la legge degli affari

  di enzo parisi  

 

Mea cupla: “Intreccio inaccettabile tra politica e affari”, così parlò Berlusconi
Davanti al quadro di miserabili espedienti messi in atto da industriali e finanzieri italiani - con la complicità dei vertici istituzionali e il silenzio-assenso dei leader politici - per mettere le mani sulle banche e nelle tasche dei risparmiatori, appare evidente che non c’era e non c’è stato argine all’avanzata di rispettabili imbroglioni e ladri. Il salotto buono della finanza italiana forse è chiamato così non per le doti morali (ed il portafogli) di chi vi viene fatto accomodare ma per qualità e comodità del sofà e delle poltrone. Se qualche concorrente dei furbetti del quartierino si è indignato ed ha sommessamente mugugnato, ciò dipendeva più dal disprezzo per i parvenu di Zagarolo che non dalla preoccupazione che gli Italiani perdessero la residua libertà di stampa o dal timore di vedere consolidata un’oligarchia. “Consolidata” perché, a ben guardare, l’oligarchia impera anche in Italia, con modelli diversi e certamente più pacifici di quelli vigenti in Russia ma esercitando le stesse prassi corruttive e condizionanti.
Le vicende Cirio, Parmalat, Antonveneta, Bnl e le innumerevoli altre di cui si è parlato o – soprattutto - si è taciuto in questi anni di privatizzazioni allegre hanno avuto alcune pesanti ripercussioni sul livello di vita degli italiani. Mentre alcuni si arricchiscono in modo strabiliante, avendo acquisito posizioni dominanti e di monopolio sul mercato, gli utenti pagano caro e ricevono bollette sempre più salate a fronte di servizi irrimediabilmente scadenti. È il caso dei servizi telefonici, dei trasporti ferroviari, del pedaggio autostradale, del gas, dell’elettricità, dello smaltimento rifiuti, dei servizi bancari, ecc.
Eppure c’è l’istituto del Garante per la concorrenza... le associazioni dei consumatori... mi manda Raitre... la nuova legge sulla tutela dei risparmiatori...
Forse non è banale ricordare che la realtà che oggi viviamo è frutto dell’affermazione di quelle idee che assegnano al mercato il compito di governare il mondo ed alla politica quello di raccogliervi il consenso attorno. Detto in sintesi, tutti i mezzi sono buoni purché gli indici finanziari siano sempre positivi; le condizioni di vita di miliardi di persone, la solidarietà, la democrazia, la pace, la tutela dell’ambiente e della salute sono dettagli trascurabili. Affinché il trionfo di queste idee sia totale, gli strumenti di controllo devono essere inevitabilmente costruiti per risultare inefficaci nella tutela delle norme e del diritto dei più deboli.
In “Masters of war” Bob Dylan cantava “tutti i soldi che avete accumulato non serviranno a ricomprarvi l’anima” ma nel nostro Paese chi misteriosamente e in tempi rapidissimi accumula una fortuna è considerato un personaggio illustre da ammirare, qualche volta addirittura una guida politica. La sua anima torna candida e solo l’avversario politico rancoroso o il magistrato malato di mente insistono a volerci vedere chiaro. A questa assurda ed insana adorazione nei confronti del potente e alla pronta disponibilità a giustificare e perdonare volgarità, grassa ignoranza e reati penali, non è estraneo il subdolo condizionamento che producono – ben più che i surreali e divertenti tg di Emilio Fede - decenni di cinema e televisione soporiferi e sedativi con i modelli consumistici e arrivistici che propongono.
Rimane però grave che la sinistra pare abbia rinunciato a tenere alto e fermo il senso del limite e a dimostrare che soprattutto nelle questioni finanziarie l’etica non può e non deve essere accantonata. Altrettanto grave che le sollecitazioni ad adottare stili di vita più umani, meno edonistici e consumistici, arrivino ormai quasi soltanto da papa Ratzinger e da qualche voce isolata. La politica, al pari della scuola, ha per il momento lasciato cadere la sua funzione educatrice. “È possibile ingannare qualche uomo qualche volta, è persino possibile ingannare qualche uomo tutte le volte, ma non è possibile ingannare tutti gli uomini tutte le volte” diceva il Presidente americano Abramo Lincoln.
Se però la politica, e quella di sinistra in particolare, non si riappropria del ruolo guida e non ricostruisce i sistemi di controllo e di partecipazione democratica, le schiere di furbetti, ladri ed imbroglioni, avranno buone possibilità di ingannare tutti gli uomini tutte le volte.

l'idea che il mercato possa governare il mondo