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E’ fatta. Seppure con un risultato
maturato in modo rocambolesco, al termine di un laborioso ed estenuente
scrutinio, il centrosinistra ha vinto le elezioni e il centrodestra le
ha perse. Questa la sintesi.
L’era politica di Berlusconi è finita, nonostante il presidente
uscente si ostini a non voler riconoscere la sconfitta, e si lasci andare
ad un penoso finale di mandato con generiche denuncie di brogli elettorali,
e dichiarazioni inverosimili sul numero di schede contestate.
Dopo una campagna elettorale condotta con rara aggressività e volgarità,
mirata a mettere i cittadini gli uni contro gli altri, ci eravamo illusi
che all’indomani del voto, come succede in tutti i paesi democratici,
tutto sarebbe tornato normale, con il riconoscimento del vincitore, l’autocritica
nella coalizione sconfitta e l’avvio dei lavori per costituire il
nuovo governo da parte dei vincitori.
Ma l’ex Presidente ha invece scelto di acuire ancora di più la
spaccatura che proprio lui ha creato nel paese, con le leggi di parte,
le riforme in direzione di interessi di pezzi della società contro
gli altri, l’attacco costante e spesso volgare alle altre istituzioni
dello stato, fino alla legge elettorale concepita per penalizzare gli avversari,
e che alla fine si è rivoltata proprio contro la sua stessa coalizione.
Tra qualche giorno tutto questo sarà solo un brutto ricordo ed avremo
finalmente il governo che abbiamo tanto atteso in questi cinque anni. Sarà un
governo al quale toccherà il compito di ricostruire il tessuto di
una società inquieta e preoccupata. Rasserenare il paese, risostruire
l'Italia davvero di tutti: è questo il primo obiettivo che dovrà porsi.
Per riuscirci è necessario un governo coeso, tenace e capace.
L'intero centrosinistra dovrà perciò ritrovare rapidamente
la capacità di leggere e comprendere la società di oggi.
Una società complessa, fatta ancora di soggetti semplici ma legati
da relazioni complesse. Bisognerà saper trovare le risposte da dare
ai bisogni essenziali delle gente, quelli a cui Berlusconi ha saputo, seppure
in chiave demagogica, mirare dritto con messaggi chiari e comprensibili.
Nella scorsa campagna elettorale la coalizione di centrosinistra ha infatti
parecchio stentato a comunicare con chiarezza le proprie intenzioni, sopratutto
in materia fiscale, e i pochi messaggi chiari, gli unici che arrivavano
diretti agli elettori, erano quelli lanciati da certi leader della Rosa
nel pugno, sull’abolizione del Concordato, dell’8 per mille,
della proposta di una legge sull’eutanasia. Questioni tutt'altro
che condivise o all'ordine del giorno.
Se lo strumento centrale della politica del nuovo centrosinistra, come
noi crediamo, sarà il Partito Democratico, è necessario aprire
presto una ampia e profonda discussione sulla carta dei valori a cui dovrà ispirarsi
il nuovo soggetto politico, rinunciando a scorciatoie insidiose, che spesso
affiancano pericolosamente i dirupi. Non c'è assolutamente posto
per una sinistra senza valori o con valori confusi o poco condivisi. Non
vorremmo sentirci spiegare che la civiltà dell’individuo,
teorizzata da Capezzone e i suoi, sia una civiltà superiore, o che
esiste un solo progresso possibile.
Crediamo molto in Prodi, nella sua statura un grande statista, spesso sottovalutata,
e crediamo che saprà definire gli indirizzi della nuova sinistra
italiana.
E chissà che dopo aver tanto rincorso Blair, Schröder, Lula
e Zapatero, il vero leader non ce lo ritroviamo in casa.
Buon Lavoro Romano.
«possono
tagliare tutti i fiori, ma non potranno fermare la primavera»
(Pablo Neruda)
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