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Avete presente Sisifo? L’astuto
mortale condannato dagli dei a spingere fino alla sommità di un
monte un enorme masso, che dopo aver raggiunto la vetta finisce però col
rotolare a valle, costringendo così il condannato a ricominciare
tutto da capo, rinnovando in eterno la fatica? L’immagine di Sisifo
e del masso che prima sale e poi rotola mi viene in mente ad ogni nuovo
inizio, quando un’altra stagione di lavoro e di impegno comune
ci attende a valle col suo bravo peso da portare in cima. Ma un lavoro
e un impegno in comune sono ben diversi dalla fatica di Sisifo, la cui
condanna, a guardar bene, non sta nello stremante sforzo fisico al quale
deve sottoporsi, ma nella solitudine a cui è abbandonato nel compierlo.
Forse non capiremo mai abbastanza il valore che si cela nel lavorare insieme,
nel cooperare, nell’agire solidale. Eppure anche il senso del nostro
impegno comune, ogni anno, ad ogni nuovo inizio, ha bisogno di essere ripensato,
ridefinito, per evitare che esso si trasformi in un gesto automatico, irriflesso,
rischiando allora sì di somigliare sempre più ad una condanna,
come quella toccata in sorte a Sisifo. Per questo non dobbiamo sottrarci
allo sforzo di ritrovare le ragioni consolidate del nostro agire comune
e di scoprire le nuove che la stagione presente ci invita a cogliere.
Agire Solidale si configura, fin dal suo atto di nascita, come un soggetto
collettivo che agisce nella sfera pubblica, con l’obiettivo di contribuire
ad innescare nella società processi di riforma ispirati ai valori
culturali e politici in cui si riconosce la variegata area del centrosinistra.
Ma per raggiungere questo obiettivo (ci viene sempre chiesto) è proprio
necessario dar vita ad organizzazioni come la nostra o non sarebbe utile
piuttosto affidare il compito ai partiti che costituiscono l’ossatura
del nostro sistema politico?
Noi siamo tra quelli che sostengono la necessità che un sistema
democratico faccia perno sui partiti, cui spetta la funzione irrinunciabile
di condensare in una sintesi politica le domande e i bisogni che emergono
dalla società, individuando le risposte possibili, in sintonia con
i valori di riferimento a cui ciascuno ispira la propria azione politica.
Nondimeno è impensabile che i partiti da soli possano soddisfare
il bisogno di partecipazione e di tutela di interessi specifici, presenti
in una società ad alto grado di complessità come la nostra.
Anche se la crisi da cui da tempo i partiti sono investiti fosse risolta
nel migliore dei modi, con una forte ripresa della capacità di rappresentanza
e di legame con le istanze sociali, non è pensabile che la società rinunci
a creare al proprio interno altre aggregazioni di interesse politico, che
costituiscono l’humus da cui trae alimento l’intero organismo
democratico. E laddove, come nel nostro Mezzogiorno, tale tessuto connettivo è assai
debole, ancora più preziosa è l’azione di soggetti
collettivi, qual è appunto Agire Solidale, capaci di tenere aperto
e frequentato lo spazio pubblico del vivere comune e della politica.
Non si tratta dunque di svolgere una funzione di supplenza (anche perché ci
auguriamo che i partiti divengano sempre più luoghi frequentabili
e frequentati), né una funzione oppositiva o concorrente rispetto
alle aggregazioni politiche tradizionali, né tantomeno di mantenere
in vita un soggetto con mandato a termine nell’attesa che si compia
la grande trasformazione della vita politica: il compito di Agire Solidale
e di tutti i soggetti collettivi che agiscono nella sfera pubblica è una
funzione permanente di cui una società complessa a statuto democratico
non può fare a meno se non a rischio di impoverire o addirittura
di snaturare se stessa.
Ma cosa è stato fino ad oggi A.S. e cosa ancora può tentare
di divenire?
