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Cari amici di Idea solidale, per
comunicarvi l’importanza che l’acqua riveste nel mondo, potrei
dirvi che questo marzo il Parlamento europeo ha votato una risoluzione
che riconosce l’acqua come “bene comune e diritto fondamentale
della persona”.
Per farvi comprendere la complessità della tematica, potrei aggiungere
che al IV Forum mondiale sull’acqua in Messico è stato sancito
che anche l’accesso sostenibile all’acqua è un diritto
inalienabile dell’uomo.
Potrei. Invece preferisco dare voce a persone che conosco, a villaggi in
cui ho vissuto, a meccanismi che ho visto attuarsi.
Rehema ha 7 anni e abita un po’ fuori dal villaggio: ogni mattina
si alza alle 5 e prima di andare a scuola va a prendere la metà dell’acqua
che consumerà la sua famiglia in una giornata, 10 litri.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma che al di sotto
della soglia di 50 litri d’acqua al giornosi può già parlare
di sofferenza per mancanza d’acqua.
Juma di anni ne ha 11 e a scuola non ci va più, perchè la
fonte più vicina a casa sua si è seccata l’anno scorso.
Ogni giorno deve percorrere diversi chilometri per prendere l’acqua:
anche la scuola è lontana, ma come si può scegliere tra la
scuola e l’acqua?
Nel mondo 16 persone su 100 hanno la possibilità di aprire un rubinetto
e vedere scorrere acqua potabile: 84 persone su 100, invece, devono recarsi
a prenderla in un luogo lontano da casa.
Upendo, 22 anni, è una madre di famiglia, 2 figli a carico: ogni
giorno affida il più piccolo (1 anno) alle cure del più grande
(5 anni) per recarsi alla fonte.
Il consumo di acqua nei paesi africani varia in media tra i 12 e i 50 litri
al giorno per abitante, in quelli europei tra 170 e 250 litri, mentre negli
Stati Uniti raggiunge i 700 litri.
I villaggi di Matanana e Lwing’ulo hanno un serbatoio d’acqua
comune, ma insufficiente a rifornirli contemporaneamente: nelle prime 4
ore del mattino le donne e i bambini del primo villaggio si mettono pazientemente
in coda ai pozzi, nelle ore successive lo fanno quelli del secondo.
Per garantire l’accesso all’acqua potabile a livello mondiale
basterebbe una somma analoga a quella che si spende in Europa per l’acquisto
di gelati e negli Stati Uniti per i cosmetici.
Nel giro di 2 anni due grosse fonti di portata nazionale di acqua da imbottigliare
hanno cambiato proprietari: adesso quest’acqua è venduta dalla
Coca Cola Company.
Si prevede che nel 2020 le persone che non avranno accesso all’acqua
saranno 3 miliardi.
Ogni riferimento a persone e/o fatti non è puramente casuale. Non
ho fatto esempi. Non ci sono nomi inventati. Il paese in cui tutto ciò sta
realmente accadendo è la Tanzania.
Jamii onlus è un’associazione di Siracusa che da diversi mesi è impegnata
in una campagna per il finanziamento del “Progetto maji – emergenza
acqua”: esso prevede il miglioramento della situazione idrica per
sette villaggi in Tanzania.
Se si tratta di cifre irrisorie per i governi dei paesi, lo stesso vale
nel nostro piccolo: basterebbe trovare appena 300 persone disposte a donare
100 euro per garantire a 15.000 persone un accesso sostenibile all’acqua.
Impegnati con noi!
info@jamiionlus.org – Associazione Jamii onlus, Via Pordenone
5, 96100 Siracusa – Conto Bancoposta n°64167844, CIN E ABI
07601 CAB 17100. l’acqua
bene comune e diritto fondamentale della persona
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