una nuova opposizione

  di roberto de benedictis  

 

Ad elezioni concluse, proviamo a ragionare sul futuro, partendo da alcuni punti di difficoltà che sembrano già assai chiari, appena mitigati dall’esito del referendum sulla Costituzione.
A Roma il governo Prodi non ci sta davvero facendo sognare. Quasi nessun rappresentante della Sicilia nonostante quel brutto record fra ministri e sottosegretari, con una attenzione che pare più rivolta a riconquistare l’elettorato del Nord (in prevalenza berlusconiano) che a corrispondere alle attese del Sud ed una quotidiana babele di voci contraddittorie a fronte di poche certezze condivise oltre quelle, oggettive, delle difficoltà di cassa.
Attendendo smentite, registriamo intanto che il centrodestra ha vinto in Sicilia confermando tutta la sua forza: sommando ai voti di Cuffaro quelli di Musumeci, ritroviamo quasi gli stessi valori del 2001.
Ora, se pensiamo che quel milione e quattrocentomila siciliani che hanno votato Cuffaro sono tutte persone indifferenti alla mafia, ignoranti e clientelari, continueremo a perdere. Convinciamoci che ci sono persone libere, normali ed anche per bene che si fidano più di loro che di noi e chiediamoci perché: potrebbe aiutarci a vincere, se per caso ci interessa farlo.
Cuffaro ha promesso continuità e si può essere sicuri che è proprio a modo suo che continuerà a governare ma con una opportunità in più: già dalle prime battute appare chiaro che tenterà di scaricare sul governo nazionale le difficoltà della Sicilia e del suo governo: il caso IRAP e quello delle infrastrutture lo hanno già dimostrato, con il Presidente che scrive a Prodi facendosi paladino della sua Regione. In mancanza, come finora è stato, di risposte convincenti e persino di attenzioni da parte della politica nazionale (sarà bene che i deputati siciliani a Roma si mostrino al più presto meno acquiescenti con la loro maggioranza di quanto non siano stati i loro colleghi del Polo) le difficoltà del centrosinistra saranno enormi ed il ruolo dell’opposizione all’ARS sarà cruciale ed arduo. Già i numeri non sono molto diversi da quelli della passata legislatura, 35 su 90 invece dei precedenti 34, ed il rischio è quello di ricadere in una cosa già vista, una opposizione accesa nei toni ma accomodante nei fatti, conseguenza di una pratica compromissoria resa norma nella tradizione politica siciliana e di una nostra mancanza di iniziativa con proposte riconoscibilmente alternative. Anche perché, da una coalizione che a Roma è forza di governo è giusto aspettarsi, anche se in Sicilia siamo minoranza, proposte di governo e non solo opposizione. Non ho dubbio, dunque, che sia questo il punto su cui impegnare la minoranza all’ARS ed il gruppo dei DS per primo: una propria elaborazione, svincolata non solo nei contenuti dalla maggioranza rispetto a cui non è sufficiente giocare di rimessa, ma anche nei tempi, incredibilmente anestetizzanti nella passata esperienza, quando il regolamento garantisce invece l’iniziativa della minoranza e persino l’esame in aula di propri disegni di legge. Il che aiuterebbe la stessa Rita Borsellino, sulla cui presenza io conto molto anche se l’attende un compito non facile. Infatti, oltre il lavoro d’aula, normalmente defatigante, assai tecnico, persino noioso, di cui pure dovrà impadronirsi per parteciparvi attivamente se non vuole trovarsi in poco tempo come un pesce fuori dall’acqua, a lei spetterebbe il compito di continuare a parlare con la società siciliana. Non certo alla maniera di Orlando, a titolo puramente personale, e nemmeno più da vicepresidente di Libera, in termini prevalentemente etici e morali, bensì pienamente politici, intervenendo da leader politico sulle questioni pratiche del governo della Sicilia.
Ma da quale ruolo? Capi dell’opposizione non si diventa per investitura e persino quella del portavoce della minoranza è una invenzione quasi giornalistica senza alcun riscontro istituzionale. La verità è che Rita rappresenta tutta l’Unione ma non aderisce ad alcun partito: molto bello ma molto debole. Regolamento dell’ARS a parte, che la obbligherà ad entrare almeno tecnicamente in un gruppo parlamentare, credo che sarà difficile per lei assumere un ruolo politico in parlamento senza appartenere alla politica nelle sue forme parlamentari, cioè ad un partito.
È un nodo che verrà al pettine molto presto, sapendo che dovremo fare di tutto per non perdere né lei né il suo straordinario apporto al centrosinistra siciliano. I numeri dicono infatti che abbiamo perso e la Borsellino pure ed io che mi sono illuso che potesse vincere dico (col senno di poi) che si poteva perdere meglio se non si fossero commessi certi errori, sia dei partiti che del suo entourage. Ma affidare interamente ai numeri il valore di una speranza che pure è nata, di un cambiamento che nel nome di Rita Borsellino ha concretamente coinvolto migliaia di siciliani, sarebbe un errore ancora più grave. Come se quelle emozioni non fossero state vere, gli occhi della gente non li avessimo visti brillare davvero e le piazze riempirsi al suo passaggio, sol perché non siamo riusciti a tradurre tutto questo in voti.

il ruolo di rita borsellino e la fine delle pratiche compromissorie