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Sono stato a Itaca.
Ci siamo andati insieme ad amici e ci siamo portati pure i figli: la Borsellino
chiudeva il campeggio dei ragazzi di Rita express.
Era una bella serata di fine agosto. Al Villaggio La Torre si respirava
aria frizzante ma più ci addentravamo più aumentava un certo
senso di smarrimento: vedevo tanti ragazzi camminare con la bottiglia di
vino o di birra in mano, sovente si vedevano giovani che arrotolavano cartine,
forse di tabacco. Tutti andavano e venivano non capivo da dove e verso
cosa, con lo sguardo smarrito. Con un po’ di imbarazzo ci siamo separati
dai figli. Abbiamo pensato di visitare il “campo” ma c’erano
solo 2 bancarelle e nessuna iniziativa in giro. Intanto arrivavano altri
adulti, ospiti come noi, e abbiamo affollato lo stand dei panini.
Non c’era altro da fare Si aspettava il discorso di Rita.
Finalmente è iniziato. Dopo i convenevoli degli ospitanti e organizzatori,
la Borsellino si è rivolta ai giovani come sa fare lei, con parole
semplici ma profonde, come se li conoscesse da sempre uno ad uno. Improvvisava
ma sapeva cosa e come dirlo. Ho invidiato questi ragazzi che avevano la
fortuna di un’occasione che io non ho avuto. Mi sono guardato attorno,
la sala era quasi tutta composta da adulti e da ospiti. Di ragazzi del
campo ne vedevo pochi, di lato, quasi tutti con la bottiglia accanto. Ma
lei li vedeva, e soprattutto li vedeva diversi da come li vedevo io. Vedeva
in loro l’inizio di un’altra storia, di un altro cammino, di
un altro impegno, affidava a loro la speranza, il futuro di questa Regione
che piano piano cambierà.
L’abbiamo applaudita a lungo, all’in piedi, commossi. Ho cercato
i miei figli, mi sono sentito rassicurato. Grazie Rita, per i tuoi occhi
che sanno andare oltre e vedere ciò che io non riesco a vedere.
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