la solidarietà come patrimonio dell’umanità

  di domenico richiusa  

 

L’inserimento di Siracusa nella World Heritage List ha giustamente inorgoglito tutti coloro che da anni si spendono affinché la nostra città abbia quei palcoscenici che le competono, quei riconoscimenti che le derivano da secoli di storia e che hanno lasciato in eredità monumenti e architetture uniche al mondo inserite in un contesto naturale straordinario.
La posizione geografica della nostra città, praticamente al centro del mediterraneo, che ne ha determinato la forza e la potenza nel passato la pone oggi nella situazione per cui Siracusa è a tutti gli effetti una città di frontiera, un lembo di terra che costituisce verso nord l’accesso all’Europa e verso sud, oltre il canale di Sicilia, ecco che si apre lo sterminato continente africano, con le sue straordinarie contraddizioni, tanto bello e affascinante quanto povero e tremendamente bisognoso di aiuti, aiuti che stentano ad arrivare e così assistiamo ormai da anni all’inammissibile e pietoso fenomeno delle traversate della speranza, dove migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini sfidano il mare assiepandosi gomito a gomito a bordo di vere e proprie carrette del mare pur di lasciare le coste africane per giungere in Italia dove la speranza è quella di conquistare una vita migliore. Peccato che giunti in Italia, ed in particolare sulle nostre coste siracusane, quello che trovano è ben diverso da quello che si immaginavano e tutto ciò grazie ad una legge italiana (la Bossi-Fini) che ha concepito centri di identificazione che, così come hanno dimostrato le ultime coraggiose inchieste giornalistiche, altro non sono che centri di detenzione attraverso cui si generano “fantasmi”, senza possibilità di ottenere ciò che gli spetterebbe per il solo fatto di essere uomini e cioè una identità!
Essere Patrimonio dell’Umanità deve voler dire, a mio modo di vedere, non solo essere un insieme di splendidi monumenti ma anche essere un grande esempio di civiltà e umanità, saper profondere quei valori di accoglienza e fratellanza che nei secoli ne hanno contraddistinto la storia e che oggi sembrano irrimediabilmente smarriti. I fatti accaduti in Francia negli ultimi tempi sono il termometro del fatto che l’Europa sta gestendo in maniera errata il problema delle periferie e dell’immigrazione, una situazione che va avanti da diversi anni e che ormai è insostenibile per via delle condizioni economiche, sociali e culturali in cui si trovano migliaia di giovani che rischiano di non avere un avvenire. I flussi migratori non possono essere gestiti con la repressione, chi arriva nelle nostre terre non può trovarsi rinchiuso tra quattro mura con grate alle finestre e uomini in divisa armati che vigilano affinché nessuno si allontani, ed è per me motivo di grande sofferenza sapere che la nostra città sta gestendo in maniera profondamente sbagliata i fenomeni di cui sopra. A Siracusa, a Cassibile per la precisione, è stato allestito un centro di identificazione sul quale è stato steso un velo di protezione che ne impedisce l’accesso a tutti coloro che porterebbero all’interno di quella struttura e senza alcun interesse la propria opera di vero e puro volontariato: perché tutto ciò? Le notizie che periodicamente trapelano da quel centro, di tentativi di fuga spesso finiti tragicamente mi lasciano alquanto interdetto e preoccupato.
La nostra città è stata una delle prime in Italia a dotarsi di uno strumento socialmente importante e dalle grandi potenzialità e cioè la Consulta degli Immigrati, un organo costituito da componenti delle diverse etnie presenti nella nostra città oltre che da rappresentanti delle istituzioni locali, un dispositivo, di cui mi onoro di far parte, che se opportunamente oliato potrebbe fare della nostra città un esempio di come le istituzioni debbano adoperarsi per fare delle proprie comunità luoghi in cui vivere con serenità ed in pace. Ma purtroppo la sensazione è che la Consulta degli Immigrati possa diventare l’ennesima occasione perduta, difatti le grandi potenzialità legate alle possibilità di esprimere mediazioni culturali, dialoghi interreligiosi, azioni dedite a smussare le tensioni sociali che rischiano di esplodere da un giorno all’altro, sono rimaste sinora inespresse semplicemente perché la Consulta non è stata messa in condizione di operare come dovrebbe: che grande risultato sarebbe avere nella nostra città un organo che riesca a fungere da trade union fra istituzioni e bisogni dei cittadini! Quanto sarebbe importante far sentire le minoranze parte integrante dei processi decisionali che altrimenti rischiano di restare sempre e soltanto confinati in pochi e ristretti luoghi.
La Siracusa che mi immagino, altro non è che una logica conseguenza di ciò che la nostra città è stata in passato e cioè una grande piazza multiculturale in cui le differenze non vengono annullate con la repressione ma esaltate con il dialogo e la pacifica e serena convivenza.

non solo insieme di splendidi monumenti, ma anche grande esempio di civiltà e umanità