questione di energia

  di roberto de benedictis  

 

Per la serie “non ci facciamo mancare niente”, il territorio di Augusta è teatro in questi anni, in questi giorni, di questioni straordinariamente importanti: il termovalorizzatore, la piattaforma polifunzionale, il futuro del porto commerciale, il paventato blocco della navigazione nella rada, il rigassificatore, solo per citarne alcuni. Il tutto in un contesto industriale pesante, gravi episodi di inquinamento ed un risanamento ambientale annunciato ma non attuato. Ecco perché è ovvio diffidare di tutto e fin troppo facile far prevalere il sentimento del rigetto ad ogni riflessione.
La discussione sui rigassificatori non fa eccezione, se non per il particolare cinismo con cui un partito come il Movimento per l’Autonomia cavalca il fronte del no, con argomenti da pizzeria. Ecco perché è ancora più difficile ma doveroso per noi confrontarci e ragionare. Cerco, per far questo, di mettere in fila alcuni punti sui quali auspico un dibattito.
1. Il metano ci è indispensabile. Oggi ci arriva come gas dall’Algeria e dalla Russia, poi anche dalla Libia, attraverso tubazioni interrate e sottomarine, ma nessuno mette in dubbio la necessità che abbiamo di ridurre la dipendenza da questi paesi potendo approvvigionarci anche da altri. Questo si realizza, con tecnologie molto elementari, acquistando il gas altrove, trasportandolo via nave fino alle nostre coste, stoccandolo in serbatoi ed immettendolo, previa vaporizzazione, nelle reti di trasporto del gas. L’intero ciclo non prevede alcun processo chimico né reazioni di combustione.
2. Esiste la tecnologia (su cui non mi soffermo) affinché i rigassificatori siano non inquinanti né pericolosi. A condizione che i progetti siano sottoposti e superino tutti i più rigorosi controlli di sicurezza e di compatibilità ambientale, essi presentano meno rischi dei nostri elettrodomestici, degli impianti elettrici nelle nostre case, delle nostre automobili. L’esperienza degli ultimi quarant’anni, laddove realizzati nel mondo, lo dimostra senza alcun dubbio.
3. Poiché il metano serve maggiormente dove più si consuma energia, molti esperti sostengono la convenienza nel realizzarli al nord Italia. Dal canto suo, il governo Prodi ha rimarcato l’esigenza che il nostro Paese si doti almeno di quattro rigassificatori ma non ha indicato alcun sito. Ecco perché è falsa e demagogica la campagna di Lombardo ed i suoi dell’MpA all’insegna del “diciamo a Prodi che non li faccia in Sicilia”: prima di tutto perché si tratta di impianti privati e non li costruisce lo Stato e poi perché al governo non interessa farli in Sicilia. La domanda dunque è: a chi può interessare?
4. Il “pacchetto energia” presentato quest’estate dal ministro Bersani riorganizza la normativa sulle cosiddette “compensazioni territoriali” finalizzati ad “interventi di carattere sociale a favore dei residenti nei territori interessati, anche ai fini della riduzione dei costi delle bollette elettriche e del gas”. A scanso di equivoci sia detto a chiare lettere che le “compensazioni” non si fanno fronte dei rischi per la sicurezza o per l’ambiente perché questi, se esistono, non si compensano: l’opera non si fa e basta. A compensarsi è invece il vantaggio: da una parte quello del privato che realizza l’impianto, che guadagna acquistando il gas e rivendendolo alla rete nazionale, dall’altro quello della collettività “proprietaria” del territorio in cui l’opera ricade, per averlo messo a disposizione del privato.
Esiste allora una strada meno viscerale per dire di si o di no per partito preso, per strumentalità o per paura? Le opportunità che Bersani consente alla comunità di contrattare per l’insediamento dei rigassificatori vanno ben al di là di quelle strettamente connesse all’impianto e non solo in termini di minor costo dell’energia per chi vive in quel territorio. Si pensi soltanto alla grande disponibilità di una materia prima, come appunto il gnl (gas naturale liquido), fondamentale per la produzione dell’idrogeno e quindi agli scenari possibili di una ricerca ed attività industriale basata sulla microgenerazione di energia e l’impiego di tecnologie cosiddette “zero emissione” per la mobilità pulita. Senza dire della grande disponibilità di “frigorie” che la rigassificazione comporta ed all’impulso che ne avrebbe la nascita di molteplici attività legate alla “catena del freddo”. È possibile volere la nascita di un grande distretto energetico per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di energia attraverso tecnologie alternative, e quindi imprese e nuova occupazione?
Questa dunque è la mia opinione: 1) nessuno sconto alla sicurezza, a nessun prezzo; 2) non si dica di no senza ragione ma nemmeno di si a qualunque condizione: il rigassificatore può essere un affare per chi lo realizza ma deve esserlo anche per il territorio e le popolazioni interessate.

il dibattito sui rigassificatori