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C’è qualcosa di paradossale,
perfino di grottesco, nello scontro politico intorno alla vicenda delle
scalate finanziarie della scorsa estate. Paradossale, perché sentire
Berlusconi (sic! Proprio lui!) accusare i Ds di ''Intreccio inaccettabile
tra politica e affari”, è cosa davvero curiosa.
Certo, dopo le comiche di due anni fa della pittoresca commissione d'inchiesta
sul caso Telekom Serbia, (quella di Mortadella, Ranocchio e Cicogna) al
centrodestra non deve sembrar vero di poter gridare agli italiani: “Non
c’è differenza! Visto che siamo tutti uguali!”, nascondendo,
con la pagliuzza nell’occhio dell’altro, la trave che invece è nel
proprio. E questo colora di grottesco l’intera questione, se si pensa
che le indagini sulle Opa, le offerte pubbliche di acquisto lanciate per
l’acquisto di Bnl, Banca Antonveneta e Rcs, coinvolgono infatti sul
piano penale un ministro e ben tre sottosegretari del Governo Berlusconi.
Ma è davvero solo una pagliuzza quella nell’occhio dei Ds?
Siamo personalmente convinti che i leader Ds, Fassino e D’Alema in
particolare, siano rimasti ben al di qua della soglia dell’illecito
giudiziario, ma questo non può nascondere come nella vicenda Unipol
si sia comunque andati ben oltre del ruolo della politica.
In difesa degli “scalatori”, Fassino, in un’intervista
al Sole24ore, è arrivato a dichiarare che “non c’è un’attività imprenditoriale
che sia pregiudizialmente migliore o peggiore di un’altra. Né sul
piano morale, né su quello economico”.
Questa, sia detto con il dovuto rispetto, ci sembra una considerazione
di una superficialità imbarazzante, soprattutto se pronunciata dal
leader di un partito che si propone al paese per l’alternativa alle
politiche del centrodestra, e non per la semplice alternanza. Rischiare
i propri capitali per produrre ricchezza, impone comunque un aspetto solidale,
il necessario coinvolgimento dei lavoratori che in qualche modo partecipano,
in misura più o meno equa, al benessere prodotto dal risultato imprenditoriale.
Produrre soldi da soldi, è un’aberrazione dello stesso capitalismo.
Non si può confondere il reddito con la rendita. I riders, gli immobiliaristi,
hanno in breve tempo prodotto ricchezze abissali, muovendo capitali che
peraltro non erano neanche i propri. Davvero è tutto così uguale?
Davvero è sufficiente definire ‘plusvalenze’ gli arricchimenti
illeciti, perché tutto diventi accettabile?
Siamo certi, e lo ribadiamo, che Fassino e gli altri dirigenti Ds non hanno
commesso alcun fatto di rilevanza penale. Ma il sostegno, che è andato
ben oltre l’incoraggiamento o la valutazione di opportunità,
all’operazione gestita da Consorte, è un errore politico grave,
un cedimento imperdonabile alla logica della politica unica e inevitabile.
Abbiamo sempre sostenuto che il giudizio politico non deve aspettare né spettare
alla magistratura. Ci chiediamo però se c’è ancora
la possibilità di discutere di questione morale nel nostro paese,
o se resta spazio solo per una questione giudiziaria. “La base è sgomenta”,
ha dichiarato Bassolino in un’intervista a Repubblica. La riduzione
degli spazi di partecipazione, a favore di gruppi ristretti che decidono
e impongono le loro scelte, rischia di trascinare il più importante
partito della sinistra su un versante pericoloso. Abbiamo sempre trovato
le ragioni della differenza etica della sinistra, che esiste ancora, fondate
proprio nel rapporto collettivo tra il militante e il proprio rappresentante
eletto, il controllo democratico. Rapporti collettivi impongono risposte
politiche, rapporti individuali impongono risposte di tipo personale. Ed è per
questi che è necessario disporre di potere e di risorse in grado
di soddisfare le richieste.
Il blog di Beppe Grillo invoca da qualche settimana il funerale politico
di D’Alema. Non condividiamo il linguaggio funereo. Non vogliamo
funerali di alcun tipo per nessuno. Riconosciamo i meriti di Fassino che
ha ricompattato i Ds in un momento di grande difficoltà storica
del suo partito, ne riconosciamo l’impegno, pur non condividendone
alcune scelte. Siamo invece tra quelli che non hanno mai ben capito quali
siano stati i reali meriti di D’Alema, mentre paghiamo fin troppo
chiaramente le conseguenze dei suoi madornali errori.
In un momento decisivo per il futuro politico del paese, piuttosto che
predicarla, è necessario praticarla la differenza etica della sinistra,
chi ha sbagliato, deve fare un passo indietro per evitare ogni possibile
strumentalizzazione, di chi vuole confondere responsabilità diverse.
E’ necessario per liberare tutto il centrosinistra dall’assedio.
Solo togliendo la pagliuzza dal proprio occhio sarà evidente la
trave che è in quello del proprio avversario politico.
la
tempesta unipol
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