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Il problema dello Sport nella nostra
provincia ed in particolare nella città di Siracusa, risulta essere
ad oggi una delle questioni aperte più sentite dai cittadini,
che ne vivono sulla propria pelle le carenze e le emergenze.
Ma scendiamo un po’ nel dettaglio andando ad esaminare quale è la
situazione, ad oggi, a Siracusa e provincia. La provincia di Siracusa conta
397.362 abitanti (circa 150.000 famiglie) con una struttura demografica
molto giovane: gli individui di età inferiore ai 14 anni rappresentano
il 15,8% della popolazione totale, mentre gli anziani assorbono una quota
di appena il 16,7%, tra le più basse della penisola, quindi da ciò ci
si dovrebbe aspettare una maggiore propensione alla pratica sportiva ma
purtroppo non è così perché la nostra provincia, così come
risulta nella Indagine multiscopo ISTAT denominata "Aspetti della
vita quotidiana" del 2003 risulta essere agli ultimi posti in Italia
con una percentuale di sedentarietà pari al 59,1% contro una media
nazionale del 40,6%.
Nella nostra provincia sono presenti 37 federazioni CONI su 43, 8 comitati
provinciali delle discipline sportive associate e 17 comitati territoriali
degli enti di promozione sportiva. Gli impianti sportivi censiti della
provincia di Siracusa sono 513 con un dato pari a 1 impianto ogni 775 abitanti,
di questi vi sono 201 impianti destinati agli sport di squadra, 155 palestre
(di cui 61 private), 152 impianti destinati agli sport individuali, 10
impianti per le attività nautiche e 6 impianti destinati agli sport
motoristici.
Gli atleti tesserati in provincia sono 17.307 con un dato pari a 4.326
tesserati ogni 100.000 abitanti contro un dato in Trentino Alto Adige di
10.791 tesserati ogni 100.000 abitanti.
Per concludere questa doverosa analisi occorre sottolineare il fatto che
le società sponsorizzate, ad oggi, risultano essere solo 91 in tutta
la provincia e ciò a dimostrazione di quali siano le difficoltà delle
società a reperire fondi da investire nelle diverse attività.
Gli impianti sportivi presenti nel territorio cittadino versano in condizioni
di semi precarietà e ciò dovuto in parte alla non più giovane
età di diversi impianti (basti pensare allo stadio Nicola De Simone
di fattura biblica) ma anche ad una gestione da parte delle istituzioni
non ottimale. Inaudito che uno degli ultimi impianti inaugurati dall’Amministrazione
Bufardeci, la cosiddetta Palestra Akradina, attrezzata per ospitare incontri
di alto livello di diverse discipline sia, ad oggi, privo del certificato
di agibilità che ne impedisce, nei fatti, l’utilizzo. E quindi
il grosso delle attività sportive degli sport di squadra non calcistici
si concentra all’interno del Palazzetto dello Sport con ovvie conseguenze
di sovraffollamento sia durante la settimana quando debbono svolgersi gli
allenamenti che, cosa ancor più grave, durante i fine settimana
quando l’addensarsi degli incontri ufficiali provoca spesso ritardi
inaccettabili per le squadre ospiti che, giunte puntuali, sono spesso costrette
a sobbarcarsi attese che a volte durano anche delle ore.
E non diciamo poi del caso in cui presso la struttura in questione debba
svolgersi un evento per cui la struttura stessa risulta impegnata per l’intera
giornata, bè in tal caso le società si trovano costrette
a comunicare l’indisponibilità del campo di gioco con il conseguente
slittamento degli incontri previsti.
Il ruolo che le istituzioni dovrebbero avere in tale contesto è fondamentale
e plurimo.
Partiamo innanzitutto da un interrogativo: è giusto che i soldi
pubblici vadano allo sport professionistico?
Non sarebbe forse più doveroso che l’ente pubblico promuova
lo sport di base, l’educazione fisica nelle scuole, e più in
generale l’attività motoria nella società, tutti campi
in cui ci sono vistose carenze?
Sarebbe doveroso investire risorse nell’attività motoria e
sportiva a scuola; uno sport scolastico "di eccellenza", insegnato
da professionisti del settore, significa promozione alla salute, creare
una mentalità sportiva più solidale e rispettosa, combattere
il disagio giovanile, ma significa anche valorizzare e innalzare il movimento
sportivo giovanile cosa che può divenire fucina di campioni del
domani.
E allora tornando alla domanda di prima viene immediato porsene un’altra
e cioè: come debbono mantenersi le società sportive senza
i soldi pubblici? Innanzitutto occorre dire che in un momento di gravi
difficoltà economiche, con tagli sostanziosi e sostanziali verso
gli enti locali le società sportive di qualunque tipo non riescono
più a sbarcare il lunario, i soldi non bastano nemmeno per pagare
gli stipendi degli atleti in campionati minori, figuriamoci se si può pensare
a programmare campionati di vertice con eventuali promozioni che comporterebbero
lievitazioni di monte stipendi e spese-trasferte.
Le istituzioni dovrebbero spendersi in un azione per cui dovrebbero fare
da cuscinetto tra il mondo dello sport e il tessuto imprenditoriale, facendo
comprendere a questi ultimi la bontà di una operazione di sponsorizzazione
quale veicolo del proprio marchio: è questo il grande segreto di
importantissime realtà del nord quali Vipiteno e Bressanone ma anche
del Sud quali Conversano, piccole realtà urbane ma dove le istituzioni
si sono spese in maniera forte per garantire alle diverse società sportive
un ventaglio di possibilità economiche che ha permesso a tali società,
non solo di mantenere standard di rendimento estremamente elevati, ma anche
di avviare importanti progetti sociali con potenziamento dei vivai giovanili.
Lo Sport non è ad oggi ancora patrimonio comune di tutti gli italiani
men che meno dei siracusani, tuttavia ha un grande valore politico, perché traccia
i contorni di un impegno che può riguardare veramente tutti i cittadini
e va a configurarsi come un diritto/dovere verso l’attività fisica.
lo
sport non è ad oggi ancora patrimonio comune di tutti
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