il silenzio di turi

  di domenico loreto  

 

“Turi nun parrò si fici ancora i fatti so”. Così inizia una canzone di Carlo Muratori che chiude il saggio del naturalista siracusano Fabio Morreale in “Il prezzo della crescita” a cura di Paolo Pantano, edito da VerbaVolant, raccolta di interventi di esperti su problematiche ambientali. Il silenzio dei mass media sui problemi del degrado ambientale è assordante e colpevole. Esiste un tacito accordo generale per cui la crescita economica è irrinunciabilee senza limiti: compaiono allarmati titoli a tutta pagina al minimo calo della produzione o dei consumi. Il PIL è lo specchio del nostro benessere.
Nel suo saggio, Maurizio Pallante attacca proprio il PIL come indicatore di benessere in società affluenti. Per fare un esempio, nessuno può contestare che produrre auto crei ricchezza. Ma il PIL non conteggia le spese sanitarie prodotte dagli incidenti automobilistici né i morti da bollettino di guerra delle nostre strade; tralascia il consumo di carburante, il tasso di inquinamento delle nostre città, il rallentamento dei trasporti dovuto all’aumento della massa circolante. Tali costi sono tutti esternalizzati. Lo stesso concetto di sviluppo sostenibile è la classica foglia di fico se non pensiamo a ridurre i consumi e quindi la produzione. Per ritagliarsi una fetta di mercato è necessario incrementare la produzione con l’introduzione di tecnologie sempre più inquinanti e invasive. Basti pensare all’agricoltura dei paesi ricchi con il suo massiccio ricorso a diserbanti, fertilizzanti e concimi chimici (tralascio gli ogm).
I mass media si occupano di ambiente quasi soltanto in occasione di terremoti, frane, tsunami e inondazioni. Ogni volta scatta la corsa agli aiuti, l’emergenza passa, ma nessuno che rifletta seriamente sulle cause umane di tanto sfacelo. Ma quando lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione, la distruzione di interi ecosisistemi, la scomparsa di specie viventi diverrano temi prioritari nell’agenda dell’informazione e in quella politica? Quando sarà troppo tardi per correre ai ripari?
Il saggio di Morreale sul nostro polo chimico ci ricorda i rifiuti non trattati scaricati per anni direttamente a mare o interrati contenenti metalli altamente tossici: Augusta con un tasso altissimo di nati malformati (a causa del mercurio), le innumerevoli discariche abusive di Villasmundo e l’acqua al benzene; i decessi per tumore a bronchi, trachea, polmoni e pleura. Il tumore alla pleura ha come causa accertata l’amianto dichiarato fuori legge nel 1992. Da allora l’impianto Eternit di C.da Targia venne chiuso, ma neppure un grammo di amianto è stato bonificato e la sostanza continua a fuoriuscire dalla fabbrica abbandonata.
Mi scusino quanti pensano alla Sicilia come parte del primo mondo, ma tutta questa storia di chimica e lacrime, di morte in cambio di un po’ di lavoro mi fa venire in mente Bhopal. Il giornalista francese Dominique Lapierre ha raccontato la storia di questa città indiana dove gli americani della Union Carbide impiantarono una fabbrica di pesticidi. Immaginate il giubilo della povera popolazione che poteva aspirare ad un posto di lavoro sicuro e ben remunerato. Ma l’idillio tra Bhopal e la fabbrica durò pochi anni. Una crisi agricola provocò un calo nella domanda di pesticidi. Gli americani investirono meno soldi, molti persero il lavoro e si fece meno manutenzione degli impianti. Una notte di dicembre del 1984 da una vasca troppo piena si liberò un gas che uccise subito circa 20.000 persone. Molti ancora muiono o si ammalano a Bhopal per la contaminazione della terra e dell’acqua mentre la giustizia indiana non ha mai messo le mani sul presidente americano della Union Carbide. La crescita economia senza etica è un mostro insaziabile. I valori economici vanno agganciati e subordinati al rispetto dell’uomo in quanto persona e alla preservazione dell’ambiente per noi e per le altre specie viventi. Senza una radicale inversione di tendenza, il prezzo del silenzio è la fine del futuro.

il prezzo della crescita