i beni culturali e lo sviluppo turistico

  di domenico cacopardo  

 

L’iscrizione di Siracusa e Pantalica nella World heritage list dell’UNESCO, che porta a quattro i siti della provincia di Siracusa dichiarati patrimonio dell’umanità (Noto, Palazzolo, Siracusa, Pantalica), ha suscitato numerosi dibattiti, confronti, convegni, dichiarazioni, che hanno evidenziato l’opportunità, anzi la necessità, che una tale ricchezza di beni culturali, riconosciuta al più alto livello mondiale, diventi anche una occasione di crescita economica, puntando sul turismo culturale come modello di sviluppo.
Che il turismo culturale possa essere uno dei modelli di sviluppo economico della nostra provincia, anzi, che possa essere il modello privilegiato di sviluppo,anche se non l’esclusivo come è ovvio, è una convinzione non solo condivisibile, ma che, per fortuna, sta ormai diventando convinzione condivisa da tutti. E’ però necessario, a mio avviso, porre una premessa e stabilire alcuni punti fermi.
La premessa è questa: la sola presenza di beni naturali e culturali non costituisce, di per se, un prodotto turistico a valenza economica. La connessione tra risorse naturali e culturali e redditività turistica è data in modo esclusivo dalle modalità di trasformazione delle risorse disponibili.
Dunque, parlare di turismo culturale significa parlare innanzitutto e primariamente della capacità che un sistema territoriale dimostra nel saper trasformare i beni culturali in suo possesso in prodotto turistico a valenza economica.
Cos’è che permette la trasformazione dei beni culturali in prodotto turistico? Cos’è, cioè, che permette ad un territorio di trarre dalla presenza e dalla ricchezza di un grande patrimonio artistico-culturale un “vantaggio competitivo”, una marcia in più, per il suo sistema socio-economico, attraverso lo sviluppo del settore turistico legato proprio ai beni culturali?
Una prima possibile risposta è: sono le attrezzature sussidiarie, quelle cioè che completano i servizi di base di una località e che rendono particolarmente attraente per il turista quella località. Quando si parla di attrezzature sussidiarie ci si riferisce a cose molto concrete. Vale a dire a un sistema di servizi pubblici e privati che consiste di: strade a scorrimento, rete per la ristorazione, luoghi di svago e aree verdi, manifestazioni culturali e quant’altro può rendere piacevole un soggiorno.
Una cosa è certa: lo sviluppo del turismo di una provincia è sempre più collegato alla crescita, qualitativa e quantitativa, del proprio sistema territoriale, cioè della rete dei servizi disponibili per le famiglie residenti e successivamente fruibili anche dai non residenti.
Dobbiamo prendere coscienza che l’offerta turistica di un territorio è sempre una sintesi di sistema, cioè il risultato della convergenza di una molteplicità di attori, pubblici e privati, e di una molteplicità di sevizi. La filiera dell’offerta turistica si compone delle aziende ricettive (strutture alberghiere ed extra alberghiere), delle imprese di trasporto e di molti altri prodotti e servizi che il turista richiede durante il proprio viaggio e la permanenza in una determinata località. Tra questi servizi vanno annoverati, per esempio, anche quelli connessi in modo specifico alla fruizione di beni culturali: gli orari di apertura dei siti archeologici e dei musei, i servizi di accoglienza offerti ( disponibilità dei servizi igienici, disponibilità di servizi di ristorazione e bar, librerie e negozi specializzati all’interno dei siti).
L’ideale è senza dubbio il raggiungimento di una coscienza comune da parte di tutti gli attori che nella località, ognuno con la propria funzione e attività, entrano in contatto con il turista. Così come è senza dubbio fondamentale la condivisione di obiettivi, strategie e strumenti dai quali dipende il successo turistico di un’ area.
