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L’iscrizione di Siracusa e
Pantalica nella World heritage list dell’UNESCO, che porta a quattro
i siti della provincia di Siracusa dichiarati patrimonio dell’umanità (Noto,
Palazzolo, Siracusa, Pantalica), ha suscitato numerosi dibattiti, confronti,
convegni, dichiarazioni, che hanno evidenziato l’opportunità,
anzi la necessità, che una tale ricchezza di beni culturali, riconosciuta
al più alto livello mondiale, diventi anche una occasione di crescita
economica, puntando sul turismo culturale come modello di sviluppo.
Che il turismo culturale possa essere uno dei modelli di sviluppo economico
della nostra provincia, anzi, che possa essere il modello privilegiato
di sviluppo,anche se non l’esclusivo come è ovvio, è una
convinzione non solo condivisibile, ma che, per fortuna, sta ormai diventando
convinzione condivisa da tutti. E’ però necessario, a mio
avviso, porre una premessa e stabilire alcuni punti fermi.
La premessa è questa: la sola presenza di beni naturali e culturali
non costituisce, di per se, un prodotto turistico a valenza economica.
La connessione tra risorse naturali e culturali e redditività turistica è data
in modo esclusivo dalle modalità di trasformazione delle risorse
disponibili.
Dunque, parlare di turismo culturale significa parlare innanzitutto e primariamente
della capacità che un sistema territoriale dimostra nel saper trasformare
i beni culturali in suo possesso in prodotto turistico a valenza economica.
Cos’è che permette la trasformazione dei beni culturali in
prodotto turistico? Cos’è, cioè, che permette ad un
territorio di trarre dalla presenza e dalla ricchezza di un grande patrimonio
artistico-culturale un “vantaggio competitivo”, una marcia
in più, per il suo sistema socio-economico, attraverso lo sviluppo
del settore turistico legato proprio ai beni culturali?
Una prima possibile risposta è: sono le attrezzature sussidiarie,
quelle cioè che completano i servizi di base di una località e
che rendono particolarmente attraente per il turista quella località.
Quando si parla di attrezzature sussidiarie ci si riferisce a cose molto
concrete. Vale a dire a un sistema di servizi pubblici e privati che consiste
di: strade a scorrimento, rete per la ristorazione, luoghi di svago e aree
verdi, manifestazioni culturali e quant’altro può rendere
piacevole un soggiorno.
Una cosa è certa: lo sviluppo del turismo di una provincia è sempre
più collegato alla crescita, qualitativa e quantitativa, del proprio
sistema territoriale, cioè della rete dei servizi disponibili per
le famiglie residenti e successivamente fruibili anche dai non residenti.
Dobbiamo prendere coscienza che l’offerta turistica di un territorio è sempre
una sintesi di sistema, cioè il risultato della convergenza di una
molteplicità di attori, pubblici e privati, e di una molteplicità di
sevizi. La filiera dell’offerta turistica si compone delle aziende
ricettive (strutture alberghiere ed extra alberghiere), delle imprese di
trasporto e di molti altri prodotti e servizi che il turista richiede durante
il proprio viaggio e la permanenza in una determinata località.
Tra questi servizi vanno annoverati, per esempio, anche quelli connessi
in modo specifico alla fruizione di beni culturali: gli orari di apertura
dei siti archeologici e dei musei, i servizi di accoglienza offerti ( disponibilità dei
servizi igienici, disponibilità di servizi di ristorazione e bar,
librerie e negozi specializzati all’interno dei siti).
L’ideale è senza dubbio il raggiungimento di una coscienza
comune da parte di tutti gli attori che nella località, ognuno con
la propria funzione e attività, entrano in contatto con il turista.
Così come è senza dubbio fondamentale la condivisione di
obiettivi, strategie e strumenti dai quali dipende il successo turistico
di un’ area.
