governare il territorio

  di roberto de benedictis  

 

L'articolazione di queste nostre sessioni di lavoro nasconde una insidia: a quella di oggi deleghiamo una visione del territorio quale luogo dello sviluppo sostenibile, attraverso la tutela del paesaggio, la promozione dei beni culturali e turistici. Ieri invece abbiamo parlato moltissimo di infrastrutture, di grandi opere ma non di territorio, come se queste potessero pensarsi a prescindere dal territorio, disgiuntamente da esso. È una divisione rischiosa perché il territorio è unico, nel territorio c'è tutto. Alla politica sta il compito di riconoscere e di governare la complessità delle relazioni che vi insistono ed al governo quello di operarne la sintesi: ciò che avremo il compito di fare tornando al governo di questa regione. Dunque il problema non è tanto quello di definire il territorio che vogliamo ma con quali strumenti noi proponiamo di governarlo. E qui la differenza è evidentemente politica fra noi, fra la nostra visione e quella del Polo che in questo momento governa il territorio nazionale e quello regionale; perché appartiene al centrodestra una visione mercantile del territorio quale elemento da usare, all'interno di una precisa cultura secondo la quale sono i privati, gli interessi privati a muovere il mondo, a determinarlo ed il governo deve servire a spianare loro la strada, possibilmente a togliersi di mezzo e che consentendo ogni iniziativa ai privati la crescita verrà automaticamente e questa porterà sviluppo. È questa una tesi smentita dai fatti. Noi affermiamo che il territorio è una risorsa degradabile, esauribile; e che la politica deve operare la mediazione tra gli interessi privati e quelli pubblici, che il governo del territorio appartiene al soggetto pubblico e che la crescita non è automaticamente sviluppo e che per questo servono le regole. Ecco allora che la pianificazione diventa essenziale, un momento da confermare e difendere, proprio nell'epoca in cui è forte la spinta alla deregulation, come anche in recenti proposte di legge del governo regionale.
La pianificazione serve, ne va ribadita la centralità, così come va ribadita la necessità di alcune scelte strategiche, perché governare vuol dire anche scegliere, fare alcune cose e non farne altre.
Per flash, dunque, per i pochi secondi che voglio ancora impegnare per poi consentire l'intervento del compagno Fassino, segnalo alcune priorità.
No all'alibi dei Piani Regolatori che non si possono fare. Il Piano Regolatore è essenzialmente strumento ed espressione della politica. Se non si fa in tempi certi è perché la politica non si sa determinare. Quindi sono altre le strade da battere per avere riposte veloci, non quella di non provarci nemmeno delegittimando in partenza il Piano. Che poi i Piani siano rigidi, che possono esservi strumenti per renderli più utili e duttili al tempo è vero, ma non si può prescindere dalla pianificazione. Serve semmai la necessità di ribadirne cogenza e sanzione, fino alla certezza dei poteri sostitutivi, in caso di inadempienza
Serve riconoscere la necessità delle relazioni con l'iniziativa privata e noi dobbiamo saperle gestire. Gli strumenti di programmazione negoziata sono ancora una scommessa non vinta. In molti casi ci è sfuggita di mano - e i Prusst ne sono stati un esempio - la possibilità di governare questi processi. Ma per questo, proprio per questo ed a maggior ragione, servono le regole. E servono i contenuti delle regole. Non si può immaginare una riforma degli strumenti della gestione del territorio affidata solo a procedure, senza contenuti. Mi piace ricordare la frase di un maestro dell'architettura moderna, Franco Marescotti, che scriveva: "Democrazia è anche una questione di metri quadrati". I numeri, i parametri, possono servire anche ad assicurare qualità. Ed equità.
Credo inoltre che nei primi nostri 100 giorni potremmo fare alcune cose molto precise.
Progettare e mettere in circolazione, offrire al dibattito dei siciliani, un disegno di legge per il governo del territorio che, appunto, abbia in se contenuti e non solo regole, che possa far capire qual è il nostro intendimento, quali i si e quali i no che dobbiamo e vogliamo dire.
Riavviare il Piano Urbanistico Regionale, condizione necessaria per una gestione unitaria della programmazione sul territorio; soprattutto guardando a tutta quella rete di infrastrutture che vi si sovrappone spesso senza consapevolezza e che invece, come una rete impiantistica, dove ci sono i flussi di energia e quelli della mobilità, innerva i luoghi, li condiziona e li mette in relazione.
Elaborare una carta dei rischi: piove, piove sempre, piove naturalmente! Noi non possiamo scoprire di essere in difficoltà solo quando l'evento si verifica, ma sappiamo che esiste una situazione di rischio idro-geologico gravissimo, che dobbiamo poter riconoscere e governare per tempo.
Servono uffici per la conoscenza e la conoscenza serve. Non soltanto serve per competere ma anche per decidere. E questa conoscenza deve essere diffusa e patrimonio di tutti. Nella misura in cui è patrimonio di tutti, diventa utile ad un processo di partecipazione, che altrimenti è pura offerta demagogica.
Dobbiamo promuovere, offrire alle amministrazioni, strade convenienti, stimolanti per attivare i concorsi di progettazione. La qualità dell'architettura è necessaria, lo è anche da un punto di vista economico e dello sviluppo, per il quale è stato sottolineato quanto sia importante che il contesto sia attrattivo. E il contesto non è solo socio-economico ma è anche fisico e richiede una qualità dell'ambiente urbano.
Da qui la necessità di reinvestire nelle periferie, accanto a quello di guardare ad un tema trascuratissimo: le case per chi non ne ha. Ci sono ancora nella nostra regione famiglie che vivono ed abitano in condizioni vergognose, a volte inumane. Noi non possiamo fingere di non saperlo. Noi non lo possiamo permettere.
C'è insomma un grande, impegnativo lavoro da fare e c'è in questo un compito appassionante che ci aspetta.

l'intervento alla conferenza dei ds siciliani sul programma di governo del responsabile regionale per le politiche del territorio on. de benedictis