politica insight

  di salvo baccio  

 

Il programma politico dell’Unione, per quanto fitto, non dedica molto spazio alla cultura e politiche culturali, privilegiando di più il settore spettacolo.
Peccato, perché è sulla cultura e fattori connessi che si gioca negli anni la presenza della sinistra e l’attitudine europeista della democrazia.
In compenso su quotidiani politici come “Il Manifesto”, “L’Unità”, “Liberazione” si è aperto un fitto dibattito sul tema a cui vogliamo offrire un piccolo contributo.
E, se la politica non è generosa con la cultura, e, lo si vede anche a Siracusa, col mancato decentramento degli eventi culturali in quartieri che siano Ortigia, vediamo insieme, con un minimo di leggerezza, come alcune illustri personalità, nel tempo, abbiano guardato alla politica attraverso la cultura.
Celebre e antica su tutte la definizione di Aristotele: “L’uomo è un animale politico”. Facciamo un salto in avanti e troviamo l’espressione Bismarckiana della “politica come arte del possibile”.
L’acuto cristiano Chateaubriand notava “quasi sempre, in politica, il risultato è contrario alle previsioni”.
Molto critico il giudizio sulla politica dell’autore del Dottor Zivago, Boris Pasternak: “La politica non mi dice niente. Non amo le persone insensibili alla verità”.
Ironico Marcel Proust che scriveva: “Capii soltanto che ripetere tutto quello che tutti pensavano non era, in politica, un segno di inferiorità, ma di superiorità”.
Non meno diffidente l’autore del Dr Jekyll e Mr Hyde, Robert Louis Stevenson: “La politica è forse l’unica professione per la quale non si considera necessaria nessuna preparazione specifica”.
Si potrebbe continuare e si intenderebbe ancor più una certa diffidenza e distacco tra creatività culturale e “creatività” politica.
Ci limitiamo ad altre due definizioni, una popolare ed anonima, ed una nostra.
“ La politica è cosa troppo importante per lasciarla fare ai soli politici di professione”.
E’ questa memoria civile popolare.
E infine, in una democrazia, fortemente individualista, come quella italiana, potremmo dire che “ognuno è il parlamentare di se stesso”.