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L’inserimento di Siracusa
nella World Heritage List ha giustamente inorgoglito tutti coloro che
da anni si spendono affinché la nostra città abbia quei
palcoscenici che le competono, quei riconoscimenti che le derivano da
secoli di storia e che hanno lasciato in eredità monumenti e architetture
uniche al mondo inserite in un contesto naturale straordinario.
La posizione geografica della nostra città, praticamente al centro
del mediterraneo, che ne ha determinato la forza e la potenza nel passato
la pone oggi nella situazione per cui Siracusa è a tutti gli effetti
una città di frontiera, un lembo di terra che costituisce verso
nord l’accesso all’Europa e verso sud, oltre il canale di Sicilia,
ecco che si apre lo sterminato continente africano, con le sue straordinarie
contraddizioni, tanto bello e affascinante quanto povero e tremendamente
bisognoso di aiuti, aiuti che stentano ad arrivare e così assistiamo
ormai da anni all’inammissibile e pietoso fenomeno delle traversate
della speranza, dove migliaia e migliaia di uomini, donne e bambini sfidano
il mare assiepandosi gomito a gomito a bordo di vere e proprie carrette
del mare pur di lasciare le coste africane per giungere in Italia dove
la speranza è quella di conquistare una vita migliore. Peccato che
giunti in Italia, ed in particolare sulle nostre coste siracusane, quello
che trovano è ben diverso da quello che si immaginavano e tutto
ciò grazie ad una legge italiana (la Bossi-Fini) che ha concepito
centri di identificazione che, così come hanno dimostrato le ultime
coraggiose inchieste giornalistiche, altro non sono che centri di detenzione
attraverso cui si generano “fantasmi”, senza possibilità di
ottenere ciò che gli spetterebbe per il solo fatto di essere uomini
e cioè una identità!
Essere Patrimonio dell’Umanità deve voler dire, a mio modo
di vedere, non solo essere un insieme di splendidi monumenti ma anche essere
un grande esempio di civiltà e umanità, saper profondere
quei valori di accoglienza e fratellanza che nei secoli ne hanno contraddistinto
la storia e che oggi sembrano irrimediabilmente smarriti. I fatti accaduti
in Francia negli ultimi tempi sono il termometro del fatto che l’Europa
sta gestendo in maniera errata il problema delle periferie e dell’immigrazione,
una situazione che va avanti da diversi anni e che ormai è insostenibile
per via delle condizioni economiche, sociali e culturali in cui si trovano
migliaia di giovani che rischiano di non avere un avvenire. I flussi migratori
non possono essere gestiti con la repressione, chi arriva nelle nostre
terre non può trovarsi rinchiuso tra quattro mura con grate alle
finestre e uomini in divisa armati che vigilano affinché nessuno
si allontani, ed è per me motivo di grande sofferenza sapere che
la nostra città sta gestendo in maniera profondamente sbagliata
i fenomeni di cui sopra. A Siracusa, a Cassibile per la precisione, è stato
allestito un centro di identificazione sul quale è stato steso un
velo di protezione che ne impedisce l’accesso a tutti coloro che
porterebbero all’interno di quella struttura e senza alcun interesse
la propria opera di vero e puro volontariato: perché tutto ciò?
Le notizie che periodicamente trapelano da quel centro, di tentativi di
fuga spesso finiti tragicamente mi lasciano alquanto interdetto e preoccupato.
La nostra città è stata una delle prime in Italia a dotarsi
di uno strumento socialmente importante e dalle grandi potenzialità e
cioè la Consulta degli Immigrati, un organo costituito da componenti
delle diverse etnie presenti nella nostra città oltre che da rappresentanti
delle istituzioni locali, un dispositivo, di cui mi onoro di far parte,
che se opportunamente oliato potrebbe fare della nostra città un
esempio di come le istituzioni debbano adoperarsi per fare delle proprie
comunità luoghi in cui vivere con serenità ed in pace. Ma
purtroppo la sensazione è che la Consulta degli Immigrati possa
diventare l’ennesima occasione perduta, difatti le grandi potenzialità legate
alle possibilità di esprimere mediazioni culturali, dialoghi interreligiosi,
azioni dedite a smussare le tensioni sociali che rischiano di esplodere
da un giorno all’altro, sono rimaste sinora inespresse semplicemente
perché la Consulta non è stata messa in condizione di operare
come dovrebbe: che grande risultato sarebbe avere nella nostra città un
organo che riesca a fungere da trade union fra istituzioni e bisogni dei
cittadini! Quanto sarebbe importante far sentire le minoranze parte integrante
dei processi decisionali che altrimenti rischiano di restare sempre e soltanto
confinati in pochi e ristretti luoghi.
La Siracusa che mi immagino, altro non è che una logica conseguenza
di ciò che la nostra città è stata in passato e cioè una
grande piazza multiculturale in cui le differenze non vengono annullate
con la repressione ma esaltate con il dialogo e la pacifica e serena convivenza.
non
solo insieme di splendidi monumenti, ma anche grande esempio di civiltà e
umanità
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