dinamiche lentinesi

  di franzo bruno  

 

Lusingato per essere stato inserito da Virgilio Gionfriddo nel pantheon dei dirigenti politici scellerati, insieme a nomi di antico lignaggio come Raiti e Consiglio, e non essendo solito condividere con lui, a differenza di Roberto De Benedictis, birre bionde e gelate, chiedo ospitalità ad Idea Solidale per qualche considerazione ispirata dagli articoli sul voto lentinese dello scorso Giugno.
Non c’è dubbio che alla bella candidatura di Armando Rossitto si sia arrivati tardi e male: non per fantomatici complotti siracusani, però, ma per dinamiche tutte lentinesi, che hanno creato il pasticcio della mancata candidatura unitaria alle primarie e la drammatica impasse successiva. Il torto della Federazione provinciale DS non è consistito perciò nell’aver ordito strategie scellerate: semmai, invece, nell’ aver messo mano alla situazione locale con ritardo, sebbene con la non trascurabile giustificazione costituita dall’ingorgo elettorale che ha in sostanza sovrapposto svolgimento delle “politiche”, preparazione delle “regionali” e selezione delle candidature per le amministrative.
Ma non è su questo che vorrei soffermarmi: Umberto Eco, nel “Pendolo di Foucault”, ha spiegato magistralmente come chi vuol credere ai complotti come chiave di spiegazione del mondo non si lascia convincere dalle ricostruzioni semplici e razionali, che hanno il torto di presentare la realtà nella sua ordinaria banalità e non possono reggere il confronto con le affascinanti spiegazioni che rinviano a trame oscure e innominabili intrighi, e che fanno sentire tanto intelligente chi le elabora.
Mi interessa di più discutere l’interpretazione della sconfitta al primo turno di Rossitto che Gionfriddo propone, e che costituisce a mio giudizio il più importante punto politico della questione. Secondo Gionfriddo, in sostanza, la candidatura di Rossitto non produce l’atteso valore aggiunto perché nasce da, e si accompagna ad, un contesto “vecchio” entro il quale viene letta dai cittadini come “vittima sacrificale” e non “avanguardia del cambiamento”; e la considera perciò un ”tranello”, analogo a quello in cui era caduto De Benedictis nell’accettare la candidatura a sindaco di Siracusa nel 2004.
Ora, detto in premessa che pare anche a me assai ingeneroso e irrispettoso non considerare il peso decisivo sul risultato finale della forzata assenza di Armando per motivi di salute da gran parte della campagna elettorale , è proprio su questo parallelo che vorrei soffermarmi, poiché lo considero anch’io pertinente, ma per ragioni del tutto diverse da quelle di Gionfriddo. Ciò che accomuna le due situazioni è, a mio avviso, innanzitutto la divisione del centrosinistra: un elemento che delude e demotiva gravemente l’elettorato, e che chiama in causa non machiavelli autolesionistici di singoli, ma la persistente difficoltà del centrosinistra provinciale a proporsi come “cabina di regia” in grado di guidare le realtà territoriali sulla via maestra dell’unità della coalizione, superando localismi e personalismi. Per inciso, proprio questo è uno dei principali argomenti a sostegno della costruzione di un Partito unico dei riformisti che agisca da stabilizzatore dell’alleanza e delle sue dinamiche, ed è in ogni caso il principale compito che i responsabili delle forze politiche dell’Unione devono affrontare in vista delle prossime scadenze elettorali, che già nel 2007 riguarderanno diversi comuni della provincia.
Ma c’è un secondo aspetto che la vicenda lentinese pone in questione: l’assenza di valore aggiunto nella candidatura Rossitto, analoga a quanto accadde per De Benedictis nel 2004 a Siracusa, non va forse ricondotta (anche) ad una difficoltà che alcune personalità politiche incontrano nel passare dalla mobilitazione identitaria della propria cerchia di sostenitori alla rappresentanza di coalizioni ben più larghe e complesse? Non è cioè che alcune figure sono straordinariamente efficaci nel galvanizzare i “loro” seguaci ed elettori (vedi il formidabile risultato di De Benedictis alle scorse regionali), ma risultano meno attrezzate quando si tratta di coinvolgere e mobilitare platee assai più ampie ed eterogenee e gestire il rapporto con interlocutori meno affini, quali i diversi soggetti politici del centrosinistra? E che, insomma, tra la purezza delle “avanguardie del cambiamento” e le inevitabili e necessarie contaminazioni della logica di coalizione rimane un divario cui lavorare più con l’attenzione alle sfumature dei processi politici reali che con il gusto dei giudizi tranchant che presumono di inchiodare il “nemico” ad immutabili etichette buone per ogni circostanza?
Quanto sopra, si intende, con grande rispetto e gratitudine per Armando Rossitto, cui i DS sono debitori di una disponibilità generosa offerta al partito e alla città di Lentini in un momento estremamente delicato sotto il profilo personale e difficilissimo sul piano politico, e con l’intento non di polemizzare, nemmeno in risposta alle polemiche altrui, ma di offrire spunti per una riflessione di portata generale.

interviene il segretario della federazione ds di siracusa sul dibattito sulle elezioni comunali a lentini