Nei suoi 8 anni di vita, la nostra associazione si è configurata
essenzialmente come un luogo di aggregazione per il dibattito e la circolazione
di idee, intorno alle questioni emergenti in ambito nazionale ed internazionale;
le ricordo per titoli: il tema della giustizia nella stagione dei “girotondi”;
il pluralismo nell’ informazione; la Costituzione Europea; il Terrorismo,
la Pace e la Guerra; bioetica e biotecnologie; sviluppo eco-compatibile
e fonti alternative d’energia; lotta alla Mafia. Dibattito e circolazione
delle idee, appunto, resi dinamici con il contributo di personalità riconosciute,
capaci di mobilitare l’interesse generale, come ha dimostrato l’ampia
partecipazione di pubblico alle nostre iniziative con Carlo Trigilia, Franco
Berardi, “Pancho” Pardi, Giulietto Chiesa, Michele Santoro,
Claudio Fava, Elena Paciotti, Luigi Alfieri, Folco Terzani, Mario Centorrino,
Mao Valpiana, Olga D’Antona, Maurizio Pallante.
Ma guardando avanti, quale futuro nell’immediato possiamo immaginare
per A.S? Io credo che la nostra associazione debba continuare a svolgere
la funzione fondamentale che l’ha sin qui contraddistinta, mantenendo
viva l’attenzione sui temi generali che animano il dibattito politico
e culturale del Paese, con il contributo di personalità capaci di
richiamare l’attenzione di un pubblico vasto, che riconosce da tempo
ad A.S. il merito di avere saputo costruire una importante rete di relazioni
con una ricaduta positiva sulla città e sulla provincia; tra i temi
da trattare, su cui fare crescere impegno e consapevolezza, vi è certamente
quello di una nuova speranza per il Mezzogiorno, impegnato nella ricerca
di una propria autonoma via allo sviluppo, teso a costruire una nuova identità senza
cadere nella trappola dello scimmiottamento, come vorrebbe quel pensiero
unico che ama presupporre un percorso obbligato per qualunque angolo del
pianeta (mi piace ricordare, in proposito, l’interessante elaborazione
che Franco Cassano ha sviluppato in questi anni, a partire dal suo fortunato “Pensiero
meridiano”).
D’altro canto, però, sono convinto che Agire Solidale possa
da subito tentare di allargare il campo d’azione. Provo ad indicare
schematicamente tre obiettivi:
1) consolidare la nostra presenza nei comuni della provincia dove sono
stati creati circoli di A.S., mantenendo vivo il circuito delle iniziative.
2) costruire una rete regionale tra le realtà associative che in
altre parti di Sicilia, come noi, operano per un ampliamento dello spazio
pubblico e per il rinnovamento della politica: abbiamo le carte in regola
per promuovere una rete di collegamento, che favorisca lo scambio di esperienze,
diffonda l’esperienza associativa e dia maggiore voce e visibilità ad
una realtà così importante per il futuro politico dell’Isola.
3) intervenire come soggetti di cittadinanza attiva: è questa, credo,
la scommessa più importante. L’associazione può divenire
il luogo e lo strumento di un nuovo protagonismo: quello dei cittadini
che vogliono prendersi cura dei beni comuni. Non bisogna affidare soltanto
alle istituzioni il compito di tutelare e valorizzare i beni e le risorse
della comunità. C’è bisogno di cittadini attivi e di
un rapporto di collaborazione tra cittadini e istituzioni. A.S. può ampliare
il proprio raggio d’azione, affiancando al discorso politico una
diretta azione politica. Come ci ha insegnato Hannah Arendt, ciò che
conta nella sfera pubblica è la capacità di parlare e di
agire insieme: nel discorso e nell’azione riveliamo il nostro essere.
L’agire, inteso come indissolubile legame tra discorso e azione,
costituisce la modalità tipica della politica. Attraverso l’agire
politico, manifestiamo la capacità tutta umana di dare inizio al
nuovo. Nell’agire insieme, nell’agire solidale sentiamo che
il nuovo può avere inizio: l’arte del cominciamento ci appassiona.
Rinasce la passione politica. Il cittadino diviene protagonista dell’agire
politico.
Impegnarsi su tutto questo è come spingere un masso fin sulla cima
di un monte. Ma più mani insieme hanno il potere di trasformare
in gioia la fatica. Ce lo lascia intuire Albert Camus, quando osserva che ” anche
la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare
Sisifo felice”.
l'intervento
del neo portavoce di agire solidale
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