto è perciò lo
0.6%. Roberto calcola diversamente, facendo riferimento ai voti assoluti:
ne ottenne 1800 in più rispetto alle liste, ovvero l’8% di
cui parla. A me sembra che questo criterio di calcolo sia legittimo ma
fuorviante, perché trascura il fatto che il meccanismo elettorale
rende inevitabile che per i candidati sindaci si esprimano, complessivamente,
molti più voti che per le coalizioni: il voto (valido) per una lista
si trasferisce infatti automaticamente sul candidato sindaco da essa sostenuto
anche in assenza di una indicazione esplicita da parte dell’elettore
(per evitarlo non si può che scegliere un altro candidato, e quindi
votare comunque per un sindaco), mentre non vale il contrario: si può votare
un candidato sindaco senza esprimere preferenze per alcuna lista. Nel caso
di Siracusa 2004, i voti per i candidati a sindaco furono 74615, per le
liste 70363 (una differenza del 6%). Del resto, a seguire il ragionamento
di Roberto, i brillanti risultati ottenuti da lui e da Bufardeci nel confronto
con le rispettive coalizioni sarebbero surclassati da quelli del candidato
di Alternativa sociale (la lista neofascista della Mussolini,) Andrea Acquaviva,
che ottenne 576 voti da candidato sindaco contro 202 di lista, ovvero il
185% (centoottacinque per cento) in più: uno straordinario campione
del valore aggiunto, secondo questo criterio.
Scusandomi per la lunga precisazione “tecnica”, vorrei andare
alla sostanza politica: il ragionamento che ha turbato De Benedictis non
intendeva imputare a lui o ad Armando Rossitto demeriti o colpe per i risultati
elettorali conseguiti, ma segnalare le due questioni che il centrosinistra
deve risolvere quando affronta le scelte elettorali: preservare la sua
unità (ho scritto esattamente che la divisione del centrosinistra “delude
e demotiva gravemente l’elettorato”, e la ritengo la zavorra
decisiva per i risultati di cui discutiamo), ma anche realizzare una efficace
integrazione e sinergia tra le sue molte sensibilità, evitando che
i messaggi veicolati dai candidati a sindaco in ragione delle caratteristiche
e della storia di cui ciascuno è portatore appaiano non sintonizzati
con la fisionomia complessiva della coalizione che li sostiene. Il che,
ovviamente, non è compito che spetti solo ai candidati (benché rientri
evidentemente nell’esercizio della leadership che viene loro attribuita),
ma responsabilità da condividere con le forze politiche e la loro
classe dirigente, e se non viene assunto con la dovuta consapevolezza da
tutti i protagonisti, può vanificare anche candidature in sé sicuramente
forti come quelle di De Benedictis o Rossitto.
P.S. – De Benedictis mi ha già manifestato la sua insofferenza
per l’ironia, ma in questo caso sbaglia bersaglio: l’espressione “avanguardie
del cambiamento”, che gli sembra carica di sufficienza, non è mia,
ma sintetizza, credo non arbitrariamente, le parole di Virgilio Gionfriddo
(Idea solidale, n.38, Giugno-Luglio 2006): “chi è in campo”,
scriveva Gionfriddo, dovrebbe essere percepito come “l’avanguardia
di una squadra (…) che dà chiari segnali di cambiamento”.
Non è più stagione di birre gelate, ma, se Roberto gradisce,
anche bevande invernali possono consentire chiarimenti diretti, forse più utili
delle polemiche a mezzo stampa.
il
dibattito nei ds sulle elezioni amministrative
|
|