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Più di dieci anni fa, all'indomani
delle terribili stragi del 1992/1993, molte e importanti realtà associative
decisero di dare vita a un nuovo percorso di impegno civile fondando «Libera.
Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», perché eravamo
tutti consapevoli del fatto che per battere le mafie non era più sufficiente
il prezioso lavoro di magistratura e forze dell'ordine sul versante della
repressione, ma altrettante energie dovevano essere spese per rafforzare
il versante della prevenzione.
Da allora molta strada è stata fatta, oggi sono più di 1.300
le realtà, piccole e grandi, entrate a far parte della rete di «Libera» per
animare il territorio, per costruire legalità e partecipazione,
per favorire il riscatto delle terre soggiogate dalle mafie, per dare vita
a cooperative di lavoro per i giovani sui terreni confiscati alle cosche.
E oggi stiamo per compiere un altro passo in avanti con «Contromafie»: è questo
il nome cha abbiamo dato alla prima edizione de «gli Stati generali
dell'antimafia».
A Roma si ritrovano associazioni di volontariato, amministrazioni locali,
scuole, cooperative, istituzioni governative e parlamentari, magistratura
e forze dell'ordine, esponenti delle chiese e della cultura, dello spettacolo
e dell'informazione.
Tre giorni in cui tracciare un bilancio del lavoro svolto nei diversi ambiti
e rilanciare proposte e progetti.
Il messaggio degli Stati generali è duplice: è negativo innanzitutto
perché esprime una contrarietà di fondo alle mafie ma è soprattutto
positivo, in quanto si vuole evidenziare quanto è stato realizzato
sul versante civile e istituzionale nel «combattere» le loro
protezioni e, nel contempo, elaborare e mettere a disposizione di tutti
una serie di proposte concrete, per costruire percorsi di libertà,
cittadinanza, informazione, legalità, giustizia, solidarietà che,
a partire dal valore fondamentale della dignità di ogni essere umano,
siano il più valido antidoto al proliferare della violenza mafiosa.
Nel pensare a questo momento ci è stato di guida il prezioso insegnamento
di Giovanni Falcone, il coraggioso magistrato ucciso nel 1992: «E'
tempo di andare avanti, non con sterili declamazioni e non più confidando
sull'impegno straordinario di pochi, ma con il doveroso impegno ordinario
di tutti. In una battaglia che è anzitutto di civiltà e che
può e deve essere vinta».
Con questo spirito ci apprestiamo a vivere queste tre giornate, per partecipare
alle quali arriveranno uomini e donne da ogni parte d'Italia: le elaborazioni
conclusive del nostro lavoro saranno raccolte nel «Manifesto degli
Stati generali dell'antimafia», sottoscritte dalle associazioni partecipanti
e consegnate al Presidente della Camera.
Una consegna che vuole essere non tanto un punto di arrivo, ma soprattutto
l'avvio di un confronto leale e franco con le realtà della politica
e delle istituzioni. Lo stesso confronto che ci auguriamo di vivere con
il Parlamento Europeo, quando alla fine di questo mese, una delegazione
di «Libera» sarà a Bruxelles per ragionare sulla possibilità di
estendere questa nostra esperienza anche oltre i confini nazionali.
Il sogno di tanti anni fa si è realizzato e oggi è storia:
siamo riusciti a dare respiro e continuità alla domanda di giustizia
che da più parti si esprimeva. In questo ci sono stati preziosi
compagni di viaggio i familiari delle vittime di mafia, alcuni dei quali
oggi sono con noi. Con discrezione, in punta di piedi, nel riserbo di un
dolore privato che si è fatto ansia di riscatto collettivo, ci hanno
insegnato che il miglior modo di onorare il ricordo dei loro cari era costruire
percorsi di impegno, di giustizia, di democrazia. (da Manifesto)
una
battaglia che può essere vinta
«se il popolo non è d'accordo
con il partito sciogliamo il popolo»
(Bertold Brecht) |
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