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Ancora una volta quest’anno
abbiamo vissuto, e in parte stiamo vivendo, le emergenze legate alla
presenza dei lavoratori extracomunitari stagionali nelle nostre campagne,
concentrati specialmente a Cassibile.
Sappiamo tutti, in cuor nostro, quanta vergogna si accumula sulle nostre
teste anno dopo anno.
Anno dopo anno, trattiamo come una emergenza un fenomeno stagionale, accettiamo
come normalità lo sfruttamento dei nostri proprietari terrieri che
fanno lavorare esclusivamente in nero centinaia di esseri umani (clandestini,in
parte, ma anche con le carte in regola con la legge). Accettiamo che gli
si impongano ritmi di lavoro da bestie. Accettiamo come prassi normale
che ci sia un ufficio di collocamento-ombra costituito dai caporali che
reclutano, avviano al lavoro, taglieggiano con un pizzo del 20% ciascun
lavoratore. Accettiamo che queste persone straniere vivano in condizioni
subumane nelle campagne, dentro capanne che neanche ad Addis Abeba avevo
visto.
Cassibile, piccolissimo centro, vive ogni anno queste centinaia di presenze
come una invasione, come un fenomeno che abbassa la sua qualità di
vita ed è a rischio, ogni anno di più, di infezione razzista.
Nettissima e penosissima è stata la mia sensazione che Siracusa,
a tutti i suoi livelli, soffre e si infastidisce di fronte a ciò potrebbe
scuotere lo stato pre-comatoso del suo sonnolento e acquiscente tirare
avanti.
Siracusa, che eppure amo ed è la mia città, mi somiglia ad
una vecchia che cerca di truccarsi e mettersi il rossetto, si tinge i capelli
e si sforza di parlare in italiano; poi si veste con vestiti sgaggianti
e si sente pronta a partecipare al gran ballo della civiltà. Ma è piena
di metastasi che le mangiano la memoria, le annullano gli slanci intelligenti
verso il futuro, la rendono cieca riguardo la sostanza delle situazioni.
Ogni volta che si presenta un problema oppure una novità si affaccia
all’orizzonte, subito grida all’emergenza, passa sulla difensiva,
comincia a snocciolare la litania delle competenze, della carenza di mezzi
eccetera eccetera, dopodiché si rimette a cuccia.
E non si accorge che i topi degli interessi economici esterni, gli scarafaggi
degli interessi malavitosi, le mosche del “che ci possiamo fare noi
?” la rendono sempre più un simulacro di civiltà e
di capacità imprenditoriale. Si può fare e rifare tutti i
corsimatteotti che vuole, ma, ad alzarle un poco il vestitino bello, si
rischia di rimanerci secchi dalla puzza dei problemi irrisolti, dei poveracci
che marciscono, dei giovani che scappano, delle periferie e delle frazioni
abbandonate a se stesse.
Se a qualcuno queste sembrano chiacchiere generiche e disfattiste, o è in
mala fede oppure è seduto bene.
Se a qualche altro sembra un discorso tutto contro il sindaco, si vede
che vive nelle nebbie delle ideologie o al sole della suo chiamarsi fuori.
Speriamo che giornali del continente, come già accaduto in qualche
altra occasione, vengano a curarci gli occhi.
i
la voratori stagionali extracomunitari nelle campagne siracusane
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