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| di enzo parisi | ||
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Un numero speciale di questo giornale, alla vigilia delle tanto attese elezioni del 9 aprile, riassumeva il programma dell’Unione, sottolineandone gli aspetti positivi e gli impegni che esso si assumeva sulle questioni più vicine alla sensibilità del popolo di sinistra e all’esperienza personale di quanti orbitano nell’area di Agire Solidale o ne seguono le iniziative. A quelle elezioni guardavamo come sola possibilità di uscire finalmente dal clima di lacerante conflitto e da un triste e buio periodo di sfascio, di pericolose illusioni, di paradossale legittimazione pubblica degli interessi personali di potenti imbroglioni, di sostanziale impunità di ladri, evasori e corruttori, di indegna glorificazione di pericolosi eversori, di crescita delle disuguaglianze e delle povertà, di disinformazione di regime, di riduzione dei diritti dei lavoratori, di ingiustizia, di sfruttamento dei giovani e dei non garantiti, di demolizione dei pilastri su cui si dovrebbe reggere lo Stato e la società. A 150 giorni da quella sudata e liberatoria vittoria, per la quale molti di noi hanno speso la propria faccia, è necessario chiedersi se le forze del centro-sinistra ed i nostri rappresentati parlamentari abbiano compreso quanto grande è stato lo sforzo per rompere l’assedio e se essi si sentano ancora impegnati a rispettare il preciso mandato ricevuto dagli uomini e dalle donne che li hanno votati. Lo chiediamo perché quel programma che abbiamo apprezzato e di cui assicuravamo l’attuazione sembra scaduto o precipitato nella scala delle priorità. Chi ha responsabilità di governo appare più preoccupato di tutelare il diritto alla sopravvivenza delle gerontocrazie (televisive, finanziarie, persino sportive!), dei privilegiati di sempre, degli imprenditori capaci di rischiare solo con i soldi degli altri, dei furbetti dei quartieri alti e bassi, piuttosto che di disincrostare licenziando incapaci, imbroglioni e leccapiedi ed operare in fretta per recuperare equità per tutti e restituire pienezza di diritti ai lavoratori, alle donne, agli studenti, agli insegnanti, agli immigrati… Forse 150 giorni sono troppo pochi per giudicare e si è ritenuto più importante interessarsi di eutanasia e indulto; valutare se, in fondo, non siano delle buone cose, quando fatte dal centro-sinistra, il ponte sullo Stretto, gli inceneritori, i rigassifigatori e le decurtazioni delle pensioni. Con chi ce la prenderemo se, tra altri 150 giorni, gli uomini e le donne che hanno fatto vincere l’Unione cominceranno a dubitare di aver vinto anche loro? «guardarsi dai pericoli di una attività eccessiva, qualunque sia la condizione e l'ufficio che si ricopre, perché le molte occupazioni conducono spesso alla durezza del cuore» (Papa Benedetto XVI) |