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Dopo l'ennesimo rinvio, il 13 giugno
Cuffaro è stato interrogato al processo che lo vede imputato di
favoreggiamento alla mafia. Ha negato su tutta la linea, "mai avute
notizie segrete" da rivelare ai suoi amici indagati.
La sua parola contro le intercettazioni ambientali e telefoniche, e contro
le ammissioni di amici diventati coimputati. Ha rivendicato la sua libertà di
frequentare anche condannati per mafia: "Se uno ha espiato la sua
pena, culturalmente, socialmente e politicamente ha la stessa valenza di
chiunque altro. Lo ha fatto Miceli (l'assessore arrestato) con Guttadauro
(capomafia di Brancaccio), per un motivo umanitario, perchè era
il suo maestro professionale (sono medici entrambi), e l'avevo fatto anch'io
con il mio maestro politico, Calogero Mannino. Questa è la mia cultura".
Tra un "non ricordo" e un "è possibile, non lo escludo",
le uniche cose che ammette sono l'incontro con Michele Aiello nel negozio
di abbigliamento Bertini di Bagheria, dopo aver licenziato la scorta (lo
faccio spesso), e le bonifiche ambientali fatte dal maresciallo Riolo su
consiglio di Borzacchelli (il maresciallo deputato arrestato) nel 97/98
quando era assessore all'Agricoltura e nel settembre 2001, era una fissazione
di Borzacchelli aveva paura dello spionaggio politico, ma io non ho mai
creduto che la bonifica fosse stata fatta veramente. Con Aiello, Cuffaro
non ha nessuna esitazione ad ammetterlo, che abbia trattato il tariffario
regionale delle prestazioni sanitarie anche nel negozio di abbigliamento, "fosse
stato l'unico incontro lo capirei, ma lo avevo visto tante altre volte,
in quel periodo avevo la pressione della stampa e delle interrogazioni
dei parlamentari D.S. e Margherita, che mi chiedevano di intervenire sul
blocco dei pagamenti ad Aiello. Bisognava inserire quelle prestazioni di
eccellenza nel tariffario, Aiello minacciava di sospendere quelle prestazioni
e io in quell'incontro lo pregai di non farlo e di accettare anche tariffe
più basse e diedi l'incarico all'onorevole Nino Dina di seguire
la vicenda". E qui è utile ricordare che a scandalo scoppiato
le prestazioni sanitarie alla clinica Santa Teresa (clinica di proprioetà di
Aiello in cui si dice erano soci Miceli e la moglie di Cuffaro) sono state
pagate molto di meno di quanto allora amichevolmente concordato, con cifre
decurtate anche dell'80 per cento. La Sicilia oggi è una delle 6
regioni che hanno sforato nella spesa sanitaria che con ogni probabilità causerà l'aumento
di IRAP e IRPEF con l'anticipo nella rata di Giugno. Nega tutto sulle microspie
a casa Guttadauro, il boss intercettato al telefono sembra abbia detto,
il perito ha chiesto ancora una settimana per la verifica sulla bobina,
alla scoperta delle microspie "allora Totò aveva ragione".
Nel secondo interrogatorio, il 20 giugno, i "non ricordo" del
precedente interrogatorio sono diventati "se l'avessi saputo". "Se
avessi saputo che Campanella era vicino ai Mandalà non l'avrei raccomandato
per l'assunzione in banca". "Se avessi saputo che Siino era un
boss, non sarei andato a casa sua a chiedergli i voti". Il pm De Lucia
gli contesta 57 chiamate da numeri delle sedi palermitane dei servizi segreti,
Sismi e Sisde, e lui dice che gli apparecchi che ricevevano non li usava
sempre lui. Ammette comunque di essere diventato amico personale di un
ufficiale dei carabinieri passato al Sismi. Alle domande sulle dichiarazioni
del pentito Campanella risponde con durezza, negando tutto: "se avessi
saputo che Campanella era indagato, non avrei continuato a usare i telefonini
a lui intestati, come invece ho fatto fino al 2005. Non sono scemo".
Smentisce di aver chiesto una tangente di 5 miliardi di vecchie lire per
il progettato grande centro commerciale. Smentisce di aver assistito a
un battibecco tra il Campanella (pentito collaborante) e Saverio Romano,
nuovo segretario dell'Udc (siamo della stesa "famiglia", avrebbe
detto Romano), e ritornando sui non ricordo del precedente interrogatorio,
Cuffaro afferma: "quello che ho fatto io lo ricordo, è quello
che non esiste che non posso ricordare". E si lamenta ad alta voce: "se
un pentito parla di me vado a giudizio per aver rivelato notizie. Se invece
dice le stesse cose di Firicano (ex sindaco di Bagheria dei D.S. e Udeur)
che a sua volta avrebbe appreso notizie riservate da Beppe Lumia (deputato
D.S.) non succede niente. Lamentandosi con i giornalisti anticipando l'esito
della perizia disposta dal tribunale, a proposito delle rivelazioni aveva
detto: "Hanno costruito un processo su una frase che non esiste".
