una scuola amica

  di seby anastasi  

 

La mattina quando arrivi si preoccupa di accoglierti, ti chiede come va?, come stai? (sia che tu abbia 3 anni che tu ne abbia 18) E prima di chiederti di assumerti delle responsabilità (è in questo che consiste l’Educazione, è questo ciò che serve per crescere e lo si può declinare in tanti modi …) prova a metterti a tuo agio (se hai qualche problema e sei a disagio, la tua disponibilità ad ascoltare,a pensare, a fare, sarà certamente molto parziale …).
E quindi ad esempio proverà a …
non farti sentire solo (magari il giorno prima avrai impiegato 3 ore a fare i compiti da solo oppure avrai visto per 2 ore da solo i cartoni, oppure …); e dunque innanzitutto proverà a farti sentire il calore del gruppo (ma bisogna guardarsi in faccia, bisogna scambiare due parole, magari fare un gioco cooperativo …). E poi l’inizio delle lezioni è così vicino alla notte, e di notte la tua mente ha fatto esperienze importanti, ha sognato (tutti sogniamo e la psicoanalisi ci ha insegnato che i sogni non sono prodotti mentali di scarto, o immagini senza alcun senso, invece sono il prodotto complesso e molto ricco di un pensiero che al contrario del pensiero diurno e razionale, utilizza una logica diversa, la stessa logica della fantasia e del mito, una logica piena di emozioni e di affetti) …; quindi invece di censurare subito questa parte importante della nostra vita se ne potrebbe parlare un po’, qualche volta, certamente non per farne un’analisi ma proprio per condividere una dimensione importante ma un po’ trascurata della nostra personalità …e poi a partire dai sogni si possono fare tante cose, inventare storie, creare disegni, insomma costruire ponti tra le diverse dimensioni del pensiero, per non rimanere subito ingabbiati nelle strettoie della ragione…
Ma la vita è piena oltre che di sogni anche di problemi, di difficoltà, a volte di veri e propri guai e non è facile farne un elenco perché ognuno ha i suoi speciali guai …
I primi che mi vengono in mente sono, per esempio, quelli legati alle dinamiche familiari … e non parlo delle situazioni più complesse ma proprio di quelle normali, consuete e cioè lo stress da troppo o poco o non soddisfacente lavoro dei genitori, oppure la loro stanchezza affettiva, o peggio la loro stessa difficoltà di crescere e invecchiare; fatto sta che i genitori di conseguenza non hanno abbastanza spazio mentale per pensare ai figli, pensare ai figli! (non cioè solo accompagnarli di qua e di là, controllare che portino stancamente a termine i compiti, vietargli o permettergli questo e quello, ma fermarsi ad ascoltare il ritmo delle loro emozioni, dialogare con le loro esigenze e i loro punti di vista, …)
Certo la scuola non può farsi carico di tutte queste complessità ma è ancora più certo che non può fare finta che non esistano e non può non tenere conto dei livelli di partenza e dei percorsi di ognuno; ormai si fanno i test di ingresso e si fa il portfolio, ma solo sugli aspetti cognitivi, come se non fosse ormai evidente che aspetti cognitivi e aspetti affettivi non possono essere tenuti separati!
E allora ? se qualcuna di queste cose fosse verosimile ? Che bisognerebbe fare ? Ci sono state tante esperienze buone negli ultimi decenni e sono moltissime quelle attualmente in corso: quindi si può leggere e studiare qualcosa, farsi incuriosire di nuovo, provarci … Ma soprattutto bisognerebbe trovare un modo per creare spazi di pensiero nelle fitte maglie della scuola attuale, e il pensiero nasce dal confronto; ma se deve essere un pensiero con una forte carica emotiva ed affettiva (è questo io credo il pensiero che serve per dare il via a processi veri di trasformazione) bisogna accettare di mettersi in gioco, provare a sperimentare modalità di confronto che aiutino le persone a considerare la possibilità di affrontare anche resistenze e meccanismi di difesa (che per definizione non sono consapevoli ma che determinano atteggiamenti di rigidità magari non voluti, che fanno alla fine stare male e così …) Per esempio e questo è solo un piccolo parziale esempio, si potrebbe sperimentare un percorso di confronto ( per gli insegnanti, per gli alunni, per i genitori, per quelli che vogliono naturalmente) basato sulla strutturazione di spazi di discussione, stimolati e garantiti da operatori esperti nella gestione delle dinamiche dei gruppi, spazi nei quali si possa sviluppare un discorso libero e coinvolgente, dal quale, a volte, scaturisce un pensiero nuovo, in grado di rimettere in moto interessi, curiosità, affetti … passioni cioè!

continua il dibattito su 'quale scuola?'