un mondo degno di loro

  di antonio rotondo  

 

Non c’è questione più unificante, più urgente del benessere dei bambini. I bambini, tutti i bambini, hanno il diritto di avere cibo sufficiente, acqua potabile, di poter essere curati con quei medicinali che ancora oggi sono loro negati da inaccettabili vincoli economici. I bambini hanno diritto ad un’educazione valida, hanno diritto a crescere in un ambiente pulito e sano, senza la minaccia delle armi e della violenza. Sembra scontato, oggi, che questi diritti siano alla portata dell’infanzia, ma non è così! La realtà ce la fa conoscere, in tutta la sua spietata crudezza, l’Unicef e le tante associazioni che si occupano di aiutare l’infanzia. La ripetete voi, donne e uomini dell’Africa, che siete in prima linea a combattere giornalmente questa guerra. La verità è anche diffusa grazie al lavoro dell’AWEPA e del suo Presidente Jan Nico Scholten. Ogni anno 11 milioni di bambini muoiono prima di compiere cinque anni, e nel 99% dei casi accade in un paese povero, 30 mila al giorno! Il diritto all’istruzione è negato a 120 milioni di bambini. Sono 246 milioni quelli che tra i cinque ed i quattordici anni sono costretti a lavorare, molti ridotti in vera e propria schiavitù.
C’è poi il dramma dell’AIDS: ogni minuto, secondo l’UNICEF, un bambino muore per cause correlate all’HIV/AIDS, e quattro nuovi contagi avvengono fra adolescenti di età inferiore ai 15 anni. Sono oltre 15 milioni i bambini nel mondo che hanno perduto uno o entrambi genitori a causa della malattia.
Dopo venti anni dall’inizio della pandemia, solamente una piccola parte delle risorse necessarie è effettivamente disponibile:
- Nemmeno un bambino sieropositivo su 20 ha accesso alle cure pediatriche di cui avrebbe bisogno per sopravvivere;
- Meno di un bambino orfano per AIDS su 10 riceve assistenza pubblica;
- Meno di una donna incinta sieropositiva su 10 ha accesso ai servizi sanitari per prevenire la trasmissione dell’AIDS al nascituro.
Di fronte a questa realtà cosi drammatica è evidente che l’impegno sia economico che organizzativo di chi ha responsabilità non è stato adeguato. Il mondo occidentale, i potenti della terra, si sono mossi. Da una proposta del Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan nacque, al vertice dei G8 di Genova, nel luglio 2001, il Fondo Globale per la lotta all’AIDS, alla tubercolosi e la malaria. Lo scopo era di avviare una stretta collaborazione tra comunità internazionale e settore privato finalizzato al raggiungimento di alcuni obiettivi fissati dalle Nazioni Unite e dalle agenzie specializzate: ridurre il peso derivante dalle tre principali malattie contagiose e far fronte alle ricadute sociali ed economiche nei paesi poveri, mettendo a disposizione le risorse necessarie per la cura dei soggetti colpiti, specialmente dei bambini affetti da AIDS. I risultati, però, non sono stati quelli sperati. Anche al G8 di Evian ci sono stati nuovi impegni, è stato detto: “riconosciamo che sono necessari fondi addizionali….., confermiamo il nostro impegno attraverso ulteriori azioni in ambiti quali lo sviluppo istituzionale, le partnership pubblico privato, lo sviluppo delle risorse umane, le attività di ricerca e la promozione della sanità pubblica a livello di comunità;…..riaffermiamo il nostro appoggio al Fondo Globale….”. Ma nemmeno i fondi promessi per il 2002 sono stati ancora interamente trasferiti al Fondo!
La partecipazione del settore corporate è molto al di sotto delle aspettative. Mi chiedo se riproporre per ogni problema, per ogni malattia una nuova organizzazione, un nuovo gestore (anche se misto pubblico-privato) delle risorse pubbliche, non indebolisce, non delegittima le organizzazioni e le agenzie specializzate delle Nazioni Unite, accrescendo la confusione nel campo della governance della cooperazione con i paesi del sud del mondo? Abbiamo ruoli e responsabilità diverse, ma abbiamo tutti un grande compito di fronte a noi. Il compito di non tradire le parole di Gabriela, la bambina colombiana intervenuta all’ONU, davanti a Capi di Stati e Ministri, per rappresentare milioni di bambini senza nome, che disse: “ Noi siamo le vittime di sfruttamento ed abusi di ogni genere, Siamo i bambini di strada, i bambini in guerra, gli orfani di AIDS, siamo le vittime, e le nostre voci non trovano ascolto. Tutto questo deve finire, Vogliamo un mondo degno di noi”.

l'intervento del sen. rotondo al seminario aweda di nairobi, sulle strategie per aiutare i bambini colpiti dall'AIDS in Africa