bonifica della rada di augusta: eterogenesi dei fini?

  di roberto de benedictis  

 

Della bonifica nella rada di Augusta è stato scritto moltissimo e dunque non sentirei necessario tornare sull’argomento se non per un tarlo che mi ha preso, per raccontarvi il quale è utile una rilettura di alcuni fatti che brevemente espongo.
1. l Ministero dell’Ambiente fa eseguire un’indagine all’ICRAM (l’Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare, dipendente dallo stesso ministero) e conclude che nei fondali del porto di Augusta c’è del mercurio, sversato dagli stabilimenti industriali negli anni passati. Il mercurio, che è un metallo pesante, si trova mescolato ai fanghi che ricoprono i fondali della rada, quasi esclusivamente nei primi 50 cm circa del sedimento. Nella relazione si legge che esso rappresenta un “potenziale rischio sanitario, soprattutto se specie (di pesci e molluschi) prelevate in quest’area venissero consumate da persone a rischio quali bambini o donne in gravidanza”.
2. Il Ministero dell’Ambiente decide di doversi avviare la messa in sicurezza della rada attraverso il dragaggio dall’area interessata, cioè asportando uno strato di fanghi dello spessore di due metri e stoccandolo altrove. Detta così è semplice ma la rada è grandicella e nella pratica viene ordinato di spostare dal fondo del mare qualcosa come 18 milioni di metri cubi di materiale, che equivale al volume di 50 mila appartamenti da 120 mq ciascuno, quanti ne servirebbero ad alloggiare 200.000 abitanti. In molti obbiettano che il dragaggio smuove i fondali e non è mai a tenuta stagna, provocando una risospensione dei sedimenti e diffondendo così nell’acqua il mercurio adesso seppellito nel fango.
3. Il 6 novembre scorso, durante una seduta della “Commissione Ambiente” dell’ARS, accade una cosa almeno strana: l’ARPA Sicilia (l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) fa osservare al direttore del Ministero alcune cose che riassumo così: a) sebbene competente per legge, è stata bypassata e tenuta all’oscuro delle indagini eseguite; b) le indagini fatte fare sono limitate a poche zone non rappresentative dell’intera rada ed i risultati poco attendibili sia in ordine alla ubicazione che alla concentrazione delle quantità di mercurio; c) l’ingestione di mercurio è certamente dannosa per l’organismo umano ma lo studio dell’ICRAM non misura la correlazione fra tale pericolo e la presenza di mercurio nei fondali, atteso che la contaminazione può avvenire solo mangiando pesci e molluschi che, fra l’altro, nella rada è proibito pescare. Fin qui i fatti, tutti verbalizzati.
Alle osservazioni dell’ARPA, argomentate scientificamente non al bar ma ufficialmente, nella qualità di organo competente della Regione Siciliana, alla presenza di tutti i Sindaci dei comuni interessati, dei membri della commissione parlamentare, della deputazione regionale e nazionale, del rappresentante del governo regionale e di varii presidenti, ho trovato sconcertante che il direttore del Ministero, dott. Mascazzini, non abbia ritenuto di riservare nemmeno una smentita, un commento, una pernacchia, niente. Ha solo lasciato cadere l’intervento passando ad ascoltare i successivi, così come nessuno degli astanti è più tornato sulla cosa.
A questo punto, di fronte al dubbio ingenerato di una indagine confezionata per giustificare una decisione già presa, delle due l’una: o l’ARPA ha detto sciocchezze e quindi, per la loro gravità, le sue affermazioni imponevano quantomeno una contestazione, oppure ha detto la verità ed allora il silenzio in cui sono state fatte cadere è quantomeno inquietante, dal momento che stiamo proseguendo in direzione esattamente inversa.
Arrovellandomi nel quesito, ne ho fatto una interrogazione parlamentare, da cui attenderò paziente una risposta, al Presidente della Regione Siciliana ed all’Assessore al Territorio ed Ambiente, entrambi danti causa dell’ARPA. Poi però mi è affiorato alla mente quel presidente che alla fine della riunione parlava come uno che aveva capito tutto e spiegava: “Ci sunu i soddi, ma picchì nun l’ama spenniri?” Ecco, i soldi… quasi mi dimenticavo di questo particolare: sono già pronti 105 milioni di euro, una enormità, ma solo i primi, per dragare una piccola parte: soldi pubblici a cui “devono” seguire quelli delle industrie. E, notizia dell’ultima ora, a progettare l’intera operazione sarà Cuffaro, anzi il suo fedelissimo Felice Crosta, direttore dell’Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque, l’uomo più potente dell’amministrazione regionale siciliana, altrimenti noto per il suo famoso stipendio da 500 mila euro l’anno (Cuffaro però ha detto in TV che sono solo 400 mila). Ora, 105 milioni di euro solo per cominciare non sono uno scherzo, ad Augusta servirebbero per fare finalmente quel grande hub portuale di cui si parla da anni ma solo si parla e invece si spenderanno per spostare fango. Facciamo male a pensare che qualcuno si sta preparando da tempo ed ora sta leccandosi i baffi inneggiando alla famosa eterogenesi dei fini? Insomma, e se gli ambientalisti avessero inconsapevolmente dato argomenti buoni ai draghisti ed in definitiva a quelli che comunque trovano il modo di guadagnarci sempre, cioè gli affaristi? ”A munnizza è oro”, diceva uno che se ne intende.

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