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Siamo di quelli che si ostinano a
credere che le parole abbiano senso; un senso che in origine rese necessario
forgiarle quelle parole, perché quel senso chiedeva di essere detto.
Le parole per noi hanno un senso necessario, scaturito dalla origine stessa
della parola. Anche la scelta di pubblicare un giornale è un atto
di fede laico nelle parole e nel senso che le ha rese necessarie.
C’è una parola che tra poco fiorirà sulla bocca di
molti, per essere colta dalle orecchie di altri. Una parola che verrà
detta, scritta, letta e udita da innumerevoli bocche ed orecchie, affollando
le strade e le piazze delle nostre città. Una parola che invaderà
le nostre case per via etere, per via cavo, penetrando da ogni spiraglio
o varco d’accesso, che le verrà offerto. Una parola che in
questo incessante e forsennato movimento finirà di certo per smarrire
il proprio senso, per dimenticare la propria origine ed il senso che in
essa è racchiuso. Vogliamo allora isolarla, questa parola, per
darci il tempo di riconoscerla, per consentire al suo senso di starle
accanto, prima che il gran trambusto li separi.
Candidato.
E’ questa la parola che vorremmo vedere sempre con al fianco il
proprio senso.
E’ triste il destino di questa parola. Come è triste sempre
il destino di chi smarrisce la propria origine. Fatto è che questa
parola si ritrova per strada con a fianco non il senso che le è
proprio, ma quello di un’altra parola che sgomitando le ha imposto
un altro senso, il proprio.
Concorrente.
E’ questa la parola sgomitante. Una parola straripante, invadente,
che ha imposto la propria tirannia, espressione tipica di ciò che,
se non temessimo uno slittamento del senso, chiameremmo imperialismo culturale.
Ci sono concorrenti dappertutto e concorsi ad ogni svolta di video. Prima
col concorso ci cercavi il lavoro; adesso è diventato un lavoro
cercare un concorso a cui partecipare. Magari in TV, dove vinci 3000 euro
se conosci la data di nascita di Mino Reitano (che l’ha cancellata
all’anagrafe).
Forse il primo degli obiettivi politici che l’Ulivo a Siracusa potrebbe
proporsi, è un atto di ossequio linguistico: ridare senso alla
parola candidato.
Perché la carta d’identità di uno schieramento politico
porta innanzitutto i nomi di coloro che si candidano a rappresentarlo.
La scelta dei candidati è il primo atto politico qualificante di
uno schieramento che ambisce a governare. Il primo. E non solo in ordine
temporale.
Noi auspichiamo che tutte le liste dell’Ulivo sappiano compierlo
questo atto di ossequio linguistico, anche perché solo se il candidato
batte il concorrente, avranno avuto senso il nostro dire e il nostro agire.
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