basta con la retorica teatrale

  di roberto bellassai  

 

Mercoledì 25 gennaio c.a., al teatro Comunale di Noto, è iniziata la stagione teatrale 2006, con un lavoro di Carlo Goldoni. Il programma presenta sette spettacoli.
Guardandolo attentamente, ricalca quello degli anni precedenti.
Gli autori dei testi e chi li rappresenta, rientrano in quel modello classico- tradizionale in cui è prevalente la sacralità del testo statico.
Godoni, Moliere, Pirandello, la solita operetta - La vedova allegra, gli immancabili Musumeci-Pattavina, e poi, Le Cirque Invisible e Fighting Dog di Andres Morte, su cui sospendiamo ogni critica perché non li conosciamo.
A parte i due lavori nuovi, su cui abbiamo sospeso ogni giudizio, diciamo che questo programma non rispetta minimamente la pluralità culturale, fa prevalere invece, un'idea di teatro che appartiene al tempo che fu, le cui opere sembrano rivolgersi a un solo tipo di soggetto, al soggetto medio, che per interesse culturale non va oltre la cultura del rito ornamentale e l'avanspettacolo di serie C.
Non vediamo mai in programma per esempio, lavori di Franco Scaldati, di Pippo Fava, del Gruppo Jarba di Catania, di Dario Fo, di Genet, di Gianni Rodari, di Jonesco, di Beckett, di Martone, di Miller…
Insomma il teatro a Noto, si limita ed è limitato al "fabbisogno locale", contribuendo ad alimentare la mediocrità culturale e sociale che mantiene nei fatti lo status quo.
Occorre una politica teatrale, una politica culturale che proponga "eventi teatrali", e non una "sottopolitica" che ci propone un teatro che una settimana prima viene rappresentato nella vicina Catania!
Insieme ad un programma pluralista, c'è bisogno di creare un "laboratorio teatrale" che coinvolga la scuola e la Città.
Una Città come Noto, riconosciuta patrimonio dell'Umanità da parte dell'Unesco, non può continuare a ragionare sotto l'aspetto della politica teatrale e anche sotto altri aspetti, come ai "tempi che furono"!
Basta con la retorica teatrale!

una stagione limitata al 'fabbisogno locale'