gli altri occhi di itaca

  di aldo castello  

 

Sono stato a Itaca.
Ci siamo andati insieme ad amici e ci siamo portati pure i figli: la Borsellino chiudeva il campeggio dei ragazzi di Rita express.
Era una bella serata di fine agosto. Al Villaggio La Torre si respirava aria frizzante ma più ci addentravamo più aumentava un certo senso di smarrimento: vedevo tanti ragazzi camminare con la bottiglia di vino o di birra in mano, sovente si vedevano giovani che arrotolavano cartine, forse di tabacco. Tutti andavano e venivano non capivo da dove e verso cosa, con lo sguardo smarrito. Con un po’ di imbarazzo ci siamo separati dai figli. Abbiamo pensato di visitare il “campo” ma c’erano solo 2 bancarelle e nessuna iniziativa in giro. Intanto arrivavano altri adulti, ospiti come noi, e abbiamo affollato lo stand dei panini.
Non c’era altro da fare Si aspettava il discorso di Rita.
Finalmente è iniziato. Dopo i convenevoli degli ospitanti e organizzatori, la Borsellino si è rivolta ai giovani come sa fare lei, con parole semplici ma profonde, come se li conoscesse da sempre uno ad uno. Improvvisava ma sapeva cosa e come dirlo. Ho invidiato questi ragazzi che avevano la fortuna di un’occasione che io non ho avuto. Mi sono guardato attorno, la sala era quasi tutta composta da adulti e da ospiti. Di ragazzi del campo ne vedevo pochi, di lato, quasi tutti con la bottiglia accanto. Ma lei li vedeva, e soprattutto li vedeva diversi da come li vedevo io. Vedeva in loro l’inizio di un’altra storia, di un altro cammino, di un altro impegno, affidava a loro la speranza, il futuro di questa Regione che piano piano cambierà.
L’abbiamo applaudita a lungo, all’in piedi, commossi. Ho cercato i miei figli, mi sono sentito rassicurato. Grazie Rita, per i tuoi occhi che sanno andare oltre e vedere ciò che io non riesco a vedere.