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Quando un figlio con imprevisto candore
ti chiede: “ la violenza purtroppo c’è sempre stata
nella storia della umanità, - e precisa- può capitare anche
a me? “, è il momento di avviare una riflessione coerente
che distingua tra carnefici e vittime e metta a fuoco il fenomeno come
abitudine da sempre tollerata.
Sviluppare le relazioni umane a partire da una personalità che
esalta le passioni ma non cancella l’altro è il solo progetto
di società solidale possibile. La violenza come comportamento di
tracotanza nega soprattutto l’altro e ne vuole il controllo con
la parola , con la aggressione , con le immagini , per trascinarlo in
una relazione distorta che non comunica ma impone.
Questo è il bullismo …in casa , a scuola, in tv.
La storia , figlio mio, è piena di uomini che hanno vissuto e alimentato
tali relazioni distruttive con il consenso delle vittime, specialmente
donne.
Il bullismo come modello si propone nelle nostre scuole, in casa, nelle
soap-tv.
Cosi che la sopraffazione è la regola, e le vittime sono costrette
a subire per falso perbenismo e fragilità.
Tutti diventiamo tolleranti agli abusi per quieto vivere. Il leader negativo
si accetta per indolenza.
Ma in una utopia solidale la risorsa è la ricerca di un comportamento
fuori dai ruoli codificati di genere, una identità non ingessata
che dà spazio ai sentimenti e al rispetto di chi è diverso
da te. Tale attenzione può ribaltare la storia. La violenza resta
esclusa dalle scelte di chi privilegia l’ altro come incontro e
cerca la reciprocità.
Sappi, figlio mio , che una relazione è reciproca se si sviluppa
e si muove senza costringere, ma alimenta le regole necessarie per stare
assieme. Ammettere che le vittime del bullo vanno difese e ne va sostenuta
la capacità di solidarizzare, mentre è lui, il bullo che
va isolato: rappresenta un primo passo per costruire senza violenza.
Fino a quando tanti comportamenti aggressivi a scuola, in televisione,
emergono come successi, ce li ritroveremo come azione di compagni e mariti
violenti.
E’ tale modello che genera la spirale perversa della sopraffazione
e il mito della guerra come conseguenza.
Ma a partire dalla sviluppo di indipendenza e stima per le vittime e il
ricoscimento della aggressività distorta del bullo non c’è
dubbio inizia il cambiamento verso una socialità autenticamente
paritaria.
L’ impegno del tel-donna 0931-61000 è anche questo.
Molto è possibile fare come si è appreso dal corso in svolgimento
a palermo e frequentato dalle associate de “ la nereide”.
La qualità del perfezionamento dovuto a docenti universitarie e
formatrici europee dà luce nuova nello approccio verso tali problematiche.
Con la caduta dei pregiudizi sulla “ inevitabilità “della
violenza sarà logico predisporre spazi di intervento nelle scuole
e in famiglia per reinventare finalmente relazioni improntate alla reciprocità
e alla condivisione, per una cultura realmente solidale.
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