Siracusa e la sua provincia rientra, a ragione, tra le località classificate
come “La grande opportunità”. La caratteristica di queste
località è la seguente: presentano una offerta culturale
molto elevata che non è tuttavia supportata da adeguati servizi
di ausilio. Si tratta di città che sembrano voler tenere per se
le proprie ricchezze e dovrebbero invece aprirsi al mondo, impostare una
politica dell’ospitalità, uno stile dell’accoglienza
fondati sull’efficienza e sulla qualità, tanto da renderli
tratti distintivi.
Se guardiamo a quanto è accaduto nella nostra provincia almeno negli
ultimi due decenni possiamo con ragione cogliere elementi di ottimismo
per le cose fatte, ma soprattutto per la direzione intrapresa. C’è comunque
forte la consapevolezza che ancora molto resta da fare.
Mi permetto di proporre alcune idee che possono costituire il filo conduttore
di ciò che occorre fare per rendere effettivo e stabile lo sviluppo
di un turismo culturale:
1) la difesa dell’integrità del territorio;
2) la qualità della vita e dei servizi collettivi;
3) la sostenibilità dell’offerta turistica in termini di rapporto
coerente prezzo/qualità ( e non qualità/prezzo);
4) superare la marginalità geografica;
5) una comunicazione e promozione adeguata.
Credo che la direzione verso la quale muoverci per far crescere il nostro
turismo, che vuole essere, e su questo siamo ormai tutti concordi, soprattutto
un turismo culturale, sia quella di lavorare per costruire un turismo con
tre caratteristiche distintive: turismo sostenibile; turismo endogeno;
turismo diffuso.
Un turismo è sostenibile quando è in armonia con le caratteristiche
fisiche e ambientali di un’area; quando è in sintonia con
le qualità paesaggistiche di quell’ area, in riferimento al
rapporto armonico che si deve mantenere tra paesaggio preesistente ed infrastrutture
e strutture turistiche; è sostenibile, infine, quando garantisce
l’armonia dei rapporti tra residenti e turisti e fra turisti stessi,
evitando fenomeni di incompatibilità dovuti al sovraffollamento
ed alla saturazione.
Un turismo endogeno è tale quando l’ideazione e la progettazione
di infrastrutture e strutture turistiche sono saldamente gestite dai decisori
e dai cittadini residenti nell’area.
Un turismo è diffuso quando attraverso una localizzazione omogenea
sul territorio di strutture e infrastrutture turistiche si evitano fenomeni
di concentrazione delle strutture turistiche e dei flussi turistici.
Come stiamo in merito a questi tre parametri nella nostra provincia?
Forse sulla prima caratteristica, la sostenibilità, possiamo ritenerci
abbastanza soddisfatti, anche se occorre vigilare molto in questa direzione
per non lasciarsi andare alla logica dei mega insediamenti turistici che
mettono sicuramente in crisi la sostenibilità territoriale dello
sviluppo turistico.
Sugli altri due parametri, la capacità di sviluppo endogeno del
nostro turismo e la sua diffusione omogenea sul territorio, siamo sicuramente
in difetto.
Ma se vogliamo costruire un vero, stabile e strutturale sviluppo turistico,
occorre che tutti e tre i parametri di cui si parlava: sostenibilità,
capacità endogena e diffusione omogenea sul territorio della provincia,
risultino in positivo.
Vorrei trascrivere una citazione che a me da il sapore vero del viaggio,
del turismo. E’ tratta da un testo di Duccio Canestrini, intitolato “Non
sparate sul turista”:
“Se il viaggio si è ammalato di cattivo turismo, di turismo
blindato in nome della sicurezza, ebbene può guarire solo aprendosi
al mondo. Alla fine è una questione di qualità del turismo,
ma di una qualità che non sta soltanto nel paesaggio presunto
incontaminato, nella raffinatezza delle cibarie, o nel numero di stelle
offerte dagli hotel…La qualità della vita e del turismo
sta nei rapporti umani. Nella verità degli incontri, nella crescita
interiore, a contatto con la natura e con le persone. La qualità e
la gioia nonostante tutte le difficoltà stanno nello scambio di
esperienze e nella fiducia… Perché infine siamo tutti misteriosi
viaggiatori in orbita sullo stesso pianeta.”
l’offerta
turistica di un territorio è sempre una sintesi di sistema
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