questa mia generazione

  di eleonora giunta  

 

Il 20 e il 21 marzo a Torino si è tenuta l’undicesima giornata nazionale in memoria delle vittime della mafia. A partecipare al corteo sono giunte da tutt’Italia circa quarantamila persone, che si sono unite a Libera, associazione organizzatrice della giornata, nella lotta contro la violenza che da tempo indisturbata controlla il nostro territorio. Lo stesso presidente dell’associazione, don Luigi Ciotti, commosso per il gran numero dei partecipanti alla manifestazione, ha detto: “Alla politica chiedo di mettere al centro dell’agenda il tema della giustizia, della trasparenza, dell’attenzione al bisogno della persona. Una politica che non sa trasformarsi non costruisce speranza. La parola mafia venga pronunciata: 2.500 morti devono farci saltare sulla sedia ed ha questi bisogna aggiungere i ‘morti vivi’ , ossia le migliaia di persone che se non sono morte fisicamente sono ostaggio delle mafie, vivono di paura, schiacciate dall’usura, dal pizzo, dalle minacce”. In mezzo a quella folla c’era anche Alessio Di Modica, che la sera del 20 a sostegno di Libera ha realizzato alcuni dei suoi “cunti”, in rappresentanza artistica del nostro territorio. Da diversi anni Alessio, attraverso attività politiche e culturali tra quali il teatro, è impegnato nel progetto di rivalorizzazione del territorio che, grazie al pensiero e all’agire mafioso, va sempre più degradandosi; mantiene da diverso tempo i rapporti con gli studenti delle scuole superiori e non, e proprio in questi giorni ha partecipato per la seconda volta all’assemblea d’istituto dei tre licei di Augusta, sua città natale dove, al contrario della maggior parte dei giovani della sua età, continua a vivere. Il tema dell’assemblea è stato formalmente il teatro ma più che altro è stata una provocazione vera e propria, nel senso buono del termine, ai giovani che bombardati dai cellulari, dalle televisioni, dalle marche più alla moda, dimenticano il significato delle parole vivere, pensare e agire e sono costantemente riempiti di nozioni che gli impediscono di ragionare con la propria testa. Le reazioni sono state svariate: c’è chi si è rifiutato di ascoltare, la maggior parte dei ragazzi si è dimostrata interessata al dialogo nonostante le diverse opinioni, poi un ragazzo ha iniziato a cantare “Faccetta nera” e Alessio ha analizzato il significato di quella canzone insieme ai ragazzi. Gli studenti all’interno dell’aula si sono alzati e sono esplosi in un applauso, protestando contro la canzone palesemente razzista, con fischi e indignazione. Questo fa riflettere sui valori umani e civili presenti nei giovani che spesso vengono considerati esseri non pensanti e insensibili. Sicuramente esisterà qualcuno che lo è ma la colpa non sta nei ragazzi. Al giorno d’oggi nessuno è più disposto a esporsi, a concedersi agli altri, incoraggiando e dando i giusti stimoli alle generazioni che crescono. Di certo la società multi-tecnologica del nuovo millennio non aiuta a sviluppare la voglia di vivere e condividere con altri la gioia di esistere ed essere socialmente attivi. Discutendo successivamente con alcuni ragazzi che hanno partecipato alle assemblee mi sono resa conto che molti di loro hanno la voglia e il bisogno di far qualcosa per cambiare questa città. Personalmente durante quelle poche ore ho avuto la possibilità di ascoltare le idee e le opinioni dei miei coetanei che spesso, per paura di mettersi in discussione e di aprirsi si nascondono, mostrandosi solo come piccoli spettatori.
Già una settimana prima dell’assemblea un gruppo di ragazzi avevano dato vita a un “osservatorio giovanile” presso il cantiere politico culturale Casa Comune, un momento d’incontro, di confronto e di dialogo tra i giovani. Durante questi incontri i ragazzi hanno esposto le problematiche del territorio, le loro curiosità, i loro dubbi e, cosa più importante, hanno subito iniziato ad organizzare incontri con esperti, iniziative, dibattiti e cineforum per riprendere in mano la situazione della città.
Non è vero che i giovani ad Augusta non ci sono e se ne fregano, come vogliono farci credere dall’alto, ma hanno solo bisogno di essere motivati e stimolati. La cultura non deve essere quella cosa noiosa che i professori impongono a scuola ma il piacere di leggere una poesia, di ascoltare una melodia, di assistere ad uno spettacolo teatrale.

preparati ad un mondo nuovo e a una speranza appena nata