crisi dei nostri giorni

  di orazio scalorino  


Giorno 29 dicembre 2002, a Floridia, in Piazza del Popolo, si apre una vera e propria crisi di governo. A soli sei mesi dalle elezioni amministrative, vinte dal centro-sinistra, uno dei partiti della maggioranza, la Margherita-Primavera Floridiana, pubblica un manifesto di forte critica verso la persona del sindaco. È proprio il caso di dire: niente di politico ma solo qualcosa di personale.
In buona sostanza si accusa il sindaco Rudilosso di essere un illustre sconosciuto, poco funzionale al personale progetto politico e alle ambizioni di potere che da sempre la Margherita ha potuto coltivare, tramite l’intermediazione di Egidio Ortisi, durante gli anni della sua sindacatura nel nostro paese.
Leggendo i quotidiani mi accorgo che in provincia sono poche le amministrazioni comunali a non essere in preda ad una crisi e, riflettendo da una prospettiva diversa da quella che rivesto, e cioè non da persona coinvolta nei fatti, ma da semplice cittadino che non conosce le vicende della politica, tutto ciò mi appare quantomeno bislacco. Non si capisce infatti perché debba diventare prioritario per un sindaco eletto da non più di sette mesi, risolvere una crisi che appartiene solo alla politica parlata e non ancora ai fatti, essendo trascorso poco tempo per potere già giudicare il suo operato. Non si capisce perché, le sorti di un paese debbano dipendere da una mossa strategica di un partito della maggioranza che, così facendo, rischia di compromettere l’azione amministrativa di una giunta della quale fa parte.
Mi sento quindi di solidarizzare non soltanto con il sindaco del mio comune, ma anche con tutti quegli amministratori che, pur appartenendo ad uno schieramento politico diverso dal mio, sono costretti a fare i conti quotidianamente con le assurde quanto dannose pretese di partiti e gruppi di potere che, infischiandosene delle esigenze amministrative, per un tornaconto politico personale, sono anche disposti a mettere in ginocchio un intero paese, costringendolo a continue crisi, rimpasti e, se servono, anche nuove elezioni.
La vera sfida a cui tutti noi oggi siamo chiamati sia quella di tentare di colmare lo spazio che divide il cittadino dalla politica, facendo diventare la politica più semplice e più utile per la collettività modificando quegli atteggiamenti narcisistici, che impediscono il coinvolgimento di quella tanto decantata società che, nauseata proprio da questi è sempre più riluttante nei confronti della politica e di coloro che la praticano starnazzando.
Gli attuali leaders della sinistra, ma anche quelli della destra, sono orfani di memoria, di valori e di condizionamenti dettati un tempo, nel caso della sinistra, dalla classe operaia e dal rapporto con un’opinione pubblica fortemente motivata e coinvolta. In una parola, la perdita di quei sani valori di fondo che alimentavano l’azione della sinistra ha condotto ad un lento ed inesorabile processo di omologazione e, come conseguenza di ciò, al fatto che la nuova sinistra in molti casi, così come la nuova destra, ha come unico obiettivo, la macchina del potere, le privatizzazioni, gli appalti, in una parola il denaro.
Penso che recuperare l’etica del comportamento e i valori di fondo del nostro agire politico, sia il primo dei passaggi che può portare i gruppi dirigenti della sinistra a recuperare il terreno perduto nella società civile.
Ritornando al caso del comune di Floridia, credo che una serena riflessione, che parta proprio da un’analisi critica dei nostri comportamenti e dalla ricerca di quel sentire comune che dovrebbe muovere l’azione politica di tutto il centro-sinistra, forse ci potrebbe fornire la soluzione per superare l’empasse. So che tutto ciò è molto difficile perché vi sono in ballo posti di potere, interessi economici non irrilevanti, appalti, consulenze che negli anni passati hanno cambiato la posizione economico-sociale di parecchi professionisti. So anche però che questa politica non mi appartiene e devo dire che mi sforzo quotidianamente di convivere con mezze figure con le quali non ho nulla da spartire e delle quali non condivido per niente l’operato. Abbiamo sicuramente delle motivazioni diverse, che non sono quelle ideali, sempre se questi tizi hanno qualche ideale, ma che riguardano l’agire concreto di tutti i giorni.
A volte mi sforzo di comunicare agli altri i motivi del mio impegno politico e mi accorgo di parlare un linguaggio diverso da quello che attualmente agita molti tra gli addetti ai lavori. Il mio non vuole essere un appello nostalgico verso forme impraticabili di utopie politiche, ma vorrei almeno in questi anni di impegno al servizio degli altri, sforzarmi di dare un contributo utile alla politica, che possa andare in una direzione diversa rispetto a quelle intollerabili indecenze che sono costretti a sopportare i cittadini.