sete

  di cristina moscuzza  

 

Cari amici di Idea solidale, per comunicarvi l’importanza che l’acqua riveste nel mondo, potrei dirvi che questo marzo il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che riconosce l’acqua come “bene comune e diritto fondamentale della persona”.
Per farvi comprendere la complessità della tematica, potrei aggiungere che al IV Forum mondiale sull’acqua in Messico è stato sancito che anche l’accesso sostenibile all’acqua è un diritto inalienabile dell’uomo.
Potrei. Invece preferisco dare voce a persone che conosco, a villaggi in cui ho vissuto, a meccanismi che ho visto attuarsi.
Rehema ha 7 anni e abita un po’ fuori dal villaggio: ogni mattina si alza alle 5 e prima di andare a scuola va a prendere la metà dell’acqua che consumerà la sua famiglia in una giornata, 10 litri.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che al di sotto della soglia di 50 litri d’acqua al giornosi può già parlare di sofferenza per mancanza d’acqua.
Juma di anni ne ha 11 e a scuola non ci va più, perchè la fonte più vicina a casa sua si è seccata l’anno scorso. Ogni giorno deve percorrere diversi chilometri per prendere l’acqua: anche la scuola è lontana, ma come si può scegliere tra la scuola e l’acqua?
Nel mondo 16 persone su 100 hanno la possibilità di aprire un rubinetto e vedere scorrere acqua potabile: 84 persone su 100, invece, devono recarsi a prenderla in un luogo lontano da casa.
Upendo, 22 anni, è una madre di famiglia, 2 figli a carico: ogni giorno affida il più piccolo (1 anno) alle cure del più grande (5 anni) per recarsi alla fonte.
Il consumo di acqua nei paesi africani varia in media tra i 12 e i 50 litri al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 litri, mentre negli Stati Uniti raggiunge i 700 litri.
I villaggi di Matanana e Lwing’ulo hanno un serbatoio d’acqua comune, ma insufficiente a rifornirli contemporaneamente: nelle prime 4 ore del mattino le donne e i bambini del primo villaggio si mettono pazientemente in coda ai pozzi, nelle ore successive lo fanno quelli del secondo.
Per garantire l’accesso all’acqua potabile a livello mondiale basterebbe una somma analoga a quella che si spende in Europa per l’acquisto di gelati e negli Stati Uniti per i cosmetici.
Nel giro di 2 anni due grosse fonti di portata nazionale di acqua da imbottigliare hanno cambiato proprietari: adesso quest’acqua è venduta dalla Coca Cola Company.
Si prevede che nel 2020 le persone che non avranno accesso all’acqua saranno 3 miliardi.
Ogni riferimento a persone e/o fatti non è puramente casuale. Non ho fatto esempi. Non ci sono nomi inventati. Il paese in cui tutto ciò sta realmente accadendo è la Tanzania.
Jamii onlus è un’associazione di Siracusa che da diversi mesi è impegnata in una campagna per il finanziamento del “Progetto maji – emergenza acqua”: esso prevede il miglioramento della situazione idrica per sette villaggi in Tanzania.
Se si tratta di cifre irrisorie per i governi dei paesi, lo stesso vale nel nostro piccolo: basterebbe trovare appena 300 persone disposte a donare 100 euro per garantire a 15.000 persone un accesso sostenibile all’acqua. Impegnati con noi!

info@jamiionlus.org – Associazione Jamii onlus, Via Pordenone 5, 96100 Siracusa – Conto Bancoposta n°64167844, CIN E ABI 07601 CAB 17100.

l’acqua bene comune e diritto fondamentale della persona