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Non c’è questione più unificante,
più urgente del benessere dei bambini. I bambini, tutti i bambini,
hanno il diritto di avere cibo sufficiente, acqua potabile, di poter
essere curati con quei medicinali che ancora oggi sono loro negati da
inaccettabili vincoli economici. I bambini hanno diritto ad un’educazione
valida, hanno diritto a crescere in un ambiente pulito e sano, senza
la minaccia delle armi e della violenza. Sembra scontato, oggi, che questi
diritti siano alla portata dell’infanzia, ma non è così!
La realtà ce la fa conoscere, in tutta la sua spietata crudezza,
l’Unicef e le tante associazioni che si occupano di aiutare l’infanzia.
La ripetete voi, donne e uomini dell’Africa, che siete in prima
linea a combattere giornalmente questa guerra. La verità è anche
diffusa grazie al lavoro dell’AWEPA e del suo Presidente Jan Nico
Scholten. Ogni anno 11 milioni di bambini muoiono prima di compiere cinque
anni, e nel 99% dei casi accade in un paese povero, 30 mila al giorno!
Il diritto all’istruzione è negato a 120 milioni di bambini.
Sono 246 milioni quelli che tra i cinque ed i quattordici anni sono costretti
a lavorare, molti ridotti in vera e propria schiavitù.
C’è poi il dramma dell’AIDS: ogni minuto, secondo l’UNICEF,
un bambino muore per cause correlate all’HIV/AIDS, e quattro nuovi
contagi avvengono fra adolescenti di età inferiore ai 15 anni. Sono
oltre 15 milioni i bambini nel mondo che hanno perduto uno o entrambi genitori
a causa della malattia.
Dopo venti anni dall’inizio della pandemia, solamente una piccola
parte delle risorse necessarie è effettivamente disponibile:
- Nemmeno un bambino sieropositivo su 20 ha accesso alle cure pediatriche
di cui avrebbe bisogno per sopravvivere;
- Meno di un bambino orfano per AIDS su 10 riceve assistenza pubblica;
- Meno di una donna incinta sieropositiva su 10 ha accesso ai servizi sanitari
per prevenire la trasmissione dell’AIDS al nascituro.
Di fronte a questa realtà cosi drammatica è evidente che
l’impegno sia economico che organizzativo di chi ha responsabilità non è stato
adeguato. Il mondo occidentale, i potenti della terra, si sono mossi. Da
una proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nacque,
al vertice dei G8 di Genova, nel luglio 2001, il Fondo Globale per la lotta
all’AIDS, alla tubercolosi e la malaria. Lo scopo era di avviare
una stretta collaborazione tra comunità internazionale e settore
privato finalizzato al raggiungimento di alcuni obiettivi fissati dalle
Nazioni Unite e dalle agenzie specializzate: ridurre il peso derivante
dalle tre principali malattie contagiose e far fronte alle ricadute sociali
ed economiche nei paesi poveri, mettendo a disposizione le risorse necessarie
per la cura dei soggetti colpiti, specialmente dei bambini affetti da AIDS.
I risultati, però, non sono stati quelli sperati. Anche al G8 di
Evian ci sono stati nuovi impegni, è stato detto: “riconosciamo
che sono necessari fondi addizionali….., confermiamo il nostro impegno
attraverso ulteriori azioni in ambiti quali lo sviluppo istituzionale,
le partnership pubblico privato, lo sviluppo delle risorse umane, le attività di
ricerca e la promozione della sanità pubblica a livello di comunità;…..riaffermiamo
il nostro appoggio al Fondo Globale….”. Ma nemmeno i fondi
promessi per il 2002 sono stati ancora interamente trasferiti al Fondo!
La partecipazione del settore corporate è molto al di sotto delle
aspettative. Mi chiedo se riproporre per ogni problema, per ogni malattia
una nuova organizzazione, un nuovo gestore (anche se misto pubblico-privato)
delle risorse pubbliche, non indebolisce, non delegittima le organizzazioni
e le agenzie specializzate delle Nazioni Unite, accrescendo la confusione
nel campo della governance della cooperazione con i paesi del sud del mondo?
Abbiamo ruoli e responsabilità diverse, ma abbiamo tutti un grande
compito di fronte a noi. Il compito di non tradire le parole di Gabriela,
la bambina colombiana intervenuta all’ONU, davanti a Capi di Stati
e Ministri, per rappresentare milioni di bambini senza nome, che disse: “ Noi
siamo le vittime di sfruttamento ed abusi di ogni genere, Siamo i bambini
di strada, i bambini in guerra, gli orfani di AIDS, siamo le vittime, e
le nostre voci non trovano ascolto. Tutto questo deve finire, Vogliamo
un mondo degno di noi”.
l'intervento
del sen. rotondo al seminario aweda di nairobi, sulle strategie per
aiutare i bambini colpiti dall'AIDS in Africa
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