Siracusa e la sua provincia rientra, a ragione, tra le località classificate come “La grande opportunità”. La caratteristica di queste località è la seguente: presentano una offerta culturale molto elevata che non è tuttavia supportata da adeguati servizi di ausilio. Si tratta di città che sembrano voler tenere per se le proprie ricchezze e dovrebbero invece aprirsi al mondo, impostare una politica dell’ospitalità, uno stile dell’accoglienza fondati sull’efficienza e sulla qualità, tanto da renderli tratti distintivi.
Se guardiamo a quanto è accaduto nella nostra provincia almeno negli ultimi due decenni possiamo con ragione cogliere elementi di ottimismo per le cose fatte, ma soprattutto per la direzione intrapresa. C’è comunque forte la consapevolezza che ancora molto resta da fare.
Mi permetto di proporre alcune idee che possono costituire il filo conduttore di ciò che occorre fare per rendere effettivo e stabile lo sviluppo di un turismo culturale:
1) la difesa dell’integrità del territorio;
2) la qualità della vita e dei servizi collettivi;
3) la sostenibilità dell’offerta turistica in termini di rapporto coerente prezzo/qualità ( e non qualità/prezzo);
4) superare la marginalità geografica;
5) una comunicazione e promozione adeguata.
Credo che la direzione verso la quale muoverci per far crescere il nostro turismo, che vuole essere, e su questo siamo ormai tutti concordi, soprattutto un turismo culturale, sia quella di lavorare per costruire un turismo con tre caratteristiche distintive: turismo sostenibile; turismo endogeno; turismo diffuso.
Un turismo è sostenibile quando è in armonia con le caratteristiche fisiche e ambientali di un’area; quando è in sintonia con le qualità paesaggistiche di quell’ area, in riferimento al rapporto armonico che si deve mantenere tra paesaggio preesistente ed infrastrutture e strutture turistiche; è sostenibile, infine, quando garantisce l’armonia dei rapporti tra residenti e turisti e fra turisti stessi, evitando fenomeni di incompatibilità dovuti al sovraffollamento ed alla saturazione.
Un turismo endogeno è tale quando l’ideazione e la progettazione di infrastrutture e strutture turistiche sono saldamente gestite dai decisori e dai cittadini residenti nell’area.
Un turismo è diffuso quando attraverso una localizzazione omogenea sul territorio di strutture e infrastrutture turistiche si evitano fenomeni di concentrazione delle strutture turistiche e dei flussi turistici.
Come stiamo in merito a questi tre parametri nella nostra provincia?
Forse sulla prima caratteristica, la sostenibilità, possiamo ritenerci abbastanza soddisfatti, anche se occorre vigilare molto in questa direzione per non lasciarsi andare alla logica dei mega insediamenti turistici che mettono sicuramente in crisi la sostenibilità territoriale dello sviluppo turistico.
Sugli altri due parametri, la capacità di sviluppo endogeno del nostro turismo e la sua diffusione omogenea sul territorio, siamo sicuramente in difetto.
Ma se vogliamo costruire un vero, stabile e strutturale sviluppo turistico, occorre che tutti e tre i parametri di cui si parlava: sostenibilità, capacità endogena e diffusione omogenea sul territorio della provincia, risultino in positivo.
Vorrei trascrivere una citazione che a me da il sapore vero del viaggio, del turismo. E’ tratta da un testo di Duccio Canestrini, intitolato “Non sparate sul turista”:

“Se il viaggio si è ammalato di cattivo turismo, di turismo blindato in nome della sicurezza, ebbene può guarire solo aprendosi al mondo. Alla fine è una questione di qualità del turismo, ma di una qualità che non sta soltanto nel paesaggio presunto incontaminato, nella raffinatezza delle cibarie, o nel numero di stelle offerte dagli hotel…La qualità della vita e del turismo sta nei rapporti umani. Nella verità degli incontri, nella crescita interiore, a contatto con la natura e con le persone. La qualità e la gioia nonostante tutte le difficoltà stanno nello scambio di esperienze e nella fiducia… Perché infine siamo tutti misteriosi viaggiatori in orbita sullo stesso pianeta.”

l’offerta turistica di un territorio è sempre una sintesi di sistema