dalla democrazia cristiana alla democrazia dei cristiani

  di carmelo sgandurra  

 

Si intitola “La Democrazia dei Cristiani – Il cattolicesimo politico nell’Italia Unita” (Edizioni Laterza – 2005 € 10) l’ultimo lavoro di Pietro Scoppola.
Il testo si presenta sotto forma di libro-intervista, in cui due storici si confrontano sul ruolo dei cattolici nella vita politica dall’Unità d’Italia ai nostri giorni. Nel gioco delle parti le domande le pone Giuseppe Tognon, collega ed amico di Scoppola, riuscendo nell’intento di condurre il filo del discorso e riepilogare quando necessario, per permettere all’interlocutore di concludere un pensiero, un’affermazione, senza lasciare perplessità o risposte insolute. Il libro si lascia leggere piacevolmente anche da non addetti ai lavori, appassiona soprattutto per la quantità di temi che solleva.
Dopo avere delineato, nelle prime battute, i confini entro cui si articolerà tutto il discorso, Scoppola dedica un capitolo intero ad intrecciare i fatti degli ultimi sessant’anni di storia con il suo vissuto, fatto di studio e ricerca, di impegno in politica nella Lega democratica, da senatore eletto nell’assemblea degli esterni alla DC, vicino a Segni nella stagione dei referendum e tra i padri fondatori dell’Ulivo. Si autodefinisce studioso di storia perché alla ricerca della sua identità, e ci ricorda che storia e politica hanno bisogno l’una dell’altra.
Il racconto di come si è giunti al connubio tra cattolicesimo e democrazia non può che iniziare da Porta Pia e dalla “questione romana”, madre di tutte le questioni, a partire da quell’intransigenza cattolica che è stata “un forte ostacolo alla formazione di un’identità nazionale sentita a livello popolare”, ha “ricondotto al silenzio figure importanti del cattolicesimo liberale”, ha messo in secondo piano “la riforma interna della Chiesa”, ha determinato uno scollamento “sempre più profondo tra la Chiesa e la modernità, con costi altissimi non solo per l’Italia”.
E se, opinionisti come Galli Della Loggia, sostengono che adesso è giunto il momento per alleare definitivamente liberali e cattolici, Scoppola risponde che dall’Unità d’Italia c’è sempre stato un “uso strumentale della religione da destra”, una destra che non esita a definire “senza radici storiche” e che “con l’esperienza del berlusconismo ha rivelato un retroterra limaccioso”.
La conversazione tra i due si arrampica lungo tutto il XX secolo, ma per guardare sempre all’oggi.
Ci ripropone la determinazione di De Gasperi (che Scoppola annovera tra i suoi maestri) nel mantenere l’anticomunismo nei confini democratici respingendo le spinte clerico-fasciste e la necessità di tenere uniti i cattolici e la Chiesa nella DC, per evitare nuove derive autoritarie, che dopo il Ventennio non sono state mai sopite. Un De Gasperi che, potendo governare da solo, chiama a se i laici quasi a fare da garanti contro le ingerenze della Curia romana. Ci fa venire nostalgia della Costituente quando i valori di ispirazione confessionale erano espressi in forma laica, e nessuno avrebbe fatto una polemica sulle radici cristiane.
Nelle ultime pagine lo storico cede il passo al cattolico impegnato e disincantato. “Come può un cattolico – si chiede Scoppola – peggio ancora se uomo di Chiesa, rimproverare ad un altro credente di essere su posizioni politiche diverse quando le Chiese cristiane sono ancora divise sul piano della fede?” Non è più tempo di unità dei cattolici, ma è ora che i cattolici contribuiscano alla nascita di un bipolarismo in cui le tensioni etiche, più volte invocate con nostalgia, tornino a ispirare il fare politico. È questo il leit motiv di Scoppola, quasi un testamento spirituale ai cattolici di oggi e di domani. Descrivendo con onestà intellettuale i limiti di entrambi gli schieramenti l’autore anela ad un futuro in cui l’affermazione di un bipolarismo maturo abbia anche l’indispensabile apporto dei cattolici, ma solo se sapranno “rinunciare alla tentazione di presentarsi semplicemente come interpreti delle posizioni dell’autorità religiosa.”
“ La maturità del cattolicesimo politico italiano – si legge sin dalla prima pagina - si misurerà proprio sulla capacità di abbandonare la nostalgia per la Democrazia Cristiana, per un proprio partito esclusivo, e di lavorare piuttosto per la democrazia dei cristiani, che è la democrazia di tutti.”

i cattolici e la politica nell’ultimo lavoro di pietro scoppola