|
|
Mercoledì 25 gennaio c.a.,
al teatro Comunale di Noto, è iniziata la stagione teatrale 2006,
con un lavoro di Carlo Goldoni. Il programma presenta sette spettacoli.
Guardandolo attentamente, ricalca quello degli anni precedenti.
Gli autori dei testi e chi li rappresenta, rientrano in quel modello classico-
tradizionale in cui è prevalente la sacralità del testo statico.
Godoni, Moliere, Pirandello, la solita operetta - La vedova allegra, gli
immancabili Musumeci-Pattavina, e poi, Le Cirque Invisible e Fighting Dog
di Andres Morte, su cui sospendiamo ogni critica perché non li conosciamo.
A parte i due lavori nuovi, su cui abbiamo sospeso ogni giudizio, diciamo
che questo programma non rispetta minimamente la pluralità culturale,
fa prevalere invece, un'idea di teatro che appartiene al tempo che fu,
le cui opere sembrano rivolgersi a un solo tipo di soggetto, al soggetto
medio, che per interesse culturale non va oltre la cultura del rito ornamentale
e l'avanspettacolo di serie C.
Non vediamo mai in programma per esempio, lavori di Franco Scaldati, di
Pippo Fava, del Gruppo Jarba di Catania, di Dario Fo, di Genet, di Gianni
Rodari, di Jonesco, di Beckett, di Martone, di Miller…
Insomma il teatro a Noto, si limita ed è limitato al "fabbisogno
locale", contribuendo ad alimentare la mediocrità culturale
e sociale che mantiene nei fatti lo status quo.
Occorre una politica teatrale, una politica culturale che proponga "eventi
teatrali", e non una "sottopolitica" che ci propone un teatro
che una settimana prima viene rappresentato nella vicina Catania!
Insieme ad un programma pluralista, c'è bisogno di creare un "laboratorio
teatrale" che coinvolga la scuola e la Città.
Una Città come Noto, riconosciuta patrimonio dell'Umanità da
parte dell'Unesco, non può continuare a ragionare sotto l'aspetto
della politica teatrale e anche sotto altri aspetti, come ai "tempi
che furono"!
Basta con la retorica teatrale!
una
stagione limitata al 'fabbisogno locale'
|
|