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Per la serie “non ci facciamo
mancare niente”, il territorio di Augusta è teatro in questi
anni, in questi giorni, di questioni straordinariamente importanti: il
termovalorizzatore, la piattaforma polifunzionale, il futuro del porto
commerciale, il paventato blocco della navigazione nella rada, il rigassificatore,
solo per citarne alcuni. Il tutto in un contesto industriale pesante,
gravi episodi di inquinamento ed un risanamento ambientale annunciato
ma non attuato. Ecco perché è ovvio diffidare di tutto
e fin troppo facile far prevalere il sentimento del rigetto ad ogni riflessione.
La discussione sui rigassificatori non fa eccezione, se non per il particolare
cinismo con cui un partito come il Movimento per l’Autonomia cavalca
il fronte del no, con argomenti da pizzeria. Ecco perché è ancora
più difficile ma doveroso per noi confrontarci e ragionare. Cerco,
per far questo, di mettere in fila alcuni punti sui quali auspico un dibattito.
1. Il metano ci è indispensabile. Oggi ci arriva come gas dall’Algeria
e dalla Russia, poi anche dalla Libia, attraverso tubazioni interrate e
sottomarine, ma nessuno mette in dubbio la necessità che abbiamo
di ridurre la dipendenza da questi paesi potendo approvvigionarci anche
da altri. Questo si realizza, con tecnologie molto elementari, acquistando
il gas altrove, trasportandolo via nave fino alle nostre coste, stoccandolo
in serbatoi ed immettendolo, previa vaporizzazione, nelle reti di trasporto
del gas. L’intero ciclo non prevede alcun processo chimico né reazioni
di combustione.
2. Esiste la tecnologia (su cui non mi soffermo) affinché i rigassificatori
siano non inquinanti né pericolosi. A condizione che i progetti
siano sottoposti e superino tutti i più rigorosi controlli di sicurezza
e di compatibilità ambientale, essi presentano meno rischi dei nostri
elettrodomestici, degli impianti elettrici nelle nostre case, delle nostre
automobili. L’esperienza degli ultimi quarant’anni, laddove
realizzati nel mondo, lo dimostra senza alcun dubbio.
3. Poiché il metano serve maggiormente dove più si consuma
energia, molti esperti sostengono la convenienza nel realizzarli al nord
Italia. Dal canto suo, il governo Prodi ha rimarcato l’esigenza che
il nostro Paese si doti almeno di quattro rigassificatori ma non ha indicato
alcun sito. Ecco perché è falsa e demagogica la campagna
di Lombardo ed i suoi dell’MpA all’insegna del “diciamo
a Prodi che non li faccia in Sicilia”: prima di tutto perché si
tratta di impianti privati e non li costruisce lo Stato e poi perché al
governo non interessa farli in Sicilia. La domanda dunque è: a chi
può interessare?
4. Il “pacchetto energia” presentato quest’estate dal
ministro Bersani riorganizza la normativa sulle cosiddette “compensazioni
territoriali” finalizzati ad “interventi di carattere sociale
a favore dei residenti nei territori interessati, anche ai fini della riduzione
dei costi delle bollette elettriche e del gas”. A scanso di equivoci
sia detto a chiare lettere che le “compensazioni” non si fanno
fronte dei rischi per la sicurezza o per l’ambiente perché questi,
se esistono, non si compensano: l’opera non si fa e basta. A compensarsi è invece
il vantaggio: da una parte quello del privato che realizza l’impianto,
che guadagna acquistando il gas e rivendendolo alla rete nazionale, dall’altro
quello della collettività “proprietaria” del territorio
in cui l’opera ricade, per averlo messo a disposizione del privato.
Esiste allora una strada meno viscerale per dire di si o di no per partito
preso, per strumentalità o per paura? Le opportunità che
Bersani consente alla comunità di contrattare per l’insediamento
dei rigassificatori vanno ben al di là di quelle strettamente connesse
all’impianto e non solo in termini di minor costo dell’energia
per chi vive in quel territorio. Si pensi soltanto alla grande disponibilità di
una materia prima, come appunto il gnl (gas naturale liquido), fondamentale
per la produzione dell’idrogeno e quindi agli scenari possibili di
una ricerca ed attività industriale basata sulla microgenerazione
di energia e l’impiego di tecnologie cosiddette “zero emissione” per
la mobilità pulita. Senza dire della grande disponibilità di “frigorie” che
la rigassificazione comporta ed all’impulso che ne avrebbe la nascita
di molteplici attività legate alla “catena del freddo”. È possibile
volere la nascita di un grande distretto energetico per la ricerca, lo
sviluppo e la produzione di energia attraverso tecnologie alternative,
e quindi imprese e nuova occupazione?
Questa dunque è la mia opinione: 1) nessuno sconto alla sicurezza,
a nessun prezzo; 2) non si dica di no senza ragione ma nemmeno di si a
qualunque condizione: il rigassificatore può essere un affare per
chi lo realizza ma deve esserlo anche per il territorio e le popolazioni
interessate.
il dibattito
sui rigassificatori
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