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Ad elezioni concluse, proviamo a
ragionare sul futuro, partendo da alcuni punti di difficoltà che
sembrano già assai chiari, appena mitigati dall’esito del
referendum sulla Costituzione.
A Roma il governo Prodi non ci sta davvero facendo sognare. Quasi nessun
rappresentante della Sicilia nonostante quel brutto record fra ministri
e sottosegretari, con una attenzione che pare più rivolta a riconquistare
l’elettorato del Nord (in prevalenza berlusconiano) che a corrispondere
alle attese del Sud ed una quotidiana babele di voci contraddittorie a
fronte di poche certezze condivise oltre quelle, oggettive, delle difficoltà di
cassa.
Attendendo smentite, registriamo intanto che il centrodestra ha vinto in
Sicilia confermando tutta la sua forza: sommando ai voti di Cuffaro quelli
di Musumeci, ritroviamo quasi gli stessi valori del 2001.
Ora, se pensiamo che quel milione e quattrocentomila siciliani che hanno
votato Cuffaro sono tutte persone indifferenti alla mafia, ignoranti e
clientelari, continueremo a perdere. Convinciamoci che ci sono persone
libere, normali ed anche per bene che si fidano più di loro che
di noi e chiediamoci perché: potrebbe aiutarci a vincere, se per
caso ci interessa farlo.
Cuffaro ha promesso continuità e si può essere sicuri che è proprio
a modo suo che continuerà a governare ma con una opportunità in
più: già dalle prime battute appare chiaro che tenterà di
scaricare sul governo nazionale le difficoltà della Sicilia e del
suo governo: il caso IRAP e quello delle infrastrutture lo hanno già dimostrato,
con il Presidente che scrive a Prodi facendosi paladino della sua Regione.
In mancanza, come finora è stato, di risposte convincenti e persino
di attenzioni da parte della politica nazionale (sarà bene che i
deputati siciliani a Roma si mostrino al più presto meno acquiescenti
con la loro maggioranza di quanto non siano stati i loro colleghi del Polo)
le difficoltà del centrosinistra saranno enormi ed il ruolo dell’opposizione
all’ARS sarà cruciale ed arduo. Già i numeri non sono
molto diversi da quelli della passata legislatura, 35 su 90 invece dei
precedenti 34, ed il rischio è quello di ricadere in una cosa già vista,
una opposizione accesa nei toni ma accomodante nei fatti, conseguenza di
una pratica compromissoria resa norma nella tradizione politica siciliana
e di una nostra mancanza di iniziativa con proposte riconoscibilmente alternative.
Anche perché, da una coalizione che a Roma è forza di governo è giusto
aspettarsi, anche se in Sicilia siamo minoranza, proposte di governo e
non solo opposizione. Non ho dubbio, dunque, che sia questo il punto su
cui impegnare la minoranza all’ARS ed il gruppo dei DS per primo:
una propria elaborazione, svincolata non solo nei contenuti dalla maggioranza
rispetto a cui non è sufficiente giocare di rimessa, ma anche nei
tempi, incredibilmente anestetizzanti nella passata esperienza, quando
il regolamento garantisce invece l’iniziativa della minoranza e persino
l’esame in aula di propri disegni di legge. Il che aiuterebbe la
stessa Rita Borsellino, sulla cui presenza io conto molto anche se l’attende
un compito non facile. Infatti, oltre il lavoro d’aula, normalmente
defatigante, assai tecnico, persino noioso, di cui pure dovrà impadronirsi
per parteciparvi attivamente se non vuole trovarsi in poco tempo come un
pesce fuori dall’acqua, a lei spetterebbe il compito di continuare
a parlare con la società siciliana. Non certo alla maniera di Orlando,
a titolo puramente personale, e nemmeno più da vicepresidente di
Libera, in termini prevalentemente etici e morali, bensì pienamente
politici, intervenendo da leader politico sulle questioni pratiche del
governo della Sicilia.
Ma da quale ruolo? Capi dell’opposizione non si diventa per investitura
e persino quella del portavoce della minoranza è una invenzione
quasi giornalistica senza alcun riscontro istituzionale. La verità è che
Rita rappresenta tutta l’Unione ma non aderisce ad alcun partito:
molto bello ma molto debole. Regolamento dell’ARS a parte, che la
obbligherà ad entrare almeno tecnicamente in un gruppo parlamentare,
credo che sarà difficile per lei assumere un ruolo politico in parlamento
senza appartenere alla politica nelle sue forme parlamentari, cioè ad
un partito.
È
un nodo che verrà al pettine molto presto, sapendo che dovremo fare
di tutto per non perdere né lei né il suo straordinario apporto
al centrosinistra siciliano. I numeri dicono infatti che abbiamo perso
e la Borsellino pure ed io che mi sono illuso che potesse vincere dico
(col senno di poi) che si poteva perdere meglio se non si fossero commessi
certi errori, sia dei partiti che del suo entourage. Ma affidare interamente
ai numeri il valore di una speranza che pure è nata, di un cambiamento
che nel nome di Rita Borsellino ha concretamente coinvolto migliaia di
siciliani, sarebbe un errore ancora più grave. Come se quelle emozioni
non fossero state vere, gli occhi della gente non li avessimo visti brillare
davvero e le piazze riempirsi al suo passaggio, sol perché non siamo
riusciti a tradurre tutto questo in voti.
il
ruolo di rita borsellino e la fine delle pratiche compromissorie
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