Quella frase, invece, "Totò Cuffaro aveva ragione", una
frase che confermerebbe il ruolo avuto dal presidente della Regione nella
fuga di notizie che ha avvertito il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro
della presenza di microspie nella sua abitazione, esiste. Così afferma
il perito Roberto Genovese che ha trascritto quanto registrato a casa Guttadauro
il 15 giugno del 2001, giorno del ritrovamento delle microspie. Conclusioni,
quelle del perito, con un margine di dubbio, avallate dal consulente della
Procura ma contestate invece dal consulente della difesa di Miceli, il
quale ai giudici ha detto che, nella frase "incriminata", non
c´era alcuna parola comprensibile. In attesa della superperizia disposta
dal presidente del tribunale affidato ad un dirigente del gabinetto di
polizia scientifica di Roma, la lettura della conversazione integrale avvenuta
quel giorno tra il boss, la moglie Gisella Greco e i figli rivela chiaramente
il contesto in cui la moglie di Guttadauro avrebbe pronunciato la frase
in dialetto siciliano che il perito ha così trascritto: "Ragiuni...
vero ragiuni avìa Totò Cuffaro". Frase preceduta da
un frenetico scambio di battute tra Guttadauro e i suoi familiari a caccia
di microspie. Una frase rimasta nascosta per cinque anni in bobine mai
trascritte dai carabinieri del Ros e venuta fuori solo ora dopo che, a
conferma di quanto raccontato subito dal medico Salvatore Aragona, anche
il maresciallo Giorgio Riolo ha riferito di quella frase, forse ascoltata
direttamente o riferita da qualche collega. In attesa della super perizia
l'interrogatorio del collaborante Francesco Campanella previsto per il
26 giugno, slitta a data da destinarsi. E intanto, mentre si interroga
Cuffaro, i pizzini di Provenzano, le sofisticate tecnologie da ausilio
alle indagini, danno un volto ai vertici palermitani di Cosa Nostra; "Operazione
Gotha", (45 boss arrestati), e tra questi spicca un altro "medico
boss" Antonio Cinà, intercettato e sorpreso mentre pianifica
con un altro boss la strategia politica di cosa nostra "ho visto Mercadante,
(deputato regionale di F.I.), e gli ho detto: tu mi dai e io ti do, perché ti
ho eletto", questa nuova indagine svela contatti e conversazioni tra
le cosche e alcuni esponenti di centro destra, l'ordine al clan: "votate
Udc" in un patto per un seggio al comune. Nella nuova strategia dei
padrini non si vogliono più intermediari nelle istituzioni, e si
infiltrano propri uomini anche nelle associazioni antimafia, si prendono
i posti in consiglio comunale e provinciale, e avevano già scelto
i propri candidati per le prossime elezioni a Palermo e provincia, insediandoli
nei partiti vincitori: Forza Italia e Udc. Il garante, come sempre, lui,
Antonino Cinà, il medico che incontrava il compagno di università e
collega Mercadante deputato all'ars per F.I. richiamandolo all'ordine.
Quello che sta emergendo è a dir poco inquietante, e conferma, se
ce n'era bisogno, il forte legame tra mafia e politica e impresa.
Lo slogan categorico di alcuni mesi fa "la mafia fa schifo" di
cui lo stesso ne rivendicava l'invenzione e i principi, affisso sui muri
delle città siciliane, è un netto rifiuto senza cercare sfumature
né creare distinguo, bene e male sono ben definiti e opposti. Ma
quando si passa ai comportamenti quotidiani, Cuffaro rivendica il diritto
di incontrare condannati per mafia che hanno scontato la pena. Dobbiamo
constatare che gli elettori hanno lasciato correre, scegliendo di votarlo,
forse in buona fede, forse rispecchiandosi in questa filosofia di vita,
certamente da censurare.
Aspettiamo la conclusione dell'ottimo lavoro della Magistratura, con un
nuovo parlamento e l'assemblea regionale appena insediata, non si deve
più perdere tempo, non si possono lasciare zone d'ombra. Chi non
ha le carte in regola deve pagare. E se le responsabilità presunte
dei politici coinvolti, compreso il presidente, diventeranno certezze ognuno
ne tragga, come promesso, le dovute conseguenze………..
e si torni a votare!!!!
gli
interrogatori del presidente cuffaro nel processo a suo carico, ricostruiti
attraverso le cronache dei quotidiani
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