gli inceneritori di cuffaro

  di enzo parisi  

 

Chi ha seguito dalle pagine di questo giornale le vicende del famigerato Piano Regionale dei Rifiuti (o meglio: degli inceneritori di Cuffaro) ricorderà che nel luglio del 2005 l’Assemblea Regionale, per consentirgli di uscire dal pantano in cui si era cacciato e su proposta dello stesso Cuffaro, approvò un ordine del giorno con il quale si impegnava il Presidente della Regione a sospendere le attività per l’avvio del contestatissimo Piano e a rivedere dimensione degli impianti, numero e localizzazione degli inceneritori e ad incrementare decisamente la quota di raccolta differenziata. Com’era prevedibile la storia è però andata avanti in modo diverso. Nulla si è saputo delle audizioni del settembre 2005 della commissione ambiente regionale che ha ascoltato tutte le parti in causa, niente di cosa abbia fatto e se ha qualcosa da dire la prestigiosa commissione scientifica voluta da Cuffaro e presieduta da Veronesi. Il TAR di Catania, dietro ricorso di Legambiente e delle amministrazioni comunali interessate, ha comunque sospeso l’ordinanza relativa al sistema Catania/Messina e, per quanto riguarda il sistema Augusta, ha rimandato la discussione di merito a giugno 2006 dopo che lo stesso Commissario straordinario aveva revocato – per modificarla – l’ordinanza oggetto del ricorso. Il Presidente / Commissario Cuffaro, lungi dal sospendere le attività si è invece prodigato per riparare le falle dei suoi decreti autorizzativi e per assicurare il via libera alle imprese che dovrebbero gestire il settore rifiuti in Sicilia per i prossimi venti anni. Esemplare il nuovo decreto emesso il 1° marzo 2006 per Augusta e con il quale, tra le altre cose, si salta la procedura pubblica di Valutazione d’Impatto Ambientale e si apprende che il Ministero dell’Ambiente, scavalcando i competenti organi regionali, ha concesso l’autorizzazione per le emissioni dell’inceneritore. Così come si era capito da molto tempo, l’impianto di Augusta viene modificato da due a tre linee, per consentirgli di bruciare il rifiuto “al quale” e di “soccorrere” gli altri inceneritori siciliani in caso di problema di questi ultimi. Ovviamente – beato chi ci crede! -, senza che l’impianto cambi la sua potenzialità. L’ex Presidente del Consiglio Berlusconi, a Natale del 2005, ha fatto trovare sotto l’albero dei siciliani l’ennesima proroga dello stato di emergenza, affidando sempre a Cuffaro, fino al 31 maggio 2006, il compito di Commissario Straordinario. È quindi comprensibile la fretta di Cuffaro di aggiustare i decreti contestati e lasciare a chi verrà dopo di lui (come Commissario, se non come Presidente) l’ingrato compito di sbrogliare daccapo la questione. Per fortuna – grazie alla mobilitazione popolare - le furbate, i sotterfugi, le forzature e le violazioni delle norme non hanno finora portato la lobby degli inceneritori da nessuna parte. Vale la pena ribadire che lo stato di paralisi in cui versa il Piano dei Rifiuti è diretta conseguenza della prepotenza ottusa di chi insiste nell’ignorare le regole e la volontà dei cittadini. Forse se ne sono accorte anche le grandi aziende del settore che oggi cominciano (troppo timidamente) a prospettare un ridimensionamento delle velleità inceneritrici del Piano e un riesame della localizzazione degli impianti. Il nuovo governo dell’Unione, in coerenza con quanto ha scritto nel suo programma, dovrà necessariamente restituire ai siciliani ed alle istituzioni regionali il diritto a decidere democraticamente – secondo legge - come affrontare e risolvere la questione dei rifiuti e pertanto non potrà rinnovare lo stato di emergenza in Sicilia se non rimuovendo prima le assurdità, le deroghe normative e gli abusi che hanno condotto all’attuale situazione. La profonda revisione del Piano, come chiedono le associazioni ambientaliste, i cittadini e le organizzazioni sindacali, è anch’esso un atto di buon senso e di giustizia atteso da tempo.
Mentre prosegue la battaglia giudiziaria è vivo e vegeto il movimento di opposizione al Piano rifiuti di Cuffaro: straordinariamente positiva la nascita ad Augusta di un agguerrito comitato di donne – soprattutto mamme – che è riuscito non solo a mobilitare ma anche a chiamare la politica alle sue responsabilità.
Auguriamoci che il nuovo e felice protagonismo delle donne, a cominciare da quello di Rita Borsellino, faccia nascere quel cambiamento positivo che gli uomini non hanno saputo produrre.

un'emergenza che il nuovo governo dovrà affrontare