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Insegno da sette anni nelle scuole
secondarie di 1°grado statali della Bergamasca, “tappa obbligata”,
com’è noto, per molti siciliani e meridionali in genere,
in cerca di un’occupazione e, come tutti i colleghi, in particolare,
gli “ultimi arrivati”nella scuola tra la fine degli anni ’90
e i primi anni del nuovo millennio, ho visto avvicendamenti e tentativi
di cambiamento, anzi di “svolta epocale” di ogni genere,
spesso di segno opposto, a seconda del governo in carica (dalla creazione
degli Istituti Comprensivi, alla legge sull’autonomia scolastica,
alla proposta di Riforma Berlinguer, alla Riforma Moratti). In merito
a tutto ciò, essendo un “addetto ai lavori”, mi permetto
di fare alcune considerazioni, in particolare sull’idea di scuola
in auge in questa fase storica, sul metodo con cui si portano avanti
le Riforme scolastiche e, infine, sul ruolo degli insegnanti e sul loro
rapporto con gli alunni e le famiglie.
La scuola degli anni Duemila. Fino a non molti ani fa (circa 15, direi)
vigeva un modello di scuola “etica” che, in accordo anche tacito
col modello speculare di famiglia “etica”, esigeva studio,
impegno, rispetto delle regole. Si era, credo, giustamente convinti che
dal riconoscimento dei ruoli nella scuola e, perciò dal rispetto
degli stessi, passasse la prima indispensabile formazione del futuro cittadino.
Oggi siamo progressivamente giunti, come pedagogisti, sociologi, psicologi
hanno ampiamente dimostrato, ad un altro modello di scuola, che tende sempre
più ad adeguarsi, forse anche conformisticamente, al nuovo modello
di famiglia “affettiva”, basata sulla negoziazione, sull’ascolto
e sul soddisfacimento dei bisogni e, spesso – visto che si parla
di preadolescenza – delle “pulsioni”dei figli. La nuova
scuola, a fronte di questo cambiamento, ha assunto sempre più le
caratteristiche – passatemi il termine – di una “grande
famiglia affettiva”, in cui principio e fine di ogni processo educativo
e formativo è esclusivamente l’alunno, l’insegnante,
come ci è stato propugnato in ogni sede, dai corsi di formazione
e aggiornamento alle tanto discusse scuole di specializzazione per l’insegnamento
nelle scuole secondarie, è un “facilitatore degli apprendimenti”.
La Riforma della scuola. Senza entrare nel merito di questa o di quella
riforma, un fatto mi ha profondamente amareggiato, anche sul piano umano:
l’assoluta mancanza, sia ai tempi di Berlinguer , sia soprattutto
negli ultimi tempi, di coinvolgimento dei docenti nel progetto di riforma
da attuare. Chi più chi meno nella scuola ha vissuto, spesso, come
estraneo e, perciò disorientante, o peggio come “piovuto dall’alto”,
sia il tentativo berlingueriano, sia l’attuale percorso morattiano.
Sono drammaticamente mancati, è innegabile, oltre che la gradualità nella
progettazione e realizzazione dell’iter di riforma, sia il confronto
sia la condivisione tra i docenti, quali indispensabili presupposti, credo,
di un sia pure necessario e, non più procrastinabile, cambiamento
nella scuola italiana.
Il ruolo degli insegnanti e delle famiglie. Diretta conseguenza dei mutamenti
in corso nella società, che molto schematicamente si è tentato
di enucleare, è il cambiamento del ruolo degli insegnanti e del
ruolo dei genitori e, chiaramente, anche dei rapporti degli uni con gli
altri. L’insegnante ha assunto, come si è detto, la funzione
(quanto professionalmente incisiva e, anche umanamente motivante?) del “facilitatore
degli apprendimenti”, il genitore, nell’ottica della sempre
più accentuata “aziendalizzazione” della scuola, anche
quella pubblica, è divenuto il principale “attore” di
questo processo e, cioè chi orienta il percorso formativo – educativo
del proprio figlio, a partire della scelta o meno, nella scuola primaria
e secondaria di primo grado, delle attività “opzionali” (laboratori
di informatica, educazione ambientale…), condizionando di fatto,
in un’ottica, appunto, di “mercato”, l’attivazione
di questo o quell’insegnamento: il che significa, per ciascuna istituzione
scolastica, nel proprio piano dell’offerta formativa, attivazione
o meno di cattedre. Al resto poi e, cioè alla pesante riduzione
nell’organico dei docenti, ha pensato l’attuale Riforma.
In definitiva, non vorrei apparire un nostalgico tout court e, rimpiangere
un modello di scuola ormai superato, come tutti sappiamo. Vorrei semplicemente
sottileneare che un serio tentativo di riforma passa attraverso il coinvolgimento
diretto e, quindi alla compartecipazione degli insegnanti, richiede un
nuovo, paritetico e responsabilizzante patto formativo – educativo
tra costoro e le famiglie, fondato sul reciproco riconoscimento di diritti
e doveri di ciascuno in quello che resta, nonostante tutto, il compito
più arduo e affascinante di sempre: l’educazione e la formazione,
non solo culturale, ma anche umana e civile, delle nuove generazioni.
la
necessità di un nuovo patto tra famiglie e insegnanti
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